Gli Ultimi Articoli inseriti

Esposizione VDNCh: uno dei luoghi più interessanti di Mosca

L’Esposizione delle conquiste dell’economia popolare, comunemente conosciuto con la sigla VDNCh, Percorso per vedere i luoghi più belli del complesso in poco più di un’ora  Il VDNKh è uno spazio di esposizione commerciale permanente che si trova a nord-est della città di Mosca, aperto il 1 agosto 1939 su un’estensione di 325 ettari e fino ad oggi è rimasto uno degli spazi pubblici più popolari della capitale, con 30 milioni di visitatori all’ anno. Esempio di architettura sovietica con stili diversi, dall’Art Déco allo stile Stalinista raccogli in esposizioni diverse, la capacità economica e industriale delle varie Repubbliche dell’ ex Unione Sovietica (U.R.S.S.). Simbolo del VDNKh è  la scultura “Operaio e contadina” che brandiscono una falce e un martello, opera di Vera Muchina, realizzata e inaugurata, per il Padiglione russo in occasione dell’Expo di Parigi del 1937, oggi questo monumento è stato trasferito sul piazzale fuori l’entrata principale attuale diventando comunque il biglietto da visita del nuovo Centro. Molti turisti arrivano su questo luogo non sapendo che incontreranno dei Padiglioni che dal punto di vista architettonico rappresentano le specificità culturali del Paese di riferimento e purtroppo oggi  diversi di questi Padiglioni non sono più adibiti allo stesso scopo per cui erano nati, infatti alcuni sono diventati musei, altri centri culturali, qualcuno shop center, bar-ristorante e deposito. Fare una passeggiata è ancora piacevole e ammirare da vicino questi Padiglioni e guardare la loro bellezza e quella delle diverse fontane ripaga del tempo che si dedica a scoprire uno dei luoghi più belli del complesso, ovvero i 14 padiglioni e le due fontane. La passeggiata sarà piacevole a qualsiasi ora, poiché di sera tutto il complesso e le fontane sono splendidamente illuminate. Con questo articolo vogliamo aiutarvi a programmare una visita guidata in un ordine definito dal percorso e che può durare 1 o 2 ore, vi suggeriamo di non avere fretta, perché la location si presta per fare bellissime fotografie.       (1) Ingresso Principale E’ rappresentato da un intero complesso di edifici, che si sviluppano su una larghezza di 300 m. dove il centro della composizione è l’Arco di trionfo a cinque  navate con un’altezza di 32 metri, come modello è stato ripreso dalla Porta di Brandeburgo a Berlino. L’arco è stato costruito per l’apertura della mostra nel 1954, su disegno dell’architetto I. Melchakov e nella sua cima è stato allocato un gruppo scultoreo dorato di 8 metri “Trattorista e  Contadina“, che negli anni ’50 fungeva da simbolo ufficiale della mostra permanente..     (2) Padiglione Centrale n. 1 E’ la struttura centrale più monumentale della esposizione, costruita nel 1954, dagli architetti – Yu. Shchuko e E. Stolyarov. La sagoma a gradini del padiglione indicano la volontà di recuperare l’architettura russa del periodo classicista, infatti, ricorda la torre centrale dell’Ammiragliato a San Pietroburgo e la necessità di integrarsi con i grattacieli staliniani di Mosca. La base della struttura è un telaio in acciaio del peso di 900 tonnellate, all’esterno le pareti sono rifinite con intonaco con l’aggiunta di scaglie di marmo lucido. L’altezza totale del Padiglione, compresa la guglia con la stella a cinque punte di sei metri raggiunge, in tutto i 97 metri e l’area totale del padiglione è di 9.378,2 metri quadrati. Un posto speciale nella decorazione della padiglione hanno quattro sculture di sei metri, composte da due statue, che rappresentano il proletariato operaio e contadino situate sui quattro lati. Il fregio del padiglione è decorato con una grande composizione composta dallo stemma dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) con la presenza di solenni stendardi e fanfare eseguite a mosaico compresi 16 medaglioni con gli stemmi delle 16 Repubbliche della Federazione del 1954.   (3) Padiglione n. 71 Il Palazzo dei servizi pubblici     E’ una struttura operativa dove si registrano le proprietà degli immobili presenti in tutta la Federazione Russia. Nel Palazzo dei servizi pubblici c’è anche il Museo della storia del Servizio Pubblico dove sono esposti cimeli utili a conoscere la storia della burocrazia in Russia e dove si può provare un vestito di un funzionario dei tempi di Pietro Grande o creare documenti personalizzati come souvenir, potete provare a fare un contabile, un operatore telegrafico e grazie ad un sofisticato sistema di realtà aumentata si potrà fare un viaggio virtuale nel passato e nel futuro, arrivando, anche su Marte. Il Padiglione è stato costruito nel 1954 Inizialmente ospitò l’esposizione dedicata alla “Federazione Russa”. L’aspetto architettonico è degli architetti – R. Begunz, S. Nikulin, con forme classiche, il portico a sei colonne della facciata principale conferisce all’edificio un carattere monumentale e al centro capeggia l’emblema della CCCP con smaltati dorati. Ai lati della facciata principale dell’edificio, sono presenti le sculture “Il Trattorista e la Contadina”, simboli indelebili del lavoro del periodo sovietico. Dopo il restauro, nella parte alta dell’ingresso centrale è visibile  l’affresco restaurato nella sua forma storica originaria.     (4) Padiglione n. 67 dal 1967 “Stampa Sovietica” E’ stato costruito nel 1954 dagli architetti – F. Rekhmukov, A. Reznichenko  e dal 1967 accoglie l’esposizione permanente della “Stampa Sovietica”. Inizialmente ospitava l’esposizione di una delle Repubbliche dell’URSS la Karelo-finlandese da cui è rimasto solo il nome. L’aspetto del Padiglione ricorda lo spirito delle case contadine del nord russo, la sua facciata principale ha la forma di un portico a sei colonne con frontone. Le colonne sono rivestite del granito “Rosso della Karelia” e sono decorate con lastre di rame che supportano un bel frontone di legno scolpito con cinque rilievi monumentali dedicati ai principali rami dell’economia nazionale della Karelia. L’ingresso principale dell’edificio è decorato con delle porte intagliate che rappresentano intrecci di rami di abete, figurine di uccelli e scoiattoli.     (5) La fontana dell’Amicizia dei Popoli   E’ uno dei simboli non solo del complesso espositivo VDNKh, ma anche di Mosca, infatti il suo aspetto ricorda gli esempi più famosi dell’arte delle fontane dei secoli XVII-XVIII presenti soprattutto a San Pietroburgo dove si può riscontrare il classicismo delle fontane di Peterhof. La fontana è stata progettata dall’architetto Konstantin Topuridze ed è

La Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca

La storia della Cattedrale più grande e significativa della Russia   è lunga e ricca di storie e di leggende dai progetti spariti alle sue ricostruzioni.   I Progetti presentati per la Prima Cattedrale L'idea di costruire un tempio dedicato alla vittoria delle truppe russe nella guerra patriottica del 1812 fu espressa per la prima volta dal generale Pyotr Kikin, un membro della Corte,  stretto collaboratore e compagno d’armi dello Zar Alessandro I. Il generale voleva far rivivere l'antica tradizione russa di costruire templi eretti in onore della vittoria sul nemico, nonché in memoria dei caduti provocate dalle grandi battaglie, una tradizione presente in Russia già nel periodo pre-mongolo, vedi la leggenda, secondo la quale, il Principe Yaroslav il Saggio nella prima metà dell'XI° costruì la Cattedrale di Santa Sofia a Kiev sul luogo della vittoria sui Pecheneg nel 1036. Altre Chiese furono erette in onore delle vittorie militari, a Mosca, sono state erette come: la Cattedrale di San Basilio e la Cattedrale dell'icona della Madre di Dio di Kazan sulla Piazza Rossa. Così il 25 dicembre 1812, quando Mosca era ancora con le macerie provocate da Napoleone, l'imperatore Alessandro I firmò il Manifesto imperiale per la costruzione di un tempio a Mosca nel nome di Cristo Salvatore. Progetto vincitore di Karl Vitbergdel Nel 1814 fu annunciato un concorso internazionale a cui parteciparono 38 architetti e tra loro c'erano architetti famosi come Andrei Voronikhin, Giacomo Quarenghi, Vasily Stasov, ma con grande meraviglia di tutti, il vincitore del concorso fu l’accademico  Karl Vitberg, che propose un grandioso progetto di un tempio situato a Mosca sulla “Collina dei passeri” (Vorobyovi Gori), che l'imperatore Alessandro I chiamava spesso la "Corona di Mosca". Secondo il progetto questo tempio doveva raggiungere un'altezza di 240 metri ed era tre volte più grande di quello costruito recentemente, comprendeva un Pantheon dei Morti, un colonnato di 600 colonne fatte con i cannoni catturati, oltre a monumenti  che dovevano raffigurare i governanti e leader militari di spicco, protagonisti della vittoria su Napoleone. Cerimonia di posa del tempio sulla Collina dei passeri,1817 l 12 ottobre 1817, nel quinto anniversario della liberazione di Mosca dalle truppe francesi, ebbe luogo la cerimonia di fondazione della Cattedrale di Cristo Salvatore con la presenza della famiglia reale, ma la costruzione della cattedrale fu sospesa dopo l'ascesa al trono dello zar Nicola I nel 1825. Secondo la versione ufficiale, il progetto fu un fallimento assoluto, non solo perché il suolo della collina iniziò ad affondare sotto il peso di una costruzione così grande, ma soprattutto per il denaro stanziato, che fu per buona parte preda di una corruzione, tanto che portò Karl Vitberg in Siberia dopo una condanna e che fermò i lavori della Cattedrale fino alla chiusura del cantiere, ma non fu abbandonata l'idea del tempio. Progetto Arch. Konstantin Ton La seconda iniziativa fu presa dallo Zar Nicola I° che personalmente, scelse un nuovo posto per la costruzione del tempio e nominò l’architetto Konstantin Ton, fautore dello stile russo-bizantino che piaceva tanto all'imperatore. Il luogo prescelto fu quello attuale, ma gli edifici che li si trovavano furono acquistati e demoliti, tra cui il convento femminile Alekseevskij e la bellissima cattedrale costruita nel 1625, una delle poche sopravvissute all'incendio di Mosca gli arredi religiosi come la preziosa iconostasi e le reliquie presenti nel monastero furono confiscati e trasferite in altri monasteri, così le suore stesse furono inviate a villaggio fuori di Mosca - Krasnoe Selo, dove più tardi fondarono il convento Novo-Alekseevskij. Stampa del Convento Alekseevskij Quindi, in questo luogo è rimasto solo il nome della collina: Alekseevskij. Subito dopo lo sgombero del monastero, si sparse la voce tra la gente che la madre superiora del tempio, la madre badessa Claudia, infuriata per l'ostinazione dell'imperatore, maledisse la terra devastata e e tutti gli edifici futuri costruiti su di esso. Progetto vista esterno e interno della Cattedrale Nonostante ciò, la solenne posa del tempio avvenne il 26 agosto 1837, nel giorno del 25 ° anniversario della battaglia di Borodinó, conosciuta nella storiografia francese come battaglia della Moscova, la più grande battaglia della guerra patriottica del 1812. Il tempio è stato costruito per 44 anni, di cui 20 sono stati spesi per la decorazione interna. Più di 15 milioni di rubli sono stati stanziati per il finanziamento dal tesoro dello Stato è una summa enorme per quel periodo. Il cattedrale con un'altezza di 103,5 m era situato in modo molto vantaggioso, nelle vicinanze del Cremlino ed era visibile da molti punti della città, il suo suono era sentito ben oltre Mosca. Celebrazione apertura Cattedrale 1883 Grandissimo tempio costruito in stile "russo-bizantino", poteva ospitare fino a 10mila persone. Le sue pareti erano decorate con altorilievi su temi religiosi e storici, realizzati dai migliori scultori russi dell'epoca. Il dipinto all'interno è stato realizzato da V. Vereshchagin, V. Surikov, I. Kramskoj, V. Vasnetsov e altri famosi artisti russi. Fino ad allora, non esisteva una struttura così grandiosa nell'architettura di Mosca. Il 26 maggio 1883 ebbe luogo la solenne consacrazione della Cattedrale di Cristo Salvatore, alla celebrazione partecipò lo zar Alessandro III° e la sua famiglia e con le musiche di Pëtr Il'ič Čajkovskij  l'Ouverture 1812. La cattedrale ha funzionato fino al 1931, ma il maestoso tempio irritava il governo sovietico: non si adattava alla nuova ideologia statale e alla diffusa ovunque dell'ateismo. "Noi costruiamo ledificio più grande del mondo" Il suo destino era segnato. La decisione di utilizzare il sito della Cattedrale di Cristo Salvatore per la costruzione di una struttura ancora più grandiosa - il Palazzo dei Soviet, fu presa in una riunione del Politburo del PCUS (b) il 5 giugno 1931, dove fu discusso un progetto per la ricostruzione della città di Mosca. La comunità scientifica non era evidentemente all'altezza guardando la questa situazione: gli accademici di architettura giurarono pubblicamente che il Tempio non ha valore artistico e che sarebbe stato meglio sostituirlo con una struttura più richiesta. L'architetto Boris Iofan fu il primo a proporre un progetto del Palazzo in nuovo stile - l’impero stalinista, dove la sua

Una storia interessante del Cognac russo

La storia del  Cognac russo: due confronti a favore dei russi Diciamo subito che “Cognac” è un nome di origine controllata, tutelata internazionalmente e questo liquore può essere prodotto solo nella regione francese che ha lo stesso nome e che stabilisce il termine Cognac ai soli distillati di vino prodotti nella regione del Cognac, ma in Russia, anche oggi troviamo liquori che portano il nome di “Рoссийский Коньяк” (Cognac russo). Il “Cognac russo“, è un brandy prodotto in Russia con le stesse materie prime e utilizzando, approssimativamente, gli stessi procedimenti e le stesse tecnologie, la Russia ha una lunga tradizione nella produzione di alcolici tipo il brandy. Il cuore della produzione del cognac russo è il Daghestan,  una repubblica del Caucaso settentrionale Federata alla Russia ed è la regione più meridionale della Federazione. La storia della viticoltura e della vinificazione in Daghestan è fortemente influenzata dalla Grande Via della Seta, che attraversava il suo territorio. Lo Zar Pietro il Grande, che visitò questi luoghi durante la campagna persiana del 1722 (conosciuta nella storiografia russa come la “Campagna persiana di Pietro il Grande“) apprezzò molto il vino locale e diede istruzioni per organizzare nella città di Kizlyar una tenuta reale, dove fu impiantato un nuovo vigneto con vitigni europei e costruita una cantina e un deposito dei vini. Precedentemente, nella città di Kizlyar veniva fatta una produzione di alcol derivante dall’uva di vitigni di bassa qualità, che dopo l’invecchiamento in botti di rovere, assomigliava vagamente ad un liquore che cercava di somigliare ad un brendy. Nel 1885, l’imprenditore di vini e liquori di origine georgiana, David Saradjishvili, acquistò le distillerie a Kizlyar e  riuscì a sviluppare una tecnologia di produzione, utilizzando un’esperienza fatta in Francia, infatti grazie all’amicizia con il figlio del fondatore della prestigiosa casa di liquori “Cognac” Jean Baptiste Camus, creatore della “Camus La Grande Marque“, tutti i segreti professionali della produzione di cognac sono stati acquisiti dal Saradjishvili che fu aiutato anche all’acquisto delle attrezzature tecniche della nuova impresa. Secondo i documenti d’archivio, l’azienda è stata la prima nell’impero russo a produrre cognac facendolo invecchiare in botte di quercia di montagna caucasica e diventò il fornitore della casa reale sottraendola ai francesi. I cognac di fabbricazione russa soddisfacevano completamente il mercato interno e venivano ampiamente esportati all’estero con grande successo, cosi dal 1890 al 1901 ottennero 12 diverse medaglie e diplomi. Gli eventi socio politici che attraversarono la Russia dal 1914 al 1917 ebbero notevoli influenze sulla produzione del Cognac russo, con l’inizio della prima guerra mondiale, fu introdotta una legge che vietava la produzione di superalcolici e il lavoro della fabbrica fu sospeso e nella nuova Russia dei Soviet, addirittura ci fu una ribellione della popolazione locale che nel 1924, per far riprendere l’attività di produzione verso i consumatori. Anche durante la II^ Guerra Mondiale, la produzione di liquori fu sospesa e si passo alla sola produzione di alcol, che divenne una risorsa strategica di guerra, tanto che le riserve delle cantine furono messe sotto custodia militare e trasferite in Armenia e in Giorgia. Nel 1947, la fabbrica fu riaperta e ricostruita a causa che la città di Kizlyar era proprio sulla linea del fronte di guerra e solo nel 1955 fu messo in commercio un cognac che dopo poco divenne uno delle più popolari superalcolici dell’area post-sovietica. Il clima del Daghestan pur rientrando in quello continentale moderato è arido, quindi tutti i vigneti, per avere una produzione di qualità sono dotati di un sistema di irrigazione a goccia. Le ampie aree di vigneti e la distanza dalle zone industriali, garantiscono un’ottima qualità dell’uva locale, che insieme alle proprietà organolettiche del suolo e ad una sempre più esperta enologia fa di questa regione la migliore produzione di cognac russo di buona qualità, acquisendo tradizioni e regole di preparazione speciali che sono vincolanti. La tecnica di preparazione vede il distillato diviso in tre momenti , dove i primi 10 litri “testa” e gli ultimi 100 litri “code” non vengono utilizzati per la preparazione del alcool utile alla preparazione del cognac, mentre nella seconda distillazione si utilizza solo la parte centrale “cuore”. Le tradizioni vuole che il futuro cognac russo sarà versato in botti di rovere e le botti destinate all’invecchiamento sono realizzate esclusivamente con rovere caucasico locale con almeno 40 anni e se parliamo di botti utilizzate per le migliori marche, l’età dell’albero è di 100 anni e oltre. Il legno di quercia locale arricchisce il liquore con componenti essenziali dovuti a acidi organici, coloranti naturali (essenza del legno) e influenza in modo significativo l’aroma del cognac. Oggi l’azienda dei liquori di Kizlyar è una società per azioni ed è tra i cinque maggiori produttori russi e occupa il quarto posto nella classifica dei migliori produttori della categoria brandy. Il Cognac di Kizlyar si propone con diversi gradimenti di invecchiamento (da 3 a 35 anni) e si presenta con 13 vari marchi. Il cognac del Daghestan oggi è un prodotto molto popolare, ha una quota di mercato che raggiunge l’80% ed ha una buona reputazione non solo in Russia, ma supera abbondantemente i suoi confini, e continua a ricevere premi in mostre internazionali. I prodotti della fabbrica hanno ricevuto più di 40 Grand Prix, il Golden Palm Prize in Francia, il Golden Galaxy Prize negli Stati Uniti, oltre 400 medaglie d’oro e d’argento. Dal 2008 è fornitore ufficiale del Cremlino di Mosca.   Il vero orgoglio della produzione del cognac russo del Dagestan è il marchio “ Bagration”, nel 1980  la produzione che aveva raggiunto i 5 anni di invecchiamento era destinata ad omaggiare le personalità invitate alle Olimpiadi estive di Mosca, con il nome “Olimpico“, ma poiché molti paesi occidentali boicottarono la partecipazione, quel specifico uso e marchio fu annullato. Nel 1994, con il liquore che avevano raggiunto i 20 anni di invecchiamento, fu prodotto un nuovo marchio di cognac riproponendo il nome “Bagration” che prendeva il nome dal Generale Peter Bagration che combattè contro Napoleone e nativo della città di Kizlyar. Nel 1997, all’Esposizione Internazionale di

Vino Kagor: il vinsanto degli ortodossi russi

Il Kagor è un vino rosso liquoroso da dessert, molto diffuso sul territorio russo, poiché continua l’antica pratica della Chiese ortodossa che celebra il sacramento della comunione (Eucaristia) somministrando ai fedeli un sorso di vino dopo aver consumato il pane sacramentale. Il Kagor è un vino della nota categoria “vino da messa”, come da noi è il “vinsanto”. La sua storia risale ai tempi di quando la Russia non aveva ancora accesso ai mari del sud europa e non produceva in proprio il vino, infatti lo importava dalla Grecia e da altri paesi che si affacciavano sul Mediterraneo. Il vino era piuttosto costoso ed era accessibile solo per il clero, per i credenti fu sostituito con altre bevande semi-alcoliche come: il liquore di visciole, la Medovycha a base di miele, il kvas di mele. E a cavallo tra il XVII° e il XVIII° secolo, lo zar russo Pietro I viaggiò attraverso l’Europa, per conoscere l’occidente moderno e adottò diverse nuove tecnologie, tradizioni e prodotti fabbricati dagli europei, prototipi per il salto verso la modernità, per il rinnovo della società Russa. In Francia, allo Zar piacquero e molto i vini rossi, secchi della città di Cahors, fu colpito dal intenso colore rosso, associandolo al “Sangue di Cristo” intuendo che questo particolare vino sarebbe stato perfetto per la Chiesa russa, come vino per la Santa Comunione. Nel 1733, il Santo Sinodo che sovrintende alla Chiesa ortodossa russa, dopo una discussione, che ancora continua, fu costretto, dal volere dello Zar, a riconoscere il vino di Cahors come l’unico vino adatto alle esigenze della chiesa ortodossa e fu così che il vino di Cahors, assunse il nome russo di Kagor (Кагор). Nel 19 ° secolo, la Russia iniziò a sviluppare una propria industria vinicola sotto la guida del più famoso enologo russo il Principe Lev Golitsin, naturalmente fu tra i primi a produrre vini del tipo kagor (principalmente per soddisfare le richieste della chiesa ortodossa russa). I russi furono costretti ad apportare delle modifiche introducendo dei cambiamenti nella ricetta classica francese a causa della difficoltà a coltivare il vitigno francese Malbec, che è l’uva del vino di Cahors, sostituendolo con le varietà di uva Merlot, Cabernet Sauvignon e Saperavi, che al contrario ben fruttificavano sulle terre russe che si affacciano sul Mar Caspio e Mar Nero che riescono a dare al vino un colore rosso rubino, questa è la grande differenza tra il vinsanto russo che è rosso e il nostro vinsanto che è bianco, poi ci sono i sapori e i gusti. Il rispetto della tradizione per la Chiesa ortodossa che voleva usare per la messa il vino dolce per l’Eucarestia ha imposto uno standard molto severo che ha fatto sviluppare un protocollo specifico per la produzione dei vini dolci per le messe, tanto che oggi sono apparsi e vengono prodotti vini particolari come: “Tserkovnoye” (Vino di Chiesa), “Paskhalnoye” (Vino di Pasqua), “Sobornoye” (Vino della Cattedrale) creati in onore alle ricette originali russe, nel rispetto degli elevati standard di qualità riconosciuti a livello internazionale. Le raccolte delle uve iniziano quando la quantità di zucchero naturale il fruttosio nelle bacche raggiunge non è meno del 22 %, leggermente appassita in pianta, raccolta a mano e selezionata manualmente tramite un tavolo di cernita. La maggior parte dei kagor viene prodotta mediante trattamento termico dei materiali del vino: macerazione con le bucce viene riscaldata a 65 ° C e lasciata in serbatoi per il raffreddamento e la fermentazione per 20 giorni. È proprio durante questo riscaldamento che una quantità maggiore di sostanza colorante naturale passa nel mosto d’uva, quindi, il mosto viene separato dalle parti solide della poltiglia e viene introdotto l’alcool rettificato nelle condizioni specificate di 16,5 °, infine viene messo in piccole botti di rovere per 2/5 mesi, poi in bottiglia per almeno 2-3 anni di invecchiamento. Si ottiene così il “vino da messa” tipico della Chiesa Ortodossa russa, di un colore rosso rubìno molto intenso, il vino Kagor appartiene ai vini rossi a forti richiami di sostanze aromatiche. Questo vino rosso liquoroso mostra un corpo denso e una delicata dolcezza acidula con diverse note di frutta (molto diverse a seconda del posto della produzione), che rivela una sensazione al gusto molto accogliente e calda. Oggi non tutti i vini di kagor sono ecclesiastici, ma solo quelli santificati nella chiesa possono essere riconosciuti come tali, ma il vino kagor non può mancare sulla tavola della Pasqua. Per i russi il Kagor è un vino da affiancare alla gastronomia dei diversi piatti  della cucina russa, può essere servito con carni grasse, oca arrosto, agnello o selvaggina, per questo ci sono line di Kagor meno dolci, sorprendendo piacevolmente anche i più sofisticati esperti di vino. Il Kagor si sposa perfettamente con il dessert (ad esempio, con dessert al cioccolato o al marmellata, gelato). Il vino è molto efficace anche come digestivo. Il Kagor viene servito a temperatura + 18 ° С in un bicchiere a forma di tulipano.              

“Russpass” una App utile per chi va in Russia

Applicazione mobile per i turisti “Russpass”   Dal 20 luglio 2020, per promuovere il turismo nella città di Mosca, è stata creata un nuovo sito Web https://russpass.ru (Ti consigliamo di utilizzare la traduzione in italiano, proposta da google, che appare appena si apre il sito) e un’App . Il sito, per il momento, funziona in modalità test, in tre lingue: russo, inglese e spagnolo, ma ne sono previste  altre e vale la pena di visitarlo  perché si può cogliere l’opportunità di scoprire molte notizie (visite alle città russe, biglietteria aerea, biglietteria ferroviaria, tour organizzati, ristoranti, parchi giochi ecc). Si tratta di una piattaforma digitale che dovrebbe essere utilizzata per promuovere tutta l’industria turistica russa, per ora si inizia con la città di Mosca, successivamente si estenderà alle altre città turistiche russe. I responsabili del turismo russo vogliono garantire che dal 1 gennaio 2021 per i cittadini stranieri di ben 53 paesi  esteri, inclusi gli italiani, vorranno ritornare in Russia per visitare le città e per garantire un’efficace risposta organizzativa, nel momento di maggiore richiesta turistica, sarà introdotto il visto elettronico simile a quello in funzione dal 1 ° ottobre 2019, ma limitatamente  a San Pietroburgo e nella regione di Leningrado e solo per la città di Kaliningrad. Si prevede che il visto elettronico venga rilasciato per un periodo valido di 60 giorni, ma la permanenza di un turista può essere al massimo di 16 giorni, il costo previsto, circa $. 50=€.46. E’ ipotizzabile che RUSSPASS sarà un valido aiuto per i viaggiatori individuali che desiderano organizzare il proprio viaggio in base alle proprie preferenze personali. Attraverso il sito si consentirà ai turisti di acquistare pacchetti già pronti, validi per tre, cinque o sette giorni, comprensibili di accesso gratuito a tutti i musei regionali della capitale, o preparare il proprio piano di viaggio utilizzando la funzione “itinerario di viaggio“, ma si possono  raccogliere informazioni utili anche per i musei, gli hotel e i ristoranti… L’applicazione visualizzerà la selezione finale con una ricevuta, che verrà salvata nella memoria del tuo account di RUSSPASS e non sarà necessario stamparla, basterà presentarla attraverso il cellulare. Percorsi consigliati, pacchetti di viaggio e altri prodotti di RUSSPASS sono stati sviluppati da guide professionali basate sull’analisi delle richieste e delle preferenze dell’utente. Al nuovo progetto hanno già aderito le città di San Pietroburgo e Kasan e daremo notizie quando sarà operativa l’App per le due città

Lavorazione artistica della ghisa di Kasli

La Troika Gli oggetti artistici in ghisa di Kasli sono uno dei più rinomati prodotti dell’artigianato russo, si tratta di sculture, grandi e piccole lavorate in fusione di ghisa e rappresenta una delle eccellenze dell’artigianato Siberiano, tanto da diventarne il simbolo. La città di Kasli, si trova nella regione di Chelyabinsk (Siberia), circondata da numerosi laghi e boschi immensi, sul versante orientale del Medio Urali, alla periferia della pianura siberiana occidentale a 120 km da Ekaterinburg. All’epoca dello Zar Pietro I, gli Urali centrali e meridionali, grazie alla ricchezza delle sue miniere, erano il centro principale della metallurgia ferrosa in Russia. Le ringhiere del giardino Mikhailovskij a San Pietroburgo Il metallo ricavato dalla lavorazione dei minerali, veniva utilizzato non solo per le esigenze della produzione metalmeccanica in genere, ma veniva utilizzata anche per decorare, soprattutto la ghisa. Infatti la città di San Pietroburgo, per le cancellate dei parchi, per le strutture dei numerosi ponti erano necessari materiali in ferro battuto, anche per le lanterne, le panchine, le lastre per la pavimentazione fu usata la ghisa. La capacità artistica dei numerosi artigiani di Kasli produsse oggetti per le case dei ricchi come: mobili da giardino, decorazione per caminetti, candelabri. Ingresso in ghisa in stile gotico- Parco di Tsarskoye Selo, 1777 Nel 1747, il ricco mercante  J. Korobkov fondò a Kasli una piccola fabbrica, analoga a molti altre, ma nel 1751 l’industriale Demidov l’acquisì e la fabbrica iniziò ad espandersi principalmente per le richieste della ricca borghesia di Mosca e San Pietroburgo. La natura del successo non è legata alla soddisfazione di chi aveva visitato questa città, ed aveva ammirato le opere uniche dei maestri di Kasli, ma avere sotto gli occhi le porte modellate e la recinzione dei giardini volute dallo Zar Alessandro I°, che si sviluppano per tutta la lunghezza delle mura del Cremlino a Mosca; il cancello di ingresso del parco del Palazzo Grande di Caterina a Pushkin (Tsarskoye Selo). Il momento di maggiore splendore per l’arte delle manifatture in ghisa può essere considerato il 1824, quando il nuovo manager della fabbrica Grigorij Zotov, introdusse la tecnologia tedesca dalla Royal Prussian Iron Foundry di Berlino, dove la loro produzione di oggetti d’arte aveva avuto un enorme successo in Europa. Scultura N. Gogol, R. Bach, 1902 Zotov richiamò i migliori artisti di talento, incisori, fonditori, modellatori e altri specialisti e questo primo nucleo padroneggiarono rapidamente la tecnologia tedesca della fusione artistica portata nello stampo di sabbia asciutta, introducendo nuove innovazioni e iniziado, con successo, a usarle per fondere varie figurine, busti, gruppi scultorei e altri oggetti d'arte, superando i modelli tedeschi e negli anni 1840-1860, la fabbrica di Kasli divenne il centro della principale tradizione della fusione di ghisa. Viene avviata la produzione delle sculture artistiche in ghisa di piccole dimensioni utili sulle scrivanie, si tratta di sculture Figurine, Museo di Orlov, Yaroslavl decorativi sui modelli dei famosi scultori russi P. Klodt, E. Lansere, A. Ober, R. Bach, N. Liberich, N. Laveretsky e molti altri. L'assortimento di prodotti inizia a rendere visibile i motivi della tradizione russa per soddisfare un’alta richiesta del mercato interno. Il periodo di massimo splendore della produzione va dal 1860 al 1890, quando la richiesta di prodotti in ghisa raggiunse livelli senza precedenti e i manufatti diventano oggetti d’arte riconosciuti in tutto il mondo e premiati con numerosi premi internazionali prestigiosi. Nel 1860 lo stabilimento di Kasli fu insignito del Golden Award, medaglia d'oro della Free Economical Society - medaglia d'argento della Mostra tessile di San Pietroburgo - diplomi e medaglie d'argento e d'oro al World Exhibitions di Parigi (1867), di Vienna (1873), di Philadelphia (1876), di Copenaghen (1888), di Stoccolma (1897). Padiglione Russo, all'Esposizione mondiale del 1900 Parigi Il successo più grande riconosciuto ai maestri artigiani degli Urali fu a Parigi all'Esposizione mondiale del 1900, quando rappresentarono la loro abilità, gli artigiani di Kasli realizzarono un padiglione interamente costruito in ghisa (architetto E. Baumgarten) in stile bizantino di dimensioni incredibili. La struttura a tre livelli era composta da più di mille pezzi unici in ghisa che rappresentavano composizioni scultoree per un peso totale di quattro mila tonnellate e assomigliava a una favolosa tenda, sormontata da una corona traforata. L'ingresso principale era decorato con un pesante baldacchino di velluto, sorretto da aste di ghisa. Il tema principale degli ornamenti era legato agli eroi leggendari, alle epopee, ai personaggi dei racconti popolari, agli uccelli profetici di gioia e dolore, torri, draghi, pesci, erbe dell'Antica Russia. San Giorgio Bisanzio e l'antica Russia si unirono in questa fantastica costruzione, mostrando a tutti visitatori un miracolo fatto di ghisa e l'elemento principale del padiglione espositivo rappresentato da una scultura in ghisa chiamata "Russia" raffigurante una guerriera ha creato un'immagine fantastica che è stata ricordata a lungo tempo dagli ospiti del padiglione. Nel periodo delle due guerre mondiali la lavorazione della ghisa si annullò a causa della necessità di soddisfare la produzione orientata ai bisogni militari, così che l'arte della fusione artistica era quasi scomparsa, rimanevano esclusivamente le collezioni dei modelli prodotti precedentemente, comunque nel 1934 fu creato un laboratorio unico per la fusione artistica e architettonica. Altorilievo "Congiunzione", 2015  Metropolitana di San Pietroburgo Grazie a questa minima presenza lo stabilimento iniziò a soddisfare gli ordini per la fornitura di pezzi soprattutto architettonici di grandi dimensioni per ponti e recinzioni per i viali e i parchi delle città metropolitane, ma anche panchine e pali per illuminazione. Il tema dei prodotti fu aggiornato, grazie ai nuovi bisogni rappresentati dalle decorazioni per le stazioni della metropolitana di Mosca e Leningrado, poiché servivano pezzi di alto livello artistico artigianale. L'impeccabilità artistica e l'alto livello estetico dei capolavori in ghisa di Kasli sono spiegati dall'uso di materiali di alta qualità, con caratteristiche uniche della sabbia per lo stampaggio, in grado Lavorazione di trasmettere i dettagli più raffinati e naturalmente dall'insuperabile capacità delle mani degli scultori, dei fonditori, dei modellatori, dei cesellatori, tutti veri artisti, che da un materiale duro come una pietra riescono a ricavare opere che hanno del miracoloso. Oggi, siamo arrivati alla dodicesima generazione di

Il Vino di Taman della cantina di Fanagoria

Il parallelo "d'Oro" Il territorio di Taman produce vino da circa 26 secoli, da quando gli antichi Greci arrivarono in queste terre nel VI secolo a.C., fondarono la grande colonia Fanogoria, che si trovava sulla penisola di Taman, nell'attuale territorio della Regione di Krasnodar. Oggi gli scavi, che vengono ancora condotti, evidenziano che la colonia era non lontana dal moderno villaggio di Taman. Gli antichi greci importarono insieme alla loro cultura, anche la coltivazione della vite. Nuovi vigneti fronte mare La penisola di Taman circoscritta da un microclima unico, reso mite dalla sua posizione tra la baia di Taman nel Mar Nero e il Mar d'Azov, si trova nel c.d. parallelo “d’oro” (latitudine nord di 45 gradi), dove si trovano le zone vinicole del Piemonte e del Bordeaux, un parallelo che gode dei vantaggi climatici tra il polo nord e l'equatore ed è la zona del nostro pianeta ritenuta la più favorevole alla vinificazione, infatti ci sono 285 giorni di sole all'anno, confortati dai venti provenienti dai mari caldi, con terre ricche di minerali, che creano condizioni eccellenti per i terrori locali, che arricchiscono la qualità delle uve, dando al vino note speciali. Uva Saperavi Taman è considerata la capitale vinicola della Russia, la maggior parte delle pianure locali sono occupate da vigneti e sulla penisola ci sono numerose cantine e aziende agricole, da una rilevazione statistica i vigneti del 2018 si estendono su una superficie di quasi 3,5 mila ettari dove vengono coltivati ​​più di 100 vitigni, che producono vini eccellenti per tutti i gusti. La storia della viticultura moderna di queste terra ha seguito la storia della Russia dagli Zar, al periodo Sovietico, fino ai giorni nostri, nel 1957 fu fondata una cantina intitolata all’antica città greca di "Fanagoria" che diede il nome all’impresa, con il tempo è diventata una delle cantine più grandi della Russia. Cantina “Fanagoria” Durante gli anni di lotta all’alcolismo 1985 /1990 (con il decreto dal 16 maggio 1985 sul proibizionismo contro l’alcolismo emanato dal governo di Mikhail Gorbachev) i viticoltori della penisola con grande difficoltà sono riusciti a preservare i vigneti promuovendo la produzione di succhi di frutta d’uva. Nel 1996 dalla fusione delle due maggiori imprese sovietiche nate nel periodo di Nikita Krusciov: la cantina Sennoj e l’azienda vitivinicola statale Fanagorskij sono state le protagoniste della rinascita della viticultura e della produzione del vino di qualità. Depositi Grazie ad una eccellente professionalità degli enologi locali oggi si producono diverse varietà di vini, dai classici come: Cabernet - Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Riesling, Pinot Noir a quelli nuovi e promettenti varietà autoctone come: Solaris, Monarch, Citron Magaracha, Tsimlyansky nero, Saperavi, Sibirkovij, Krasnostop, Varyushkin, ecc. La Cantina Fanagoria si occupa dell'intero ciclo di produzione dei suoi rinomati vini, dalla produzione di piantine, alla lavorazione dell'uva, ai sistemi di invecchiamento e distribuzione, la sua produzione vede più di 2.220 mila di litri di vino all’anno (più di 30 milioni di bottiglie) e vengono creati diversi prodotti come: vini bianchi e rossi, spumanti, cognac, brandy, liquori e vodka d'uva con il nome di “Chacha”. I vitigni I vini della produzione di serie sono: il Moscato, il Riesling, Sauvignon Blanc, lo Chardonnay e il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Pinot Nero, lo Tsimlyansky Black e Saperavi rossi. Nei silos dell’Azienda ci sono vini fermi per 20.000.000 di litri, dove si trovano vini di nuova raccolta, ma anche di vini degli anni precedenti conservati o immagazzinati. Tali quantità non mettono in discussione la priorità principale nel lavoro dell'azienda, che è l'alta qualità, infatti i vini Terroir "Fanagoria" occupano meritatamente i primi posti nelle competizioni e degustazioni professionali internazionali e sono molto apprezzati dai maggiori esperti mondiali, vincono ogni anno medaglie in prestigiose mostre internazionali tenute nel Regno Unito, Austria, Francia, Slovacchia, Cina, Giappone e Russia. Nel 2017 in occasione dell'AWC di Vienna, la Cantina di Fanagoria ha ottenuto un riconoscimento come miglior produttore russo di vino e ben 8 dei suoi vini hanno ricevuto quattro medaglie d'oro e quattro d'argento. Nel 2017 la cantina di Fanagoria per la prima volta ha rilasciato i prodotti con i marchio IGP (in russo ЗГУ)  e ZNPM (in russo ЗНМП) che rappresentano l’analogo sistema di qualità usato in altri paesi come: il COA in Francia, il DOC in Italia. Il marchio a denominazione di origine protetta ZNPM, rappresenta la categoria superiore al marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) e significa che la produzione di vino utilizzano uve provenienti al 100% dalla regione specificata dal marchio, con una sua posizione specifica e l’”albero genealogico del vino", che riconduce al vigneto e sono rappresentati i requisiti di qualità più elevati. Vino "Taman 100" Oggi, i prodotti con il marchio “Fanagoria” vengono venduti nella maggior parte delle Regioni della Russia e all'estero, iniziando a competere con i vini d’Italia e della Francia. La cantina è particolarmente orgogliosa della sua produzione: La collezione della linea di vini premium "100 tonalità" (4 tipi di rosso e 1 di bianco) che esprime l'unicità del terroir Fanagoria; Una collezione di vini premium "Cru Lermont" (8 tipi di rosso e 2 di bianco) che prende il nome dal poeta Mikhail Lermontov (che visitò Taman e le dedicò una serie di sue poesie); Una collezione di vini esclusivi d'autore voluti da famosi maestri enologi (8 tipi di rosso, 6 di bianco, 2 di rosse) di "Fanagoria" . Vino Taman "Cru Lermont" Tutte le collezioni esclusive sono realizzate con uve selezionate coltivate in vigneti Fanagoria appositamente designati, raccolte a mano e con il vino invecchiato in botti di quercia russa o caucasica. La Cantina di Fanogoria organizza degustazioni e visite guidate. Da 20 anni nel periodo di agosto a Taman si svolge una sagra “Il festival enogastronomico Vitigno di Taman”, che vede nella fiera dei produttori di vino e uva della penisola l'evento principale e che per un appassionato di vini vale il viaggio. Galleria foto

San Pietroburgo: la Cattedrale di San Isacco

La Cattedrale dedicata al monaco San Isacco di Dalmazia è conosciuta come Cattedrale di San Isacco, è una delle principali attrazioni di San Pietroburgo. La cattedrale è la più grande e sontuosa delle chiese ortodosse presenti nella antica capitale della Russia ed è la seconda chiesa ortodossa più alta del mondo dopo la Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca ed è anche un importante museo. L’attuale cattedrale è la quarta chiesa ad avere questo nome, infatti,  prima ne furono costruite già tre edifici religiosi. La sua storia ebbe inizio nel 1707, quando fu costruita una chiesa di legno in onore di Sant’Isacco di Dalmazia, un santo bizantino, il cui giorno dedicato era il medesimo giorno del compleanno di Pietro il Grande, da qui forse l’attenzione verso questa chiesa,  nel 1712, Pietro sposò Ekaterina Alekseevna, la sua seconda moglie. La chiesa fu costruita in legno e presto fu necessario passare ad una costruzione più solida in pietra. Seguì la seconda sempre voluta da Pietro il Grande che utilizzo come spazio l’attuale sede occupata dal monumento a lui dedicato a San Pietroburgo, ma il luogo si rivelò infelice, perché la vicinanza al fiume Neva compromise la stabilità dell’edificio che fu abbandonato. La terza chiesa nacque per desiderio di Caterina II^ che rispettando la memoria dello Zar Pietro edificò la nuova Cattedrale dove oggi si può ammirare, ma anche la terza non ebbe molta fortuna , infatti la Zarina Caterina La Grande morì prima che l’Arch. Rinaldi finisse i lavori. Il figlio di Caterina lo Zar Alessandro I°, volle riprendere  la costruzione abbandonata e bandì un nuovo concorso, vinse l’architetto francese Auguste Montferrand sulla base dei disegni che inglobavano le opere prima realizzate , ma il Montferrand non era molto esperto di costruzioni, era un architetto di interni e fu affiancato da un comitato speciale di famosi architetti russi. La solenne posa della nuova cattedrale ebbe luogo il 26 giugno 1819, ma  solo dopo 40 anni, il 30 maggio 1858, la Cattedrale di Sant’Isacco fu pronta e consacrata dal Metropolita di Novgorod e San Pietroburgo. Dopo la Rivoluzione di Ottobre del 1918, la cattedrale fu requisita dai Soviet e nell’aprile del 1931 l’edificio fu riaperto come museo antireligioso. Durante la difesa del Leningrado, la Cattedrale divenne rifugio di reperti preziosi dei musei di San Pietroburgo e dai suoi sobborghi,  per nascondere la cupola dorata e per evitare di attrarre gli aerei nemici essa stata verniciata con un colore grigio scuro e tutt’intorno all’edificio e persino sul suo tetto furono piazzati cannoni per la difesa aerea. Dopo la fine della guerra, la cattedrale fu restaurata per 16 anni con un lavoro fatto da maestranze che recuperarono i marmi e i mosaici originali, un lavoro importante che oggi lascia ammirati i visitatori. Dal punto di vista architettonico, la Cattedrale di San’Isacco è un edificio nello stile del tardo classicismo, con contaminazioni di altri stili come il neorinascimentale, lo stile bizantino. È interessante notare che la Cattedrale di Sant’Isacco, essendo una chiesa ortodossa, per le decorazioni ha utilizzato molte sculture, oltre le 450, all’interno della cattedrale ci sono 350 tra statue e rilievi. La Cattedrale di San’Isacco è la quarta chiesa a cupola più grande del mondo (il diametro esterno della cupola centrale è di 25,8 m e quello interno di 21,8 m), solo la Cattedrale di San Pietro a Roma, la Cattedrale di San Paolo a Londra e Santa Maria del Fiore a Firenze la superano. La Cattedrale di San’Isacco è un grande tesoro di gemme,  per la sua decorazione sono stati usati più di 40 tipi di pietre dure e sono stati utilizzati oltre 400 kg di oro, mezza tonnellata di lapislazzuli, 1.000 tonnellate di bronzo e 16 tonnellate di malachite. L’iconostasi della cattedrale costruita a forma di arco trionfale è decorata con colonne monolitiche di malachite. Le icone realizzate con la tecnica del mosaico sono state create secondo i pittoreschi originali di Timofei Neff, accademico dell’Accademia delle arti imperiale. Con i mosaici è decorato anche una parte significativa delle pareti della cattedrale dove si possono ammirare dei veri capolavori come: Immagine di Santa Caterina e San Nicola, la Passione del Signore e l’Ultima Cena. Nella finestra maggiore dell’altare c’e la vetrata della Risurrezione di Cristo, realizzata d’artista tedesco Heinrich Maria von Hess. Tutti i lavori decorativi degli interni della cattedrale sono stati realizzati da famosi artisti e scultori russi. Il colonnato della Cattedrale di San’Isacco si trova ad un’altezza di 43 metri dal suolo dove si può salire ed ammirare una spettacolare vista di San Pietroburgo dalla sua altezza.  

Le notti bianche di San Pietroburgo 

Le notti bianche sono un fenomeno che vede il sole tramontare all’orizzonte, per un tempo così breve, che la notte non riesce a scurirsi completamente e il crepuscolo serale si trasforma dolcemente in mattina. Il fenomeno si osserva nelle latitudini temperate che in quelle alte, prima e dopo il solstizio d’estate. In questo momento, la città di San Pietroburgo fiorisce con colori insoliti e diventa molto romantica, puoi camminare per le strade vuote, almeno fino al mattino, guardare la vita notturna della città, ammirare l’architettura antica, guardare le navi che passano lungo il fiume Neva. Le notti bianche non è solo un fenomeno naturale, per la città, ma è diventato un vero simbolo di San Pietroburgo e la città approfitta di questo momento, infatti si svolgono vari eventi culturali e alcuni di questi sono programmati proprio per usufruire di questa particolarità. Il periodo astronomico delle notti bianche dura dall’11 giugno al 2 luglio, la notte bianca d’eccellenza si osserva il 22 giugno. Le feste organizzate dalla città, durante le notti bianche, hanno avuto luogo dal primo anno della sua fondazione da  Pietro I il Grande. Nei difficili anni che seguirono la Rivoluzione d’Ottobre, gli eventi festivi praticamente cessarono, ma negli anni del dopoguerra ritornarono alla ribalta concerti e feste popolari, anche per dimenticare e tornare alla normalità. Le notti bianche si inizia a celebrarle dal 27 maggio, giorno della fondazione di San Pietroburgo avvenuta nel 1703, questa ricorrenza è amata da tutti i residenti della città e dai numerosi turisti che visitano San Pietroburgo in questi giorni. Le celebrazioni di massa che vengono messe in opera durante le notti bianche, come mostre, concerti e festival sono numerose, ricordiamo: il  Festival musicale e teatrale “Stelle delle Notti Bianche”, spettacoli indimenticabili che coprono tutte le ore e numerosi luoghi culturali come il Teatro Mariinsky che in quel periodo presenta un ricco programma di opere e balletti. Il Jazz Festival “Swing White Night” a cui partecipano i più importanti Gruppi jazz di tutto il mondo. Anche per i bambini c’è un loro festival d’arte il “Suoni e Colori delle Notti Bianche”. Una nota a parte vogliamo dedicarla all’evento più bello di quelli che si svolgono a San Pietroburgo durante questo periodo il Festival dei diplomati degli  istituti che si chiama “Alye Parusa” (la festa delle Vele Scarlatte), una manifestazione dedicata ai maturandi di San Pietroburgo, per l’occasione il bacino portuale sul fiume Neva, presso la Fortezza di Pietro e Paolo diventa la sede di un grandioso spettacolo all’aperto, dove è tradizione aspettare il “Veliero” che entra nel bacino nel momento che il rosso del tramonto si confonde con il russo dell’alba del nuovo giorno con le sue vele di colore rosso scarlatte e segue un mega spettacolo con fuochi d’artificio e luci laser, la prima volta di questa festa è stata celebrata nel 1968 e da allora continua e si è conquistato il titolo di essere tra i 20 migliori eventi culturali del mondo. Un altro spettacolo che consigliamo e che è molto amato dai turisti e che può essere osservato ogni sera quando vengono alzati i ponti levatoi sulla Neva, quando le navi hanno la supremazia sul fiume Neva. Questo spettacolo, che dura per ore, ha come scenografia i ponti sulla Neva, illuminati con effetti speciali, nessuno è uguale all’altro ognuno di essi è soggetto ad un suo programma. Di solito i primi ponti vengono alzati alle 1,25 e si chiudono al traffico automobilistico sino alle 5 del mattino e passeggiando sul lungomare nella notte bianca, è possibile vedere questo spettacolo più di volte. Non perdete l’occasione di visitare uno dei luoghi più belli della città l’isola Vasilyevskij, che offre una splendida vista su Neva e sulla città illuminata. Durante le notti bianche, si deve visitare il cuore di San Pietroburgo: Piazza del Palazzo d’inverno, è uno spettacolo incredibile, quando l’alba precoce illumina la cima della Colonna di Alessandro I° – lo Zar che vinse Napoleone – mentre la facciata dorata del Palazzo d’Inverno è ancora nel crepuscolo notturno. Un’esperienza diversa può essere ottenuta con un’escursione in barca lungo i fiumi e i canali di San Pietroburgo, un giro sotto i suoi numerosi ponti, per ascoltare storie interessanti e romantiche della vita di questa misteriosa città, sulla quale possiamo dire…. il sole non tramonta da quasi un mese. Vagando per le vecchie strade del suo centro storico, non potrai mai dimenticare questa meravigliosa città.  

Ricette russe: Salmone alla tartara

Salmone alla tartara – Тартар из лосося (Tartar isz lososia)   Difficoltà:  Media                           Reperibilità  alimenti:  Media                 Ingredienti per 4 persone Salmone fresco 500 g. Aneto 1 cucchiaio Il succo e la scorza di ½ limone Scalogno 1 (50 g) 1 Avocado (se piace) 1 Cetriolo Germogli di soia 1 cucchiaio olio d’oliva 1 cucchiaino senape (gusto a piacere) Sale e pepe q.b. Peperoncino o pepe a proprio gusto –.     Preparazione Preparate la polpa dell’avocado e il cetriolo spellato tagliandoli a dadini e lasciateli nelle ciotole. Prendete un trancio di salmone, sfilettate dei  filetti spessi e tagliateli a cubetti molto piccoli. Prendete un recipiente e mettete il salmone a condire con il succo di limone, l’olio d’oliva, sale, pepe q.b. e la senape che avete scelto. Triturate finemente lo scalogno e aneto (se fresco) e aggiungetelo al salmone, girate e amalgamate bene il tutto. Aggiungere la scorza di limone grattugiata, spolverate con il peperoncino o il pepe e mescolate il tutto per far insaporire bene. Prendete le formine mettete uno strato di avocado, poi uno strato di cetriolo e completate mettendo nelle formine l’impasto e mettere in frigo per 1½-2 ore. Svuotate le formine, con attenzione, su un piatto di portata guarnito con foglie di insalata, sopra le porzioni potete guarnire con germogli di soia. Servire con pane tostato e burro.                                                                         Buon appetito!! Приятного аппетита!! (Priiatnogo appietita)  

Ricette russe: Polpettine di pesce degli studenti

Polpettine degli studenti – Студенческие котлетки (Studiencieskie Kotlietki)     Difficoltà:    facile                        Reperibilità  alimenti :  facile       Ingredienti   1 pesce fresco: sgombri/sardine/sarde/salmone (a proprio gusto), se preferite potete usare il pesce in scatola. 2 uova 1 cipolla 4 cucchiai di semolino 4 cucchiai di olio extra-vergine Sale e pepe q.b   Preparazione 1 – A seconda del pesce che usate togliete le lische, per sgombri e salmone usate i filetti e usando il frullatore sminuzzatelo (pochi secondi). 2 – Se usate il pesce in scatola mettete il pesce scelto sgocciolato su un contenitore e schiacciate bene con una forchetta.   Tritate finemente la cipolla e mettetela su un piatto. Fate bollire 150 cl. di acqua su un piccolo tegame, versate il semolino e usando una frusta, per non aggrumare, cuocete per 3 minuti. Lasciate raffreddare la polenta di semolino. Aggiungete nel contenitore dove avete lavorato il pesce, la polenta di semolino, la cipolla triturata finemente, le uova, il pepe e salate dopo aver assaggiato il mix (fate attenzione, ricordate che il pesce in scatola è già salato di suo). Bagnate le mani e preparate delle polpette schiacciate. Mettete su una padella l’olio extra-vergine e portate a temperatura per friggere a fuoco medio,  girando le polpette almeno un paio di volte per parte. Mettetele sul foglio di carta per assorbire l’olio. Servite calde.   Buon appetito!! Приятного аппетита!! (Priiatnogo appietita)  

Ricette russe: Timballo di verdure

Timballo di verdure – Овощная запеканка (Ovoscnaia zapekanka)     Difficoltà :  media      Reperibilità  alimenti:   media         Ingredienti per 4 persone Carote 500 g. panna da cucinare 150 g. Uova 3 Patate 250 g. Yogurt naturale 200 gr. Spinaci surgelati 250g Farina 3cucchiai Rafano grattugiato 2-3 cucchiaini Burro 50 g. Pepe, sale q.b..   Preparazione Scongelate gli spinaci al microonde. Spelate e fate bollire le carote e  le patate. Preparare separatamente con ciascuna delle verdure un purè con un blander. Ora per ciascuno dei purè preparati secondo il tipo di verdura aggiungete 1/3 di panna, 1/3 di farina e un uovo, per avere una crema consistente, se necessario, aggiungete farina (vi suggeriamo di prepararli separatamente). Condite  tutte e tre le verdure con il sale e pepe a piacere. Preriscaldate il forno a 200 ° C. Prendete una forma da forno sufficiente per mettere le verdure preparate precedentemente e imburratela. Mettete sul fondo della forma il purè di carote, poi uno strato di puré di spinaci ( se volete copiare la foto, il purè di spinaci dovete lavorarlo dando la forma di un salsicciotto da sistemare al  centro dello strato di carote), poi versate sopra il purè di patate come ultimo strato. Coprite il tutto con la carta per il forno e cuocete in forno per circa 40/45 min. Per la salsa, unite il rafano grattugiato allo yogurt un po’ per volta, assaggiate per renderlo di vs gradimento. Tirate fuori dal forno il timballo e lasciate raffreddare per almeno 10 min., capovolgete la forma e depositatelo su un piatto di portata, poi potete iniziare a tagliare le porzioni. Le  fette vanno servite con la salsa. Buon appetito!! Приятного аппетита!! (Priiatnogo appietita)