Artigianato

Artigianato russo: Il “Giocattolo” di Dymkovo

Le Statuine-Giocattolo di Dymkovo   Antico fischietto Il “Giocattolo di Dymkovo” rappresenta uno dei più antichi lavori d'artigianato russo e narra di un artigianato d'arte, che ha più di 400 anni e che è rimasto nell'antico insediamento di Dymkovo, che ora fa parte della città di Kirov a circa 1000 km a nord-est di Mosca. Questo tipico artigianato prende origine da un antico rituale pagano, delle antiche popolazioni della Siberia, che veneravano il Dio Sole e che nel proseguo dei tempo divenne parte delle feste popolari locali dove, per spaventare gli spiriti maligni, bisognava emettere fischi acuti e lanciare palle di argilla dipinte per allontanarliqui  da qui l'uso dei fischietti d'argilla. Alla fine del XV° inizio del XVI° secolo, lo Zar Ivan III ordinò a spostare quelle popolazioni dalle regioni settentrionali della Russia nei territori tra pianura russa e gli Urali settentrionali, la Regione di Kirov. Tra questa popolazione c'erano molti bravi mastri che sfruttavano la grande abbondanza di argilla della zona, per continuare la lavorazione degli oggetti utili nelle feste pagane, che non erano solo fischietti, ma anche,  piccole figurine-giocatolo per i bambini, dipinti con colori vivaci. Foto di A. Mezrina Maestra d’arte e del ricercatore, l'artista A. Denshin Con il tempo le tradizioni pagane persero il loro significato essendo subentrato il cristianesimo, ma il fischietto, rimase come strumento per comunicare gioia durante le feste, ma perdendo il loro scopo, la produzione diminuì a favore delle figurine che acquistarono sempre di più una propria raffinatezza e bellezza, proponendosi come oggetti artistici senza perdere, comunque, il nome di giocattoli. In tutti i tempi gli artisti hanno sempre cercato di rappresentare tutto ciò che li circondava: animali, scene di vita contadina, pescatori, donne con oggetti di vita quotidiana, belle ragazze e signori che si incontravano in occasione delle fiere, ma all'inizio del XX° secolo, l’artigianato di Dymkovo nella sua forma tradizionale era quasi scomparso. Grazie agli sforzi di due grandi appassionati dl quella storia di artigianato artistico: A. Mezrina figlia ed erede di maestri, da diverse generazioni e del  ricercatore, l'artista  A. Denshin, nei primi anni '30 riuscirono a far rivivere quella tradizione artigianale, supportata, anche dalle autorità sovietiche che volevano preservare tutte le tradizioni artigianali russe, restituendo, così l'antica gloria al giocattolo di Dymkovo. Nel periodo sovietico, furono fatti tentativi per aggiornare la gamma degli oggetti prodotti, aggiungendo i personaggi della nuova epoca post rivoluzionaria, ma senza successo, la gente acquistava solo le statuine tradizionali. San Giorgio opera di N. Bornykova Le statuine e gli oggetti di Dymkovo, oggi sono noti e i maestri artigiani continuano a creare personaggi e trame della vita russa del periodo precedente alla Rivoluzione russa del ‘17, poiché i maestri conservano attentamente le tradizioni e le tecniche che funzionavano durante il periodo di maggior sviluppo di quest’arte. Con tutta la loro semplicità e primitività esterna, molto naif  le statuine sono molto attraenti ed espressive e non ci sono due figure identiche, anche se l'intera varietà di tipi raffigurati sono molti: femminili e maschili, animali, uccelli e tutte le composizioni che raggruppano tutti questi soggetti. Secondo la tradizione consolidata, tutti i giocattoli sono fatti in modo che le figurine di donne si appoggiano sulle magnifiche gonne,  gli uomini sono quasi sempre a cavallo, gli animali hanno zampe corte e stabili, perché i lavori di Dymkovo non hanno mai avuto una produzione in serie. non sono stampati, perché gli artigiani hanno rigorosamente conservato, fino ad oggi questa tradizionale manifattura, seguendo tutti i canoni che si sono consolidati nel corso dei secoli. E’ bene sapere che questo artigianato è tutto al femminile,  ogni maestra  artigiana si occupa del oggetto dalla scultura alla pittura, realizzando una propria forma e disegno particolare tanto che si può riconoscere la sua calligrafia e le sue decorazioni, per questo le maestre artigiane di Dymkovo sono tutte riconosciuti dall'Unione degli artisti della Russia. Gruppo si statuine Per la produzione delle statuine di Dymkovo viene utilizzata argilla rossa locale, accuratamente miscelata con sabbia fine di fiume e le figurine sono modellate per le singole parti e puoi i singoli elementi sono assemblati e incollati usando lo stessa argilla, più liquida, senza l'uso di ulteriori collanti, l’oggetto viene lasciato ad asciugare da 2 a 5 giorni e infine viene cotto in un forno ad una temperatura di 700°-900°. Le figurine-giocattolo vengono dipinte con tempera bianca (due o tre strati) poiché si vuole fare sembrare l'argilla come se fosse porcellana, ma è solo un rivestimento che nei tempi passati soddisfaceva il sogno dagli strati poveri della popolazione, che nel tempo sono stati i principali acquirenti di questi giocattoli, per sentirsi più vicini ai ricchi; poi arriva la fase della pittura dipingendo semplici motivi con i colori vivaci, più saturi e lucenti grazie ad un ingrediente naturale: un uovo crudo. La decorazione del giocattolo nei i dettagli possono essere fatte anche con foglia d'oro incollata sul motivo. Il giocattolo di Dymkovo ha raggiunto la sua fama grazie alla presenza in varie mostre in Russia e all'estero: Italia, Germania, Francia, Giappone, Danimarca, Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti, Austria, Olanda, Belgio, Polonia, raccogliendo molto interesse. Nella città di Kirov è presente il «Museo dei giocattoli di Dymkovo», dove si trova una grande collezione (oltre 700 reperti), che viene costantemente aggiornata.  

La “filigrana” del Villaggio Krasnoe sul Volga

Cavallo in filigrana Il Villaggio di Krasnoe si trova sulla bellissima riva sinistra del fiume Volga, a 35 chilometri a sud-est della città di Kostroma, che è inclusa nel famoso itinerario turistico russo dell’Anello d’oro. Il nome del villaggio “Krasnoe”  significa  in antico russo “bello” e in effetti, qui tutto è bello, sia la natura, la città e l'artigianato, che qui si pratica fin dai tempi antichi e poiché in Russia ci sono molti insediamenti con lo stesso nome, tutti hanno un addendum che indica la loro posizione geografica, così questo sì chiama Krasnoe sul Volga. Le tracce del lavorazione con i metalli preziosi si trovano già in insiedamenti dal IX al X secolo, e reperti archeologici finno-ugro channo fatto recuperare numerosi strumenti per a lavorazione di gioielli e bellissimi gioielli dove era già presente una filigrana lieve, poco arrotolata, ma altri ritrovamenti del XII secolo preserntano un'evoluzione della lavorazione, in cui iniziano a comparire più filigrane saldate tra loro. Ciotola d'argento 1584, appartenente a Boris Godunov Questa antica tecnica di lavorazione del metallo in Russia prende il suo nome dalla antica lingua slava "skan" che significa intessere, torcere,  che infatti è la “filigrana” (adesso per questo tipo di artigianato si usa tutti due nomi). La prima menzione dell’artigianato sul territorio del villaggio  Krasnoe risale al 1569, quando lo Zar Boris Godunov, ha dato l’ordine ai contadini che vivevano nelle terre non fertile a impegnarsi ad imparare e produrre questo particolare tipo di gioielli. Copertina libro in filigrana Con il tempo vengono ideate ed applicate nuove metodologie, la filigrana traforata ed in rilievo, comincia ad assumere un ruolo importante grazie all'inserimento di pietre preziose, che appaiono nelle forme più svariate dove i grandi maestri ideavano e realizzavano le loro opere seguendo la lavorazione dal primo all'ultimo stadio, custodendo gelosamente tutti i loro segreti , ma è soprattutto dopo il periodo dell'invasione mongolo-tartarica, che inizia la formazione una vera corporazione di mestiere per la produzione in filigrana degli oggetti d’arte in argento  e con l'utilizzazione di pietre preziose, smalti, legno ed avorio intagliato, grazie, soprattutto alle commesse delle famiglie degli Zar, della Corte  e della Chiesa. Nel XVII secolo la "skan” (filigrana) ebbe una grandissima richiesta da parte dell'aristocrazia e della classe media e a metà del XIX secolo la produzione di oggetti artistici in filigrana divenne  la principale occupazione di villaggio Krasnoe per tutti i sui abitanti, di tutte le età e in tutte le case, tanto che la produzione diventa di massa: gioielli in argento, croci, lamine stampate per le icone, piatti d'argento. Simbolo dell'URSS in filigrana d'oro 1939 L'esistenza della grande via di trasporto, il Volga, ha contribuito allo sviluppo e alla diffusione della filigrana e del mestiere artigianale, infatti con i battelli che risalivano il fiume Volga, nel villaggio arrivava il metallo e partiva il prodotto fatto per essere inviato alla più grande fiera russa di quel tempo che si svolgeva nella città di Nizhny Novgorod, dove in seguito nacque una produzione simile, concorrente, oggi nota come “filigrana di Kazakovo”. Dopo la rivoluzione del 1917, questo artigianato riuscì a sopravvivere facendo i distintivi: le stelle rosse per l'esercito del nuovo governo sovietico. Nel 1919, gli artigiani si unirono in una cooperativa e si occupano di insegne militari e distintivi per la glorificazione del lavoro in nome del potere sovietico, soprattutto medaglie con i ritratti di Marx, Engels, Lenin, ma a metà del XX secolo grazie ai maestri artigiani di  Krasnoe è stato possibile far sopravvivere al declino e alla perdita dell'antica tecnica e la gioielleria in filigrana riacquistò la sua forza quando le opere (spille, cofanetti e portabicchieri) di maestri del Villaggio Krasnoe sul Volga furono presentati alla mostra mondiale di Parigi nel 1937, dove vennero premiati con medaglie d'oro e nel 1939, alla mostra a New York, lo stemma dell'Unione Sovietica fatta nella filigrana traforata ricevette il Grand Prix, da allora iniziò il "periodo d'oro" di questo artigianato sono diventati prodotti esclusivi, che con grand orgoglio portarono avanti le migliori tradizioni gioielliere dell’antica scuola "Krasnoselskaya". Cigni in filigrana d'argento In ogni prodotto, gli artisti investono la loro anima, la loro immaginazione, la loro passione, la loro visione del mondo, trovando soluzioni e tecniche dal design insolite e grazie a questo impegno la cooperativa è riuscita a produrre tanti articoli di gioielleria, ma la filigrana è sempre stata il segno distintivo di scuola Krasnoselskaya e si è trasformata nell'arte più "russa" di gioielli, souvenir, portabicchiere, vasi  e nonostante il 100% di lavoro manuale e tecnica sofisticata,  un gioiello in filigrana possono permetterselo tutti i ceti sociali e i "merletti" in metallo potrebbero trovarsi sui mobili di tantissime case russe. Negli anni '90, durante il crollo dell'Unione Sovietica, un periodo non facile per l'intera industria russa, l’artigianato d'arte di Krasnoselskaya,  rischiò la sua esistenza, infatti la cooperativa era diventata privata e doveva riorientarsi in una economia disastrata e se ai tempi dell'URSS si usavano soprattutto i materiali nobili e si produceva in massa, ora si usavano esclusivamente i metalli preziosi, grazie alla tradizione dei maestri artigiani di Krasnoe lo "skan" svolge ancora un ruolo importante per l'economia della Regione. Lavorazione Gli oggetti sono realizzati tessendo manualmente filo d'argento, d’oro, di platino che formano una "corda" e i motivi in filigrana sono diversi: "superficie liscia", "corda", "pizzo", "treccia", "spina di pesce", "treccia", "zigzag" “anello”, dopo vengono  lavorati in diversi forme decorative, bellissimi ornamenti in metallo simili a merletti e con ricci che diventano elementi essenziali per creare oggetti che assumono forme tridimensionali. L'ornamento ha una rifinitura chiara ed accurata, gli oggetti ideati raggiungono un assortimento molto ampio, ma tutti sono autentiche opere d'arte e rappresentano la parte importante dell’artigianato russo. A volte i prodotti sono decorati con la granulazione, utilizzano sfere d’oro o d’argento di dimensioni diverse, ma sempre ridottissime, colorati o con inserti di smalto di Rostov,  per le opere importanti si usano corindoni e pietre preziose. Porta bicchiere La fabbrica produce vasi, insalatiere, scatole e saliere, porta bicchiere, souvenir, Icone, ciondoli,  lavorazioni che oggi si trovano nei

Le scatole in lacca di Fedoskino

C’è un luogo a circa 40 km da Mosca famoso in Russia, ma anche in tutto il mondo per la produzione di capolavori artistici in lacca di cartapesta, con dipinti di paesaggi, personaggi di vecchie fiabe e folclore russi è il villaggio di Fedoskino, con circa 300 abitanti, tutti impegnati in questo artigianato di nicchia. Le scatole di Fedoskino sono uno dei prodotti di artigianato russo più rinomati, con una storia artistica di oltre 200 anni, che ha dato l’inizio a una nuova particolare scuola artistica di artigianato tradizionale che vede città come: Palekh, Mstera, Kholuy, famose anch’esse per i lavori in lacca che hanno glorificato l’artigianato artistico russo. La storia ha inizio nel 1795, quando il commerciante moscovita Piotr Korobov fece sorgere una fabbrica per la produzione della cartapesta, necessaria ai copricapo militari, infatti  forniva i dettagli in lacca per esercito dello Zar Pavel I. Durante un viaggio in Germania fu colpito della bellezza delle tabacchiere laccate li prodotte e decise di introdurle in Russia, per questo portò in Russia a Fedoskino degli artigiani tedeschi, i quali insegnarono agli uomini e donne della sua fabbrica la tecnica di lavorazione e si passò alla produzione. All’inizio si seguì la tecnica tedesca, cioè’ gli oggetti: tabacchiere, portafogli o scatole, avevano dei disegni stampati precedentemente e incollati sul coperchio o i fianchi dell’oggetto e poi venivano laccati. Dopo la morte del fondatore Piotr Korobov  un suo discendente, della famiglia Lukutin  nel 1814, elaborò per la prima volta un nuovo procedimento, gli oggetti furono decorati con disegni dipinti manualmente e con colori ad olio, inizia così una nuova storia artistica delle miniature laccate russe. I Maestri artigiani, veri artisti, adottarono una tecnica più sofisticata rifacendosi ai pittori del periodo del Rinascimento: la precisione dei dettagli. Dalla prima metà del’ 800 i maestri artigiani di Fedoskino svilupparono una propria forma artistica  le “lacche di Lukutin” che applicate sui vari oggetti come: tabacchiere, porta sigarette, porta gioielli e altri tipi di scatole e oggetti piccoli, divennero celebri in tutta la Russia e anche in ambito europeo. Oggi quella tecnica e quello stile continuano questa bella storia dell’artigianato artistico russo, le scatole di lacca originali di ”Fedoskino”  sono eguali a quelle di 200 anni fa, fatti con gli stessi materiali e anche oggi l’artista ha piena libertà nell’interpretazione artistica, ma la composizione, i dettagli molto realistici continua nella tradizione unica e nell’uso di materiali unici necessari a produrre l’oggetto, con il risultato finale che permette di ammirare un dipinto sulla scatola con bellissimi effetti traslucidi. I soggetti di questi piccoli capolavori, comprendono scene di vita quotidiana, riproduzioni di quadri di pittori famosi, personaggi delle fiabe russe, scene storiche, paesaggi russi, chiese, però l’immagine che racchiude la bellezza di questi oggetti è la Troyika trascinata da tre cavalli che è rimasta per sempre il biglietto da visita per le lacche tradizionali di Fedoskino. Le lacche della fabbrica di Lukutin sono state più volte presentate in mostre e fiere russe e straniere, dove hanno sempre conquistato le medaglie d’oro. La produzione della fabbrica di Lukutin durò fino al 1904, quando gli eredi di Lukutin la chiusero, ma nel 1910 con l’aiuto del filantropo Savva Morozov, la produzione delle lacche fu ripresa e preservata grazie, anche agli artigiani che si unirono in una cooperativa. Dopo la rivoluzione del 1917, l’artel (cooperativa degli artigiani) incontrò grandi difficoltà, causate non solo da un forte calo della richiesta per i suoi particolari e costosi prodotti, anche dall’atteggiamento negativo delle nuove autorità, che impose una tassa insopportabile per gli artigiani e persino ripetuti tentativi di chiudere le officine d’artigianati. Tutto cambiò nel 1923, quando i prodotti dei pochi artigiani rimasti, presentati in una mostra a Mosca ebbero un grande successo e poi mandati in altre esposizioni in tutta l’Europa, ricevettero grande attenzione, ottenendo numerosi diplomi e medaglie d’oro. Le lacche di Fedoskino incominciarono ad essere uno status symbol per i dirigenti dell’epoca sovietica, tanto da rimanere sotto la speciale attenzione dello Stato, infatti durante la seconda guerra mondiale, i maestri artigiani non furono chiamati per il servizio militare. Negli anni ’70, il governo sovietico ha contribuito allo sviluppo del settore costruendo una nuova grande fabbrica a Fedoskino e una scuola per formare i giovani a questo particolare artigianato. Come avviene la produzione di una scatola in lacca? E’ un processo lungo e complicato, fatto tutto a mano e può durare da quattro ai sei mesi, solo per creare  la scatola di cartapesta occorre più di un mese. La produzione, anche di una piccola scatola è un lavoro di un’intera squadra di specialisti dove tutto inizia con la produzione di un cartone pressato che è l’unico materiale con cui dopo vengono realizzati tutti i prodotti. Le strisce di cartone già tagliati secondo la misura necessaria, viene spalmata con pasta di amido e messe a strati sovrapposti tra loro (da 8 o più), dopo si mettono su una forma di legno che sotto una pressatrice da venti tonnellate, conferisce la forma dell’oggetto che si vuole realizzare, poi si immerge il tutto nella una miscela d’olio di lino e cherosene e dopo viene fatta asciugare per due settimane. Dopo l’essiccazione, la cartapesta acquisisce un caratteristico di colore marrone scuro e la consistenza del legno. Prima di eseguire il disegno gli artisti di Fedoskino preparano lo sfondo coprendo la superficie della scatola con polvere metallica: alluminio, bronzo, ma anche argento e oro, oppure con un materiale che imita la madreperla oppure inserendo sottili lamine di vera madreperla e l’effetto che si ricava è veramente sorprendente come se l’oggetto emanasse una luce. Il disegno poi viene eseguito realizzando tre/quattro mani di colore ad olio, e per ogni mano di colore il dipinto viene sempre più dettagliato ed ognuna di queste fasi i dipinti vengono coperti di lacca (fino a 24 strati), ogni strato deve asciugarsi prima di passare all’altro e l’ultimo viene lucidato a specchio. Questa tecnica permette di ottenere l’effetto di profondità e volume, tanto che i ritratti delle persone sono molto realistici: come vivi e i paesaggi

Artigianato russo: i Samovar di Tula

Samovar di Tula Il Samovàr è un contenitore metallico tradizionalmente usato per bollire l’acqua e preparare il tè. C’è una leggenda, secondo la quale, il samovar fu introdotto in Russia dallo Zar Pietro I° dall’Olanda, ma in realtà i samovar apparvero solo mezzo secolo dopo la sua morte, infatti non esisteva prima della metà del XVIII° secolo. Iil samovar è menzionato in quasi tutte le opere significative degli scrittori russi dell’epoca, comunque è diventato la caratteristica costante della vita in casa dall’800 agli anni ’60 del XX° secolo, soprattutto in campagna. La parola samovar è di origine russa e significa “cuoce da solo“, per scaldare l’acqua i primi samovar  avevano al centro un tubo che attraversava il serbatoio d’acqua e arrivava alla zona dove bruciavano i diversi tipi di combustibile come: carbone, carbonella, pigne, cono di cedro e vari tipi di trucioli di legno. La prima notizia di samovar risale ad alcuni documenti del 1740, relativi a una teiera in rame stagnata di 16 libbre prodotta nella città di Suksun, negli Urali – cuore dell’industria della produzione di rame e ottone russa, dove gli artigiani locali producevano fino a 60.000 samovar all’anno. Nel 1778, un armaiolo russo, Fedor Lisitsin, aprì una piccola officina a Tula, una città a 180 km da Mosca, con una tradizione artigianale della lavorazione di ottone molto significativa. Lisitsyn e i suoi due figli, lavorarono ad un progetto: come costruire in serie il samovar, un oggetto finora realizzato singolarmente dagli artigiani. L’officina di Lisitsin fu la prima a produrre industrialmente i samovar, ed ebbero un grande successo, tanto che Tula, negli anni intorno al 1830, divenne la capitale Russa della fabbricazione dei samovar. Nel 1840, arrivò la moda dei samovar in stile “rococò“, caratterizzati da ricchi ornamenti lussureggianti, molto richiesti dai ceti medi della popolazione urbana come: la borghesia, la burocrazia statale, le famiglie nobili, un vero e proprio boom industriale che portò la città di Tula ad avere 714 tra piccole e grandi fabbriche di samovar. I samovar dei maestri di Tula ricevettero ripetutamente medaglie alle Esposizioni mondiali di Parigi (1889), Chicago (1893), Londra (1909), Mosca (1882) e Nizhny Novgorod (1896). Nel 1918, dopo la Rivoluzione d’Ottobre furono unificate le tre più importanti fabbriche di samovar che integrarono 8 piccoli laboratori e 27 maestri privati facendo nascere una vera industria metalmeccanica statale promovendo una società chiamata Shtamp “sfornare” e purtroppo la quantità divenne più importante della qualità, per tanti anni la fabbrica produsse i samovar per l’intero territorio sovietico. Per fortuna i veri maestri artigiani sono rimasti e hanno salvato quell’arte e sono riusciti a trasferire le loro conoscenze e abilità alle generazioni più giovani che sono arrivate sino ai nostri giorni. Un nuovo successo ha riportato al centro dell’attenzione degli stranieri il samovar, grazie ai giochi olimpici nel 1980, il samovar è stato il souvenir più richiesto dopo la matrioska! Ora nella produzione dei samovar di Tula sono impegnati ormai solo due società: l’antica fabbrica “Shtamp” e “La casa di commercio delle cartucce” famosa fabbrica sin dai tempi della Russia zarista. Si avete letto bene! La fabbrica prima dei samovar fabbricava cartucce, poiché in entrambe le produzioni si usa lo stesso metallo: l’ottone. In entrambe fabbriche c’è una sezione in cui i discendenti dei maestri artigiani ripropongono, secondo la tradizione iniziata nell’officina di Lisitsin. La tecnologia di produzione non è cambiata ed è mantenuta nella massima riservatezza. Tutti i samovar sono fatti di ottone e nasce esclusivamente per i singoli ordini, infatti gli artigiani creano un design unico con incisioni artistiche, utilizzando, anche metalli e legni preziose, che arricchisce e rende ancora più esclusivo il samovar Il maestro artigiano impiega una settimana per creare ciascuno di questi samovar, poichè tutte le parti del samovar sono tagliate a mano e saldate al corpo con perni speciali. Le migliori opere vengono realizzati in due copie: una viene data al cliente e l’altra viene conservata nel museo della fabbrica. Nel 1990, a Tula, vicino alle mura dell’antico Cremlino della città, è stato aperto il museo “Samovar di Tula” Nel museo si possono vedere samovar di forme e dimensioni diverse: da un’enorme samovar da 70 litri a un micro samovar per tre gocce d’acqua. I più preziosi samovar sono esposti anche nei musei statali di Mosca e San Pietroburgo.

Artigianato russo: Le “Uova di legno” di Sergiev Posad

Tutti conoscono le famose “Uova pasquali” di Peter Carl Fabergé e non tutti ricordano Il famoso uovo-gioiello di legno, creato nel periodo della guerra con la Danimarca e fatto con il legno di betulla della Karelia, per rispetto ai sacrifici fatti dalla popolazione in quel periodo e che è parte integrante della collezione “Uova imperiali” creata nel 1917. In effetti, la tradizione dello scambio di uova di legno per la Pasqua ha radici lontane, infatti è noto che durante il regno dello Zar Alexei Mikhailovich Romanov (1645-1676), regalava uova di legno dipinto, osso intagliato. Nella città di Sergiev Posad, che si trova a 70 km da Mosca, sopravvive un artigianato artistico nato nel Monastero maschile della Trinità di San Sergio (fondato nel 1345)  erede della fama e dell’abilità del pittore di icone Procopiy Ivanov, che produsse per la corte reale, 170 uova di legno dipinte su strati d’oro. Nei secoli XVIII-XIX, le uova di Pasqua decorate artisticamente si diffusero tra vari strati sociali della popolazione russa e da quel periodo assunse una sua fama di arte decorativa e popolare, tanto che anche nei villaggi più remoti c’erano due o tre maestri artigiani capaci di dipingere le uova, che rappresentavano un piccolo tesoro da salvare e tramandare di generazione in generazione. Le uova vengono scolpite sul legno e ben lucidate, prendendo a riferimento, per le dimensioni, le uova di legno naturali. Ogni uovo consisteva di due metà: il lato interno accuratamente levigato e il lato esterno era dipinto con i colori vivaci, i disegni erano in due tipi: decorati a un colore unico o bicolori che sono i più comuni nella Russia centrale e con ornamenti geometrici, floreali e zoomorfi sono quelli più comuni nella parte occidentale della Russia. L’ordito del disegno sulle uova viene applicato come segue: con una bacchetta di metallo molto affilato si ritaglia delle linee principali del disegno e puoi si riempiono di cera calda con l’aiuto della cannuccia e quando la cera si raffredda e si indurisce l’uovo viene immerso nel colore preparato, colori vegetali. Nel XIX° secolo, con l’invenzione di torni speciali e il metodo della pirografia arrivati dai Paesi europei questo tipo di ‘artigianato ottenne un nuovo  sviluppo. Nel 1891 a Sergiev Posad furono creati laboratori sotto la guida dell’artista Vladimir Sokolov, un pittore e grafico di successo che creò un nuovo stile che caratterizzò l’artigianato russo a cui è stato dato  il nome del suo creatore “Sokolovsky“. Il nuovo metodo consisteva nel’usare il pirografo per disegnare i contorni con un saldatore e successivamente riempiti con i colori, questa combinazione dava un tocco caratteristico alle opere risaltando i siti architettonici associati al Monastero della Trinità di San Sergio (Lavra) e personaggi delle favole russe. Tutti manufatti artistici hanno un gusto squisito e un grande senso dello stile e senza esagerazione, possono essere definiti come veri capolavori del periodo così detto “l’epoca  d’argento“della cultura russa. Le “Uova” di “Sokolov” hanno ricevuto medaglie e diplomi onorari a San Pietroburgo, Parigi, Liegi, Milano, Lipsia. Le uova di legno cesellate, destinate ad essere preziosi doni pasquali, erano un gadget diffuso e preferito nella grande festa ortodossa all’inizio del XX secolo, contrariamente a quanto si possa pensare, visto che siamo nel periodo dell’ateismo militante dei decenni post-rivoluzionari, ma l’usanza di celebrare la Pasqua con lo scambio di uova dipinte non cessò tra le masse. La tradizione dell’alta artigianalità era garantita da un’Azienda statale con il nome “Souvenir” nella città di Sergiev Posad, che durante tutto il periodo sovietico ha prodotto uova decorate con il metodo di Sokolov, ma come souvenir, senza nessun accenno di religiosità. Ai nostri giorni, la maestria artistica della pittura di Sergiev Posad continua ad esistere,  le tradizioni della pittura di “Sokolov” proseguono nel laboratorio del Maestro V. Shvedov e da altri artisti esperti.   La caratteristica principale del lavoro di questi maestri è l’assenza di qualsiasi meccanizzazione, Il lavoro è esclusivamente un lavoro manuale e pertanto, i prodotti, anche se della stessa forma e modello, presentano sempre delle differenze, anche se il pezzo di legno viene lavorato sul tornio e anche lo svuotamento viene fatto al tornio Tradizionalmente, quando si dipinge sul legno, si usano i colori densi, quelli  che coprono bene le incisioni della struttura del disegno, i colori sono al solito puri per rispettare la bellezza naturale della struttura in legno, messa in risalto dalle tinte più chiare e dalla lucidatura o dalla ceratura virtuose. L’immaginazione dell’artista non ha limiti. Secondo la vecchia tradizione russa, alcuni esemplari di uova hanno un’aggiunta: una sorpresa. Le migliori opere dei maestri di Sergiev Posad sono esposti nel Museo dell’artigianato della città di Mosca. L’arte della decorazione tradizionale e moderna delle uova di Pasqua è una rappresentazione  autentica di un’immagine vivente della Russia.    

Artigianato russo: il ricamo in oro di Torzhok

Torzhok è una piccola città della Regione di Tverskaja a 60 km dal capoluogo Tver e a 240 Km. a nordovest di Mosca e raggiungibile con il treno ad alta velocità Sapsan, con un’ora di viaggio. Il ricamo in oro è uno dei più antichi e importanti mestieri artigianali russi, la sua origine risale al X° secolo, lo stesso periodo dall’adozione del cristianesimo in Russia. La Russia antica è stata a lungo associata a Bisanzio con trattati diplomatici e commerciali ed è da questi rapporti che si attiva una tradizione che ha fa dela cucitura con i fili d’oro e d’argento un’origine antica, accuratamente preservata ed oggi un prezioso patrimonio culturale e artistico. I primi fili d’oro furono portati sul territorio russo dai mercanti bizantini ed erano non solo preziosi, ma anche costosi, tanto che un pezzo di pelle ricamato d’oro, poteva essere usato come moneta per un pagamento. Il ricamo in oro nella città di Torzhok risale al XII° secolo, come la testimonianza di un ritrovamento fatto nel 2010, quando un tesoro unico di frammenti di vestiti ricamati con fili d’argento e d’oro risalenti al 1238. Un tesoro nascosto dai proprietari per sfuggire alle orde mongole di Batu Khand, che invasero la città di Torzhok nel febbraio del 1238, come racconta la spedizione archeologica, che ha non solo ha riportato alla luce un prezioso tesoro, ma ha dissipato il mito sulla connessione della cultura russa della lavorazioni dell’oro con le tradizioni mongolo-tatare. Le prime artigiane furono le monache dei monasteri locali, poiché la maggior richiesta era sempre proveniente dalle Chiese, poiché il clero dava molto importanza agli arredi sacri, come oggi, dove i massimi vertici dell’ortodossia russa indossano abiti ricamati dalle ricamatrici di Torzhok. Queste ricamavano con fili di vero oro, finissimo, torto assieme con i fili di seta (più sottile del capello umano) su stoffe di velluto, raso, seta, lana, pelle, così che gli oggetti lavorati ottenevano una lucentezza dorata, che dava una visione di grandissima ricchezza. Più tardi i principali consumatori di ricami in oro di Torzhok furono gli Zar con loro familiari e i nobili di corte, per le loro incoronazioni e per gli eventi significativi, hanno sempre voluto abiti ricamati in oro degli artigiani di Torzhok come: gli abiti e decorazioni per l’incoronazione dello Zar Alessandro II nel 1856, realizzati da 30 delle migliori artigiane di Torzhok e nel 1865 con ricami di fili d’argento furano creati l’abito e le scarpe per l’imperatrice Maria Alexandrovna . I ricami ornavano non solo i vestiti, ma anche i troni reali con i monogrammi dei loro nomi, ma anche effige di ordini e insegne per gli ufficiali militari e i ministri di Stato dell’Impero russo. La magnificenza del ricamo in oro è ben visibile nel Cremlino di Mosca, nel Palazzo Konstantinovskij a Sant Pietroburgo, nel monastero della Trinità di San Sergio nella città di Sergiev Posad,  nel Monastero di Novodevichij a Mosca e in altri monasteri russi. Fino al 1894 il mestiere rimaneva ancora come una forma di artigianato monacale e ancora più ristretto in ambiti familiari, tramandato di madre in figlia per generazioni, poi grazie a Dmitrij Romanov, un imprenditore  del luogo, aprì a Torzhok il primo laboratorio di ricamo in oro e all’inizio del XIX° e del XX° secolo, l’arte ricamo in oro delle sarte di Torzhok ha avuto alti riconoscimenti nelle più importanti mostre internazionali da Parigi a Londra a Torino, diplomi e medaglie diedero fama mondiale alle zolotoshvei (zoloto=oro/shvei=cucitrice ), le cucitrici della piccola città di Torzhok . Dopo la rivoluzione d’Ottobre la domanda di lavorazioni in oro crollo, ma riuscì a non scomparire. In epoca sovietica, le artigiane si specializzarono nei ricami di bandiere, gagliardetti e insegne militari, regali prestigiosi per politici di rango, mentre importanti società le utilizzarono per decorare uffici con l’ immagine del realismo comunista: le stelle, la falce e il martello. Nel 1942, l’edificio della fabbrica fu danneggiato da un bombardamento aereo e diversi bozzetti di vecchi disegni e strumenti andarono perduti. Dopo la guerra la fabbrica fu ricostruita e attualmente Torzhok è l’unico centro che conserva con cura le tradizioni di un vero ” prezioso mestiere ” con le artigiane di Torzhok che ricamano, ancora con fili che contengono i metalli preziosi. Oggi i materiali principali per la produzione di opere moderne sono: il velluto di alta qualità, la pelle e la pelle scamosciata, il filo di rame finissimo con placcatura in oro, ma sono le ricamatrici che con l’invariabile abilità ci mettano il cuore nel loro lavoro e il calore delle loro mani, tanto che i riescono a produrre circa 100 tipi di impunture dei fili e numerosi modi per ricamare con diversi motivi i disegni che la tradizione dei maestri artigiani di Torzhok rappresentano con fiori e uccelli. L’artista disegna uno schema di ricamo futuro su carta pergamena, puoi il disegno viene trasferito successivamente sul materiale che si vorrà lavorare con piccoli fori per il ricamo d’oro. Le maestre (tradizione e lavoro sempre femminile)  insegnano l’uso del vecchio metodo “in attaccamento” dove il filo metallico non viene fatto passare attraverso il tessuto, ma viene attaccato alla superficie del tessuto è fissato con fili di nylon trasparente che è invisibile nella parte interiore e da l’impressione nella parte esterna di una superficie d’oro massiccio compatta. Le maestre realizzano opere meravigliose, quelle più esperte producono un ricamo in oro perfetto, ma bisogna sapere che per realizzare una sola immagine, anche la migliore ricamatrice di Torzhok ha bisogno di lavorarci per circa un anno se non addirittura di più! Le opere di queste artiste sono state esposte più volte nelle mostre nazionali e internazionali, tra le quali le più significative sono: Nizhny Novgorod, Philadelphia, Torino, Mosca, Parigi, Milano, New York, Bruxelles, Osaka e altre. La fabbrica del ricamo della città di Torzhok oggi produce anche tantissimi oggetti di massa, prodotte con uso delle macchine: borse, portafogli, foulard, guanti, astucci per occhiali e custodie per gli smartphone, così qualsiasi viaggiatore può comprare e portare a casa questo manufatto, che comunque rimane

L’artigianato artistico russo con la betulla di Carelia

Artigianato artistico di betulla della Carelia   L’artigianato artistico della lavorazione della  betulla in Carelia è una delle eccellenze e simbolo della Repubblica di Carelia, una tra le tante sue bellezze senza dubbio un tesoro del nord russo e orgoglio come l’isola di Kizhi. Per il suo bell’aspetto e la sua lunga durata il legno resistente della betulla della Carelia è stata apprezzata sin dal XIII ° secolo, ci sono noti reperti archeologici che dimostrano l’utilizzo fatto dalle tribù careliane per pagare le tasse alla pari con pellicce e sale. La prima informazione sulla betulla della Carelia, come un legno da utilizzare perchè “simile al marmo” per la sua resistenza e il gioco di varietà di colori e venature presenti, risale al 1766 quando fu portata a Caterina II dal suo responsabile della spedizione nelle terre settentrionali. I campioni di legno piacquero tanto alla Regina che lei ordinò di creare un set di mobili per sé e da quel momento iniziò la grande produzione di mobili e oggetti decorativi per i palazzi imperiali e le case nobiliari e grazie agli ebanisti russi di quel periodo furono create tantissimi opere. Dal momento che il legno di betulla della Carelia è adatto all’uso, solo all’età di 30-40 anni, il consumo dissennato di quel periodo fece correre il rischio di essere quasi completamente estinto dalla Carelia. Nel periodo sovietico, nel 1939 il Consiglio dei Commissari del popolo della Repubblica della Carelia emise un decreto speciale in cui dichiarava la betulla careliana una specie particolarmente protetta per questo si passò alla registrazione delle piante, l’abbattimento fu vietato e nacque il suo inventario,  in seguito, furono attivate delle riforestazioni e oggi ogni albero viene tagliato con il permesso del capo della Repubblica di Carelia e le botteghe che lavorano con la betulla della Carelia sono limitati e autorizzati.   Il legno è valutato così bene che a differenza di altre specie arboree, si vende a peso  in kg. e non in metri cubi. La betulla della Carelia per la bellezza del disegno e la varietà delle sfumature del colore del legno, è chiamata “albero reale” e spesso viene confrontata con il marmo e  ogni albero in questo senso è unico come le impronte digitali umane trovare due colori o due venature identiche è semplicemente impossibile. Il legno viene utilizzato come materiale ornamentale per la produzione di cofanetti, portasigarette, cornici per quadri, gioielli, souvenir, in casi speciali per la produzione di mobili. Il famoso uovo-gioiello di Peter Carl Fabergé in legno, che faceva la parte della collezione  “Uova imperiali” creato nel 1917 per ordine di Nicola II per la zarina madre Dagmar di Danimarca in occasione della Pasqua, il gioielliere la creò proprio con la betulla della Carelia e decorato con oro. Sul primo rompighiaccio atomico al mondo “Lenin” c’è un pianoforte unico, fatto di betulla della Carelia e non ha mai lasciato la nave fin dall’inizio della sua attività che risale al 1957. La betulla della Carelia è un albero con una struttura in legno particolare, molto bella, dura e resistente, mentre è facilmente lavorabile con utensili da taglio per levigarla e lucidala. I moderni artigiani della Carelia continuano le antiche tradizioni della scultura in legno, riproponendo i tradizionali motivi della Carelia che è il modo migliore per esaltare la bellezza naturale del legno. A causa dell’elevato costo del materiale, il legno massiccio viene utilizzato con molta attenzione,  per primo, vengono tagliati oggetti di grandi dimensioni, ad esempio set di casse per scacchi, cornice per icone e per quadri, mentre i piccoli pezzi vengono usati per  fare portachiavi, bigiotteria, mosaici. Oggi per rendere i prodotti più economici, i maestri usano l’impiallacciatura di betulla careliana e questo non diminuisce l’effetto impressionante della bellezza dell’opere, infatti i bellissimi prodotti originali della betulla della Carelia sono realizzati da veri artisti ed artigiani, che per le loro opere utilizzano tutto del legno, anche i vari pezzetti di legno, tanto che alcuni oggetti di betulla assomigliano molto alle opere realizzate con la tecnica dei mosaici fiorentini: entrambe utilizzano la varietà di sfumature di colore e la struttura delle materie prime che sono di legno naturale. C’è un altro tipo di lavorazione artistica usata dai maestri di Carelia per creare dei veri quadri. Questo procedimento permette di predisporre un dipinto su un anello di betulla usando il metodo  pirografico. La lavorazione del legno viene eseguita solo alla parte segata, invece  il lato anteriore rimane il integro così come la natura lo ha creato, dopo di che il maestro artigiano fa il primo disegno con una matita sulla superficie, per trovare la maggiore armonia con la struttura naturale del legno, dopo con un saldatore finissimo si ripassa sopra il disegno. Un lavoro molto delicato che non permette sbagli, l’ultima lavorazione è quella di coprire l’opera con più strati di lacca, infatti tutte le opere, più importanti, fatte con la betulla di Carelia sono protette con la lacca è così che i disegni realizzati si salvano per i secoli. I mobili e gli oggetti decorativi  per la casa creati dai famosi ebanisti russi del XIX° secolo in materiale di betulla di Carelia possono essere ammirati nell’Ermitage (San Pietroburgo) e nel Palazzo di Caterina (Tsarskoye Selo) e nel Museo Statale Russo di Pushkin (Mosca).

Il cristallo d’arte della città di Gus Khrustalnij.

Gus Khrustalny è un’importante cittadina della Regione di Vladimir che risale al primo medioevo e dove furono ritrovati i primi reperti archeologici di vetro. La produzione del cristallo , come fiorente attività commerciale organizzata, iniziò a svilupparsi nel XVIII secolo, infatti nel 1756  fu costruita la prima fabbrica che produsse cristalli di qualità da un ricco  mercante.   Il posto scelto per la fabbrica non è stato casuale, fu scelto perché il territorio ero ricco di foreste (necessarie per riscaldare con legna da ardere i forni), accanto alla cittadina scorreva un fiume chiamato Gus, dove c’erano grandi depositi di sabbia purissima, che è la principale materia prima per questa produzione.   Nel corso del tempo, la produzione è cresciuta e la qualità del cristallo prodotto si è migliorata sempre di più, tanto che la fabbrica di Maltsov divenne la più importante della Russia con molti clienti anche nel resto dell’Europa e del mondo. La fabbrica era l’unico fornitore della Corte Imperiale dello Zar e grazie a questo prestigio divenne fornitore anche di Re e principi europei e asiatici. Nel 1841 la fabbrica di Maltsov lavorò quattro mesi esclusivamente all’ordine dell’imperatore Nicola I che aveva richiesto un completo di cristallo per 700 persone. Altro suo cliente abituale fu lo stilista Carl Faberge che comprò gli oggetti artistici più importanti.     Dal 1865 le lavorazioni di cristallo di Gus iniziano a vincere, ogni anno le medaglia d’oro alle esposizioni nazionali ed avere successo anche all’estero dove prende una medaglia di bronzo al Salone Mondiale di Parigi del 1900. Nel 1918, con un decreto speciale dal nuovo potere sovietico, la fabbrica fu nazionalizzata e divenne proprietà statale, la produzione continuò, ma con un prodotto fatto per la massa senza la stessa qualità di prima.   Solo negli anni ’60 la scultrice russa Vera Mukhina autrice del famoso monumento “Operaio e Contadina” a Mosca, suggerì a diversi suoi studenti e ad artisti di recarsi presso del reparto artistico della fabbrica per dare un nuovo sviluppo all’arte del cristallo, sono di quel periodo i nuovi prodotti che propongono nel disegno degli oggetti di cristallo, nuove concezioni artistiche, che pur corrispondendo alle tendenze del periodo sovietico videro uscire nuovi capolavori d’arte.   I maestri artigiani di oggi  lavorano i prodotti con due tipi di cristallo: quello incolore e quello colorato, utilizzando, comunque la tecnica tradizionale, mentre per le decorazioni è la fantasia e l’esperienza dei maestri artigianali che lavorando con il diamante, creano incisioni e disegni unici che tramandano la tradizionale di Gus-Khrustalnij, caratterizzata dai famosi motivi “invernali” che sul vetro “giacciato” ricordano l’inverno russo.   Sulla bellezza e l’originalità de cristallo lavorato  incidono:  la composizione, la trama che lo caratterizza, infatti lo studio dei dettagli del disegno e dell’ornamento circostante testimonia l’abilità dell’artista e dell’incisore che fanno nascere un gioiello, conferendo un’elevata espressività artistica, utilizzando sapientemente sia il colore che la forma utili a farli divenire oggetti d’arte per l’arredamento.   Gli artisti usano un disegno preso a prestito dalle sculture popolari, gli artigiani cercano di enfatizzare la bellezza naturale del vetro per farlo brillare come le sfaccettature di un diamante.     L’opera degli artisti e soffiatori di vetro della regione di Vladimir, esaltano le peculiarità del materiale e i loro manufatti, sono unici e ampiamente conosciuti non solo in Russia, ma anche all’estero, come le migliori opere prodotte nei vari secoli dei maestri artigiani possono essere ammirate nel Hermitage e nel “Museo di cristallo” nella città di Gus-Chrustalnij.  

Scultura (intaglio) in osso di Tobolsk

La lavorazione in osso è una delle prime occupazioni umane ed ha una presenza costante lungo un percorso storico delle popolazioni che si affacciano sui mari dove ci sono grandi animali marini, facendo crescere un artigianato tradizionale dell’intaglio delle ossa che si è sviluppato nel corso dei secoli.. Il nord della Russia è da tanto tempo famoso per le opere di maestri artigiani dell’intaglio dell’osso. La città  di Tobolsk  è una interessante località della Siberia e famosa in tutta la Russia, fondata nel 1587, si trova nella regione di Tyumen nella confluenza dei fiumi Tobol e Irtysh, lontana 1860 km da Mosca, il Centro Tobolsky  è noto sin dal XVII secolo, per la particolare lavorazione delle ossa di un particolare animale: il Mammut. Quest’arte prese piede a Tobolsk grazie all’abbondanza di ossa di mammut fossili, numerosi in tutta la Siberia, dando vita ad un artigianato d’arte di intagliatori di ossa. L’artigianato  dell’ intaglio di Tobolsk  risale alla fine del XIX secolo, quando nel 1874 si aprì il primo laboratorio di produzione di piccoli  articoli:  portasigarette, spille, orecchini, gemelli, bottoni. Il più talentuoso dei maestri di quel periodo era Porfirij Terentyev e fu proprio lui che gettò le basi di questo genere d’arte, le sculture in miniatura contrassegnate dalla precisione di raffigurare le caratteristiche sociali e le realtà nazionali di quel tempo. All’inizio del XX secolo a causa della crisi della pesca avviene una crisi di questo artigianato che si risolleva solo dopo l’insediamento del potere Sovietico. Alla fine del 1920 il nuovo governo affidò il compito di recuperare questo tipo di artigianato artistico , creando una cooperativa, che riuniva i maestri della scultura ( intaglio) in osso, rinnovando contestualmente la produzione con soggetti nuovi richiesti soprattutto da clientele estere. Il Soviet locale affidò ai nuovi maestri il compito non solo di far rivivere attraverso quest’arte la pesca nella sua quotidianità, ma più importante era mostrare i cambiamenti avvenuti nella vita dei popoli della Siberia con l’arrivo del potere sovietico. Gli artigiani di Tobolsk  sono diventati famosi in tutto il mondo per la capacità di creare delle zanne di mammut, dalle zanne dei trichechi, dalle corna di cervo indimenticabili scene di vita del nord sovietico, che colpiscono per la loro stupendo lavoro d’intaglio che raggiunge  l’eccellenza quando lavorano la filigrana. Così è stato formato lo stile artistico di quest’arte e la sua caratteristica principale è il lavoro del dettaglio  di figurine con la loro rotondità delle forme. Nella  fabbrica d’arte attualmente lavorano 60 maestri e oggi com’era prima ogni oggetto viene eseguita esclusivamente a mano. Qui producono una vasta gamma di oggetti , soprattutto souvenir, oggi al posto delle ossa di mammut sono usati nuovi materiali più prosaici, ma anche dal essi i maestri della fabbrica cercano di creare magnifici prodotti, mantenendo lo stile individuale e il valore delle mani di un vero maestro. Il valore di una scultura in gran parte dipende dal materiale che è stato utilizzato per la sua creazione e le ossa,  di tutti i tipi di animali, devono essere ben preparate, sgrassate, sbiancate, tagliate in pezzi della dimensione giusta e desiderata. La conoscenza delle caratteristiche delle ossa permette di vedere le loro varie tonalità naturali che permettono  ai maestri artigiani di usarli con il massimo benefico per la creazione del prodotto. Il materiale è funzionale al bello, ma è difficile da lavorare, l’esperienza della procedura guida l’enorme responsabilità del maestro artigiano un materiale viziato è un pezzo senza ritorno o limita il beneficio di usarlo, per la creazione del prodotto. I prodotti creati, molto spesso si pongono sullo stesso gradino dei prodotti fatti con metalli preziosi, sia per la qualità del lavoro simile a quella dei gioielli e il costo del materiale. La statuetta che sembra più naturale grazie alla lavorazione dei suoi piccoli dettagli è più preziosa e Ia produzione dei maestri di Tobolsk ha reso famosa la capitale siberiana in tutto il mondo. Le loro opere dei maestri artigiani sono state presentate in numerose mostre: a Parigi nel 1900 e a Bruxelles nel 1958 e furono premiate con le medaglie d’oro, molte opere uniche degli artigiani di Tobolsk sono esposte  nei principali musei della Russia come: il museo dell’Ermitage, il museo Russo ed altri. Nella città di Tobolsk presso la fabbrica viene custodita l’unicità della collezione delle prime opere dei tempi della nascita che rappresentano scene di pesca fatte di mastodontiche ossa, mentre con i denti di capodoglio, zanna di tricheco si fanno: cofanetti lavorate al filigrana , scacchi, cancelleria.

L’arte della lavorazione con le pietre semi-preziose degli Urali

La scultura in pietra dura o gemma è una delle specialità dell’artigianato artistico tradizionale dell’arte popolare russa, presente nella Regione delle montagne  degli Urali sin dal XVII° secolo. La fonte per lo sviluppo di questo importante artigianato è stata la straordinaria ricchezza delle sue risorse minerarie. Le prime pietre colorate semi-preziose come: il topazio, la tormalina, lo smeraldo, l’ametista, il cristallo di rocca, l’agata, il calcedonio, la malachite e diversi. Questi giacimenti sono stati scoperti nel XVII secolo, ma il vero fiorire di mestieri risalgono al 1720, quando Lo Zar Peter I  impegnò diversi ingegneri minerari  a predisporre una ricerca scientifica dei minerali. Nel 1738, nella città di Ekaterinburg, capitale degli Urali  fu fondata la prima officina di taglio e di lavorazioni delle pietre semi-preziose e per organizzare la produzione furono chiamati dei maestri italiani di Firenze i fratelli Jean-Baptiste e Valérie Tortora.   La produzione iniziò con prodotti che venivano inserti su altri oggetti come: nelle impugnature dei coltelli, di spade o bottoni per impreziosire gli abiti, poi queste prime produzioni si trasformarono in una vera e propria arte, creando capolavori unici, arrivando sino alla decorazione dei Palazzi delle famiglie regnanti.   Nel XVIII secolo furono scoperti negli Urali grandi depositi di malachite (una pietra di grande valore) che diede un nuovo sviluppo all’artigianato artistico locale, infatti le decorazione in malachite ha avuto un grande successo in quello periodo grazie alla famiglia reale russa, ma anche per la diffusione che ebbe tra la nobiltà europea. L’imperatrice Elisabetta Petrovna nella prima metà del XVIII secolo portò in Russia il mosaico fiorentino e gli artigiani russi lo apprezzarono e acquisirono quella tecnica di lavorazione.   A differenza dei maestri italiani che lavorano in questa tecnica e utilizzano principalmente diversi tipi di marmo, il materiale principale degli scalpellini degli Urali sono pietre semi-preziosi dalle montagne Urali, Yamal, Timan, Baschiria e dai giacimenti della Penisola di Kola, Yakutia, Sayan e altri depositi. Un esempio del lavoro dei maestri è Il salotto di malachite del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo, che faceva parte delle camere personali della moglie di Nikolai I, Alexandra (1838-1839) e le “Camere di agate” nel Palazzo di Caterina II nel Palazzo di Tsarskoe Selo (1780). Così nasce  la storia del mosaico russo.  Una tecnica nel arte del mosaico che utilizza la pietra dura la malachite, la tecnica del “mosaico russo” consente di mettere in risalto la bellezza della pietra. La scuola dei maestri scalpellini degli Urali si è sempre contraddistinta per l’ amore profuso dagli artigiani per la pietra, la capacità di vedere la sua bellezza naturale e di non violarla nel taglio, ma  lavorarla solo al meglio possibile per enfatizzarla e farne un capolavoro unico. Nel 1851 la Russia per la prima volta portò le opere artigianali  all’Esposizione Universale di Londra e da allora, il lavoro dell’intaglio su pietre semi-preziose degli Urali furono conosciuti  in tutto il mondo. E nel 1958 proseguì la sua fama con la medaglia d’oro all’Esposizione mondiale di Bruxelles.   Alla fine di XX secolo la scuola di artigianato artistico su pietre semi-preziosi degli Urali, ha ancora una sua vitalità grazie a maestri come  V. Kovalenko e I.Borovikov. I lavori degli scalpellini degli Urali si presentano con un biglietto da visita significativo: sculture realizzate con la tecnica del cosiddetto mosaico volumetrico, dove la composizione di figurine vede nei vari dettagli la lavorazione di diversi tipi di pietre di vari minerali. Anche il grande orafo Carl Faberge si cimentò con tali miniature con pietre semi-preziose. La preparazione  e le fasi di lavoro di una scultura sono operazioni di grande precisione e di grande creatività, un lavoro faticoso. I maestri con grande precisione riproducono anche piccoli dettagli nella composizione: dalle asole dei caffettani e delle uniformi, alle spalline tanto da sembrare essere un ricamo dorato, ricavato dalla pietra di occhio di tigre dorato. Perfino le parti che sembrano metalliche per le armi come: elmi, conchiglie, corazze e armature, catene, sono faticosamente tagliate dalla pirite e dall’ematite. I dettagli Minori: occhi, sopracciglia, baffi, fazzoletti, mani, stivali è creato da gemme e poi delicatamente incollati insieme. La tecnica di creazione del mosaico non è cambiata dal suo inizio, dopo un’attenta selezione delle singole parti, il cui numero raggiunge talvolta 10 mila pezzi, questi vengono incollati insieme. La meticolosità dei dettagli e la fantasia della creazione di questi capolavori, nella tecnica ricordano altri maestri artigiani di fama mondiale come i maestri italiani che creano i presepi. Pertanto, non sono le grandi composizioni a rendere meravigliosi i lavori, ma la complessità delle prestazioni, quanto le caratteristiche uniche della pietra naturale sono rappresentate dalle miniature un’opera unica. Le gloriose tradizioni dei maestri antichi e quelle della ditta “Faberge” sono proseguite nella città di Ekaterinburg  dai nuove cooperative  che riuniscono i creativi maestri degli Urali come “Svyatogor” e lo “Studio” di Alexey Antonov, dove in un gruppo di artisti intagliatori lavorano la pietra per gioiellieri, scultori e stilisti. Attualmente i maestri interpretano varie correnti artistiche : dai classici, alle avanguardie moderne, ma tutte le opere degli artisti degli Urali si distinguono per la purezza dello stile, il carattere nazionale, pronunciato, le loro opere sono ammirabili per semplicità delle forme e dalla mano impeccabile del maestro. Spesso per le loro opere gli artisti scelgono i dipinti ricavati dalle belle arti classiche e il loro compito principale è come affrontare e trasformare l’immagine in pietra.   Le loro opere sono note non solo al di fuori della Repubblica Russa, ma anche in Canada, Finlandia, Norvegia, Sudafrica, Germania, Cina.   Nella città di Ekaterinburg c’è un museo il “Museo della storia della scultura e gioielleria d’arte in pietra” è l’unico museo statale in Russia, che rappresenta una esposizione così completa della storia e delle tradizioni della lavorazione della pietra colorata di Urali. Le opere dei maestri di Ural sono presenti in un gran numero nei musei russi di Mosca, San Pietroburgo e di altre importanti capitali di Regioni.       Le fotografie sono state gentilmente messe a disposizioni dalle botteghe dei Maestri artigiani locali.    

Gli Scialli di lana di Orenburg

Le lavorazioni artigianali con la lana da sempre sono svolte nelle città russe delle zone più fredde, perché ripararsi dal freddo è vitale, ma solo a Orenburg si raggiunse quella sintesi di maestria manuale e creatività che ha trasformati lo “Scialle di Orenberg” in uno dei simboli della Russia. Orenburg è il capoluogo della regione di Orenburjskya, situata in prossimità della catena montuosa degli Urali meridionali a circa 1230 km da Mosca, vicino al confine con il Kazakistan e la regione è famosa per un tipico prodotto dell’artigianato tessile russo: la produzione di scialli creati con la lana di capre, che pascolando nelle steppe degli Urali e utilizzando esclusivamente i fili di qualità eccellente, quelli più sottili unici al mondo, lavorati a merletto, e oggi patrimonio della tradizione culturale della Russia. I primi a indossare gli scialli furono nel XV secolo i Dzhigit, i cavalieri dell’orda dei kirghizi che l’utilizzavano per proteggersi dal gelo inclemente dei monti Urali. La lavorazione artigianale degli scialli di Orenburg risale a circa 250 anni fa, quando le donne cosacche (questo tipo di artigianato tradizionalmente è femminile) esperte nell’arte della maglia e del ricamo, crearono degli scialli con i peli di capra filata in fili sottilissimi tanto da essere chiamate “ragnatele”. Questi scialli erano indossati indifferentemente sia dagli uomini che dalle donne, in quanto garantivano il caldo nei gelidi e ventosi inverni russi. In ogni villaggio c’erano brave magliaie molto abili che si tramandavano da madre in figlia non solo la tecnica di lavorazione, ma ereditavano gli scialli dalle rispettive madri come un vero cimelio e patrimonio di famiglia. Ogni famiglia aveva il proprio disegno di maglia (infatti ci sono più di 100 variazioni di trame!) una tradizione artigianale che si è diffusa per tutta la regione sino ad assumere una dimensione industriale dopo che fu scoperta una proprietà medica della lana di capra supportate da ricerche scientifiche. L’etnografo Petr Rychkov, aveva osservato le proprietà curative dei filati di lana di capra e propose nel 1776 di avviare proprio a Orenburg una fabbrica artigianale di maglieria. La fama mondiale capitò a Parigi nella metà del XIX secolo(nel 1857) è poi a Londra all’Esposizione internazionale del 1862 quando la cosacca Maria Uskova presentò dei suoi prodotti artigianali: sei scialli di lana di capra che pesavano non è più di 40/50 grammi e entravano dentro a un uovo d’anatra vincendo una medaglia d’oro e grazie al successo di pubblico che riteneva di aver assistito ad una magia. Dopo la rivoluzione russa, la produzione di scialli e sciarpe non si fermò e nel 1936 si ingrandì la fabbrica di Orenburg superando la produzione manuale per passare all’utilizzo delle macchine speciali, capaci di mantenere la qualità dei prodotti. Già in Unione Sovietica gli scialli di Orenburg fatti a mano erano una rarità da museo, acquistare uno scialle fatto a mano era pressoché impossibile, infatti sino al 1985 le artigiane, produttrici di scialli, erano registrate e il loro lavoro veniva riservato solo per essere esportato all’estero. Ora a Orenburg si può trovare scialli fatti a mano, a macchina e le sciarpe lavorate a macchina hanno i modelli standard e il loro prezzo non è molto costoso, infatti si possono trovare in negozi specializzati nella vendita di questo prodotto e direttamente negli spacci delle fabbriche con un proprio marchio che certifica la produzione. Ma il vero artigianato delle scialle è quello fatto a mano che rimane essere un modello unico e per fortuna questo artigianato è ancora vivo e presente, infatti lo scialle si fa nello stesso modo, come nei tempi antichi di due secoli fa. La lavorazione di una scialle è abbastanza lunga e laboriosa, perché l’artigiana parte dalla cardatura della lana per poi passare alla filatura e infine alla lavorazione con i ferri. Un ciclo di non meno venti giorni: questo è il tempo necessario per produrre il suo capolavoro. Vi sembra tanto? Eccoli i passaggi per fare gli sciacalli di Orenburg: Prima di tutto è necessario raccogliere una quantità di lana sufficiente per lo scialle sapendo che da una capra se ne ricavano 350 gr (la lana più sottile in assoluto è quella ricavata dalle capre che pascolano nelle steppe montuose degli Urali che hanno il clima rigido). Il migliore raccolto (la lana non viene tosata, ma pettinata direttamente dalla capra) viene fatto a primavera, perché la lana è particolarmente più ricca e più morbida. Il passo successivo vede la lana venire lavata ed asciugata (almeno 12 ore), quindi il primo vello di lanugine viene cardato la prima volta (almeno 20 ore), seguito dalla seconda (10 ore), poi si arriva al ciclo della filatura. Il filo di lana va soggetta a torsione con aggiunto di un filo di seta (20 ore). Il filo ha una finezza di 20-25 micron 2-3 volte inferiori allo spessore di un capello), segue la torcitura del filo in modo che il filo di lana tenuto con la mano destra e il filo di seta tenuto con la sinistra si amalgamano nella torsione ( 6-8 ore). E’ questo il segreto della resistenza e durevolezza degli sciacalli!. L’ultima azione, il filo va arrotolato in un rocchetto da 200-250 gr (la quantità sufficiente per uno scialle). Quando il filo è pronto l’artigiana prende due ferri tradizionali e inizia a fare la trama dello scialle. Si parte dalla parte centrale, poi separatamente si fanno le orlature che collegate allo scialle per essere uniti finiscono l’opera (almeno 100 ore). Le artigiane di Orenburg sono così abili sul loro lavoro che non si vedono le giunture dei fili. Lo scialle ha come caratteristiche di non avere differenza tra il lato superiore (dritto) e quello inferiore (rovescio), mentre i colori sono esclusivamente due e naturali: bianco o grigio. Lo scialle sarà così leggero che una folata di vento creerà un effetto ondulatorio come le graminacee della steppa di Orenburg che sospinte dal vento sembrano onde del mare! Gli scialli fatti a mano si possono trovare presso i mercati regionali e nella città di Orenburg, però se cercate un prodotto caratteristico

La “Pietra del sole” l’ambra di Kaliningrad

L’Ambra di Kaliningrad La regione di Kaliningrad con capoluogo l’omonima città si trova nell’enclave russo della costa baltica tra la Polonia e la Lituania a 830 km da San Petersburg ed è il centro mondiale dell’ambra scavata nelle miniere e per le numerose aziende di trasformazione, a cui sono legate le fortune del lavoro artigianale e di questa città. La lavorazione dell’ambra, per produrre oggetti preziosi risale all’antichità, i primi manufatti risalgono al periodo paleolitico, ma sono stati trovati reperti anche nelle tombe dei faraoni, in Grecia e nell’antica Roma. I giacimenti più importanti sono distribuiti soprattutto nelle regioni del Mar Baltico, dalla Svezia alla Russia. La rarità dell’ambra ha fatto si che su questa resina che si mineralizza nei millenni e si trasforma in oggetto prezioso e anche curativo, secondo storie tramandate per secoli. In Russi l’ambra è sempre stata tra gli oggetti che ogni famiglia voleva possedere, così che molti artigiani russi hanno prodotto nei secoli: tazze, calamai, montature per occhiali, manici per coltelli, piccoli souvenir e molto altro ancora. Un episodio storico può mettere in evidenza il valore dell’ambra, nel XVIII secolo, precisamente nel 1701 Pietro I il Grande ricevette in dono dal re prussiano Friedrich Wilhelm I una quantità importante di ambra, sei tonnellate per allestire una stanza di circa 55 metri quadrati le cui pareti furono completamente rivestite da pannelli decorati con l’ambra, oltre a foglie d’oro e specchi e per la sua singolare bellezza è stata spesso definita l’ottava “Meraviglia del Mondo”. Durante la II Guerra mondiale la “Camera d’ambra” fu completamente saccheggiata dai soldati del III Reich, recuperate successivamente dall’Armata Rossa nel 1945, ma in minima parte. La fine della Seconda guerra mondiale, dopo la Conferenza di Potsdam l’Unione Sovietica entrò in possesso dei territori di una parte della Prussia orientale, e precisamente il territorio di cui il era situato la Comune di Palmniken, che i russi diedero il nuovo nome di Yantarniy che significa Ambra. Il piccolo paese oggi è conosciuto in tutto il mondo, ma la sua fama la deve al fatto che furono trovati enormi giacimenti di “Pietra del sole”, che rappresentano circa il 90% della produzione mondiale di ambra e dove si trova la maggiore presenza di impianti industriali per l’estrazione e la lavorazione. L’anno 1976 rappresenta un record di produzione, la maggiore fabbrica produsse ben 2 milioni di oggetti esportati in più di 20 Paesi: Giappone, Germania e Repubblica Ceca, Italia. Simbolo di quel successo è la spilla “Spider” e per l’anniversario dei 50 anni della lavorazione sono stati riprodotti più di un milione di esemplari. La lavorazione dell’ambra è facile poiché quando si lavora questa si ammorbidisce ed è facile da tagliare, levigare, lucidare, fino a dargli la forma voluta dall’artista artigiano. I maestri di oggi hanno conservano le tradizioni di qualità della lavorazione dell’ambra ampliando la già vasta gamma di gioielli classici con nuovi design aggiornati ai gusti di nuove clientele. I locali della fabbrica dove si infilano le perle d’ambra sono sempre con le finestre chiuse e con le lampade di luce artificiale sempre accese, poiché la qualità dell’ambra si vede meglio sotto la luce artificiale, così nascono le collane, realizzate dai maestri di Kaliningrad famose nel mondo. Gli artigiani di Kaliningrad non sono famosi solo per le collane, artisti e artigiani sono stati in grado di creare oggetti preziosi che vedono l’ambra unirsi con l’argento, l’oro, l’avorio, l’ebano, lo smalto e anche altre pietre preziose, in queste opere il metallo prezioso mette ancora più in risalto la bellezza dell’ambra. Particolarmente belli e preziosi sono le composizioni elaborate a mosaico come gli oggetti d’arte del mosaico fiorentino, i maestri russi creano i loro capolavori, usando abilmente la trasparenza, i colori e luce naturale della la struttura dell’ambra, infatti all’artigiano basta uno sguardo per capire quale sarà il miglior disegno che la pietra gli suggerisce per ricavare la trama più bella del suo lavoro. Purtroppo, le opere di ambra non hanno un timbro personale, per questo nei musei non ci sono i nomi dei loro creatori ma rimane intatto nel tempo il riconoscimento artistico del lavoro.   Le fabbriche e gli artigiani di Kaliningrad hanno partecipato alla restaurazione della “Camera d’Ambra” nel Palazzo di Caterina – Tsarskoye Selo a Pushkin, dove è possibile vedere la copia precisa donata a Pietro I, ricostruita con enormi finanziamenti del Governo russo e di quello tedesco, riaperta al pubblico soltanto nel 2003 ed è oggi la più famosa attrattiva del palazzo. Nella parte centrale di Kaliningrad si trova “Museo di Ambra” che era aperto nel 1979, dove si ospita una collezione unica di articoli di ambra provenienti da diverse epoche e vari scuole superiori del mondo.