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Artigianato russo: Il “Giocattolo” di Dymkovo

Le Statuine-Giocattolo di Dymkovo   Antico fischietto Il “Giocattolo di Dymkovo” rappresenta uno dei più antichi lavori d'artigianato russo e narra di un artigianato d'arte, che ha più di 400 anni e che è rimasto nell'antico insediamento di Dymkovo, che ora fa parte della città di Kirov a circa 1000 km a nord-est di Mosca. Questo tipico artigianato prende origine da un antico rituale pagano, delle antiche popolazioni della Siberia, che veneravano il Dio Sole e che nel proseguo dei tempo divenne parte delle feste popolari locali dove, per spaventare gli spiriti maligni, bisognava emettere fischi acuti e lanciare palle di argilla dipinte per allontanarliqui  da qui l'uso dei fischietti d'argilla. Alla fine del XV° inizio del XVI° secolo, lo Zar Ivan III ordinò a spostare quelle popolazioni dalle regioni settentrionali della Russia nei territori tra pianura russa e gli Urali settentrionali, la Regione di Kirov. Tra questa popolazione c'erano molti bravi mastri che sfruttavano la grande abbondanza di argilla della zona, per continuare la lavorazione degli oggetti utili nelle feste pagane, che non erano solo fischietti, ma anche,  piccole figurine-giocatolo per i bambini, dipinti con colori vivaci. Foto di A. Mezrina Maestra d’arte e del ricercatore, l'artista A. Denshin Con il tempo le tradizioni pagane persero il loro significato essendo subentrato il cristianesimo, ma il fischietto, rimase come strumento per comunicare gioia durante le feste, ma perdendo il loro scopo, la produzione diminuì a favore delle figurine che acquistarono sempre di più una propria raffinatezza e bellezza, proponendosi come oggetti artistici senza perdere, comunque, il nome di giocattoli. In tutti i tempi gli artisti hanno sempre cercato di rappresentare tutto ciò che li circondava: animali, scene di vita contadina, pescatori, donne con oggetti di vita quotidiana, belle ragazze e signori che si incontravano in occasione delle fiere, ma all'inizio del XX° secolo, l’artigianato di Dymkovo nella sua forma tradizionale era quasi scomparso. Grazie agli sforzi di due grandi appassionati dl quella storia di artigianato artistico: A. Mezrina figlia ed erede di maestri, da diverse generazioni e del  ricercatore, l'artista  A. Denshin, nei primi anni '30 riuscirono a far rivivere quella tradizione artigianale, supportata, anche dalle autorità sovietiche che volevano preservare tutte le tradizioni artigianali russe, restituendo, così l'antica gloria al giocattolo di Dymkovo. Nel periodo sovietico, furono fatti tentativi per aggiornare la gamma degli oggetti prodotti, aggiungendo i personaggi della nuova epoca post rivoluzionaria, ma senza successo, la gente acquistava solo le statuine tradizionali. San Giorgio opera di N. Bornykova Le statuine e gli oggetti di Dymkovo, oggi sono noti e i maestri artigiani continuano a creare personaggi e trame della vita russa del periodo precedente alla Rivoluzione russa del ‘17, poiché i maestri conservano attentamente le tradizioni e le tecniche che funzionavano durante il periodo di maggior sviluppo di quest’arte. Con tutta la loro semplicità e primitività esterna, molto naif  le statuine sono molto attraenti ed espressive e non ci sono due figure identiche, anche se l'intera varietà di tipi raffigurati sono molti: femminili e maschili, animali, uccelli e tutte le composizioni che raggruppano tutti questi soggetti. Secondo la tradizione consolidata, tutti i giocattoli sono fatti in modo che le figurine di donne si appoggiano sulle magnifiche gonne,  gli uomini sono quasi sempre a cavallo, gli animali hanno zampe corte e stabili, perché i lavori di Dymkovo non hanno mai avuto una produzione in serie. non sono stampati, perché gli artigiani hanno rigorosamente conservato, fino ad oggi questa tradizionale manifattura, seguendo tutti i canoni che si sono consolidati nel corso dei secoli. E’ bene sapere che questo artigianato è tutto al femminile,  ogni maestra  artigiana si occupa del oggetto dalla scultura alla pittura, realizzando una propria forma e disegno particolare tanto che si può riconoscere la sua calligrafia e le sue decorazioni, per questo le maestre artigiane di Dymkovo sono tutte riconosciuti dall'Unione degli artisti della Russia. Gruppo si statuine Per la produzione delle statuine di Dymkovo viene utilizzata argilla rossa locale, accuratamente miscelata con sabbia fine di fiume e le figurine sono modellate per le singole parti e puoi i singoli elementi sono assemblati e incollati usando lo stessa argilla, più liquida, senza l'uso di ulteriori collanti, l’oggetto viene lasciato ad asciugare da 2 a 5 giorni e infine viene cotto in un forno ad una temperatura di 700°-900°. Le figurine-giocattolo vengono dipinte con tempera bianca (due o tre strati) poiché si vuole fare sembrare l'argilla come se fosse porcellana, ma è solo un rivestimento che nei tempi passati soddisfaceva il sogno dagli strati poveri della popolazione, che nel tempo sono stati i principali acquirenti di questi giocattoli, per sentirsi più vicini ai ricchi; poi arriva la fase della pittura dipingendo semplici motivi con i colori vivaci, più saturi e lucenti grazie ad un ingrediente naturale: un uovo crudo. La decorazione del giocattolo nei i dettagli possono essere fatte anche con foglia d'oro incollata sul motivo. Il giocattolo di Dymkovo ha raggiunto la sua fama grazie alla presenza in varie mostre in Russia e all'estero: Italia, Germania, Francia, Giappone, Danimarca, Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti, Austria, Olanda, Belgio, Polonia, raccogliendo molto interesse. Nella città di Kirov è presente il «Museo dei giocattoli di Dymkovo», dove si trova una grande collezione (oltre 700 reperti), che viene costantemente aggiornata.  

La “filigrana” del Villaggio Krasnoe sul Volga

Cavallo in filigrana Il Villaggio di Krasnoe si trova sulla bellissima riva sinistra del fiume Volga, a 35 chilometri a sud-est della città di Kostroma, che è inclusa nel famoso itinerario turistico russo dell’Anello d’oro. Il nome del villaggio “Krasnoe”  significa  in antico russo “bello” e in effetti, qui tutto è bello, sia la natura, la città e l'artigianato, che qui si pratica fin dai tempi antichi e poiché in Russia ci sono molti insediamenti con lo stesso nome, tutti hanno un addendum che indica la loro posizione geografica, così questo sì chiama Krasnoe sul Volga. Le tracce del lavorazione con i metalli preziosi si trovano già in insiedamenti dal IX al X secolo, e reperti archeologici finno-ugro channo fatto recuperare numerosi strumenti per a lavorazione di gioielli e bellissimi gioielli dove era già presente una filigrana lieve, poco arrotolata, ma altri ritrovamenti del XII secolo preserntano un'evoluzione della lavorazione, in cui iniziano a comparire più filigrane saldate tra loro. Ciotola d'argento 1584, appartenente a Boris Godunov Questa antica tecnica di lavorazione del metallo in Russia prende il suo nome dalla antica lingua slava "skan" che significa intessere, torcere,  che infatti è la “filigrana” (adesso per questo tipo di artigianato si usa tutti due nomi). La prima menzione dell’artigianato sul territorio del villaggio  Krasnoe risale al 1569, quando lo Zar Boris Godunov, ha dato l’ordine ai contadini che vivevano nelle terre non fertile a impegnarsi ad imparare e produrre questo particolare tipo di gioielli. Copertina libro in filigrana Con il tempo vengono ideate ed applicate nuove metodologie, la filigrana traforata ed in rilievo, comincia ad assumere un ruolo importante grazie all'inserimento di pietre preziose, che appaiono nelle forme più svariate dove i grandi maestri ideavano e realizzavano le loro opere seguendo la lavorazione dal primo all'ultimo stadio, custodendo gelosamente tutti i loro segreti , ma è soprattutto dopo il periodo dell'invasione mongolo-tartarica, che inizia la formazione una vera corporazione di mestiere per la produzione in filigrana degli oggetti d’arte in argento  e con l'utilizzazione di pietre preziose, smalti, legno ed avorio intagliato, grazie, soprattutto alle commesse delle famiglie degli Zar, della Corte  e della Chiesa. Nel XVII secolo la "skan” (filigrana) ebbe una grandissima richiesta da parte dell'aristocrazia e della classe media e a metà del XIX secolo la produzione di oggetti artistici in filigrana divenne  la principale occupazione di villaggio Krasnoe per tutti i sui abitanti, di tutte le età e in tutte le case, tanto che la produzione diventa di massa: gioielli in argento, croci, lamine stampate per le icone, piatti d'argento. Simbolo dell'URSS in filigrana d'oro 1939 L'esistenza della grande via di trasporto, il Volga, ha contribuito allo sviluppo e alla diffusione della filigrana e del mestiere artigianale, infatti con i battelli che risalivano il fiume Volga, nel villaggio arrivava il metallo e partiva il prodotto fatto per essere inviato alla più grande fiera russa di quel tempo che si svolgeva nella città di Nizhny Novgorod, dove in seguito nacque una produzione simile, concorrente, oggi nota come “filigrana di Kazakovo”. Dopo la rivoluzione del 1917, questo artigianato riuscì a sopravvivere facendo i distintivi: le stelle rosse per l'esercito del nuovo governo sovietico. Nel 1919, gli artigiani si unirono in una cooperativa e si occupano di insegne militari e distintivi per la glorificazione del lavoro in nome del potere sovietico, soprattutto medaglie con i ritratti di Marx, Engels, Lenin, ma a metà del XX secolo grazie ai maestri artigiani di  Krasnoe è stato possibile far sopravvivere al declino e alla perdita dell'antica tecnica e la gioielleria in filigrana riacquistò la sua forza quando le opere (spille, cofanetti e portabicchieri) di maestri del Villaggio Krasnoe sul Volga furono presentati alla mostra mondiale di Parigi nel 1937, dove vennero premiati con medaglie d'oro e nel 1939, alla mostra a New York, lo stemma dell'Unione Sovietica fatta nella filigrana traforata ricevette il Grand Prix, da allora iniziò il "periodo d'oro" di questo artigianato sono diventati prodotti esclusivi, che con grand orgoglio portarono avanti le migliori tradizioni gioielliere dell’antica scuola "Krasnoselskaya". Cigni in filigrana d'argento In ogni prodotto, gli artisti investono la loro anima, la loro immaginazione, la loro passione, la loro visione del mondo, trovando soluzioni e tecniche dal design insolite e grazie a questo impegno la cooperativa è riuscita a produrre tanti articoli di gioielleria, ma la filigrana è sempre stata il segno distintivo di scuola Krasnoselskaya e si è trasformata nell'arte più "russa" di gioielli, souvenir, portabicchiere, vasi  e nonostante il 100% di lavoro manuale e tecnica sofisticata,  un gioiello in filigrana possono permetterselo tutti i ceti sociali e i "merletti" in metallo potrebbero trovarsi sui mobili di tantissime case russe. Negli anni '90, durante il crollo dell'Unione Sovietica, un periodo non facile per l'intera industria russa, l’artigianato d'arte di Krasnoselskaya,  rischiò la sua esistenza, infatti la cooperativa era diventata privata e doveva riorientarsi in una economia disastrata e se ai tempi dell'URSS si usavano soprattutto i materiali nobili e si produceva in massa, ora si usavano esclusivamente i metalli preziosi, grazie alla tradizione dei maestri artigiani di Krasnoe lo "skan" svolge ancora un ruolo importante per l'economia della Regione. Lavorazione Gli oggetti sono realizzati tessendo manualmente filo d'argento, d’oro, di platino che formano una "corda" e i motivi in filigrana sono diversi: "superficie liscia", "corda", "pizzo", "treccia", "spina di pesce", "treccia", "zigzag" “anello”, dopo vengono  lavorati in diversi forme decorative, bellissimi ornamenti in metallo simili a merletti e con ricci che diventano elementi essenziali per creare oggetti che assumono forme tridimensionali. L'ornamento ha una rifinitura chiara ed accurata, gli oggetti ideati raggiungono un assortimento molto ampio, ma tutti sono autentiche opere d'arte e rappresentano la parte importante dell’artigianato russo. A volte i prodotti sono decorati con la granulazione, utilizzano sfere d’oro o d’argento di dimensioni diverse, ma sempre ridottissime, colorati o con inserti di smalto di Rostov,  per le opere importanti si usano corindoni e pietre preziose. Porta bicchiere La fabbrica produce vasi, insalatiere, scatole e saliere, porta bicchiere, souvenir, Icone, ciondoli,  lavorazioni che oggi si trovano nei

Avanguardia russa: due eventi a Mosca e Firenze

Evento culturale a Mosca Dal 23 ottobre al 23 febbraio 2020, a Mosca nel Museo Nuova Galleria Tret’jakov si svolge una mostra unica sugli artisti russi che hanno dato vita al movimento artistico  “Vanguardia: Elenco n. 1”, dedicato al centenario della prima esposizione avvenuta nel Museo della cultura pittorica, aperto esclusivamente per loro a Mosca nel 1919 dal suo primo direttore Vasilij Kandinsky (1919-1920). E’ stato il primo museo statale al mondo dedicato all’arte moderna, anticipando il MOMA di New York, ma con un destino diverso, infatti la sua attività durò solo dieci anni, dal 1919 al 1929, ma nel 1929, il museo fu chiuso dalle autorità sovietiche, poiché fù preferita la cosi dette arte del realismo sovietico e le opere furono trasferite alla Galleria di Tretyakov predisponendo l’inventario “Elenco n. 1” da questo elenco la mostra prende il nome: “Vanguardia: Elenco n. 1”. La mostra presenta 250 opere, di questi artisti ormai tutti famosi come: Malevich, Kandinsky, Rodchenko, Altman, Tatlin, Goncharova e molti altri. I curatori di questo evento culturale hanno raccolto le opere che 100 anni fa sono stati i dipinti esposti nel “Museo della cultura pittorica” e per la mostra sono state raccolte da tutto il mondo Gran Bretagna, Germania, Grecia e dai musei di tutta la Russia, per un totale di ben 18 collezioni russe e 5 straniere. L’esposizione è stata organizzata seguendo i documenti d’archivio e facendo riferimento alle foto di quegli anni, per ricreare l’allocazione dei quadri nell’ordine della prima mostra, nel Museo della cultura pittorica. La mostra presenta non solo pittura, ma anche sculture, grafica, libri, fotografie e manifesti di quell’artisti del’avanguardia sovietica.           Evento culturale a Firenze Per coloro che non possono visitare Mosca e sono interessati agli artisti dell’avanguardia sovietica possono cogliere l’opportunità, unica di visitare la mostra  “Natalia Goncharova – Una donna e le avanguardie, tra Gauguin, Matisse e Picasso”, che espone ben 130 opere sia della  Goncharova che di suo marito il pittore Mikhail Larionov, che si terrà dal 28 settembre 2019 al 12 gennaio 2020 a Firenze a Palazzo Strozzi. Natalia Goncharova è una straordinaria figura di pittrice che ha conquistato un posto di fama mondiale nel Panteon degli artisti, partecipando all’avventura artistica delle avanguardie russe del primo Novecento, influenzata dai lavori di Picasso, Gauguin, Cezanne, Matisse. Un’artista poliedrica, pittrice, costumista, illustratrice, grafica, scenografa, decoratrice, stilista che insieme a suo marito Mikhail Larionov, uno dei fondatori dell’avanguardia russa, ha partecipato attivamente al nuovo percorso artistico diventando un punto di riferimento di un nuovo gruppo chiamato “Direzione di sinistra” che voleva portare questa nuova arte tra la gente comune.  

Ricetta russa: Minestra di cavoli

Minestra di cavoli – Щи (Sci)     Ingredienti per quattro/sei  persone 3-3,5 l. di acqua 300 gr. carne di manzo 300 gr. carne di maiale 500 gr cavolo bianco 300 gr. di patate 150 gr. di carote 150 gr. di cipolla 150 gr. pomodori rossi freschi 15 gr. di conserva di pomodoro 20 gr. di olio extravergine o olio di girasole 2 foglie di alloro aglio 2 spicchi Condimento della minestra 10 gr. aneto 10-15 gr. di cipolla verde panna acida (yogurt greco) sale, pepe.   Preparazione Comprate un pezzo di noce  di vitellone e tagliatelo in pezzi medi; Prendete una pentola capiente da  4/5 litri, mettete carne e copritela con l’acqua, portate ad ebollizione e lessate per 30-40 m. togliendo la schiuma che si forma durante la cottura; Pronto il brodo  aggiungete il cavolo  bianco e l’alloro e lessate ancora 30 m; Pelate gli ortaggi e tagliateli minutamente, prendete una padella mettete olio extravergine o olio di girasole e cuocete la  la carota, la cipolla e i pomodori freschi tagliati a tocchetti,  per metà cottura, durante la cottura aggiungete la pasta di conserva di pomodoro, finita la cottura versate tutto il contenuto nella pentola con il brodo e la carne. Nel brodo  aggiungete le patate mondate e affettate a cubetti e fate bollire per altri 10-15 m. mescolando il tutto bene, condite con il sale, pepe e una punta di cucchiaino  di zucchero se di vostro gusto. Spegnete il fuoco e lasciate aperta la pentola e prima di presentarla aspettate almeno 1 ora. Il gusto della questa zuppa e’ acidofila, quindi per dare un gusto piacevole è necessario aggiungere delle verdure fresche e la panna acida. Preparate l’altra verdura fresca (la cipolla verde, l’aglio e l’aneto) tagliata minutamente, mescolate insieme da portare a tavola su delle ciotole, questo mix  serve per condire la zuppa spolverando sopra il mix. Fate aggiungere ai vostri ospiti uno o più cucchiai di yogurt o panna acida, suggeriamo di far assaggiare prima la minestra senza zuppa poi con un cucchiaio di yogurt, sarà il vostro ospite a condirla secondo il proprio gusto personale.         Приятного аппетита!!  (Priiatnogo appietita) !! Buon appetito!!

Mosca è la città più visitata della Russia

Sono state presentati i risultati relativi alla stagione turistica del 2019 in Russia. Mosca è sempre la città russa più visitata dai turisti stranieri, le altre top 5 sono: San Pietroburgo, la Regione di Kaliningrad e Irkutsk e la Repubblica di Buriazia. Nel 2018 la città di Mosca è stata visitata da 5,5 milioni turisti stranieri. Nella stagione estiva del 2019, il numero di ospiti complessivi della capitale è stato di ben 11,5 milioni, il 32,4 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e i turisti più numerosi sono stati i Cinesi, i Tedeschi, i Francesi, gli Italiani e gli Israeliani. Il Comitato del turismo di Mosca in connessione con il crescente flusso di turisti stranieri, ha sviluppato nuove linee di supporto per i turisti della città di Mosca in grado di produrre tutte le informazioni necessarie al loro soggiorno, piccole guide di facile consultazione in grado  di renderli più autonomi e in grado di crearsi il loro percorso,  la propria passeggiata in città. Uno dei progetti che si chiama “Mosca in tasca” ha già prodotto tre nuove e utili guide. Le guide sono in lingua inglese (speriamo tra poco esce anche in italiano) è realizzate in un formato compatto, comodo da portare in tasca e si può prendere (gratuito) nei musei, gallerie, parchi e altri centri turistici di Mosca. Le guide sono tre di vario colore: Guida in colore rosso “Mosca: cosa da vedere” presenta i famosi musei, monumenti, parchi, piattaforme panoramiche, spazi d’arte. Gli ospiti della capitale potranno trovare una mappa del centro storico della città con il percorso dei luoghi più interessanti da visitare. Guida in colore verde Mosca: per i bambini” presenta i musei che possono interessare i bambini, musei con le mostre per bambini, elenco dei ristoranti con menù per bambini, spazi gioco e sportivi per bambini e notizie dettagliate dello zoo di Mosca. Guida in colore blu “Mosca: eventi e cultura” presenta tutti i festival che si svolgono a Mosca per tutto l’anno, Mostre in corso ai musei, eventi sportivi ed eventi gastronomici. Quest’anno la città di Mosca è stata presentata in tre categorie contemporaneamente (Miglior Festival evento turistico – Miglior evento sportivo per i turisti – Miglior Città da visitare), per il premio “World Travel Awards”, il premio “Oscar” nel settore del turismo. I vincitori della finale saranno annunciati, nella città di Muscat (Oman) il 28 novembre 2019.  

Turista a Mosca? Ecco un numero utile dove informarti

Ecco il numero unico per richiedere al telefono informazioni turistiche a Mosca   A Mosca adesso funziona un nuovo numero unico di telefono per contattare il Centro di supporto alle informazioni turistiche per i turisti di Mosca: il 122 numero fisso +7 (495) 122-01-11 Tutti e due numeri funzionano 24h su 7gg. Gli operatori rispondano in lingua russa e inglese. Le chiamate si possono fare da qualsiasi punto di Mosca e della Regione di Mosca con il telefono fisso o da cellulare con tutti gli operatori russi e stranieri. Il pagamento per le chiamate verso entrambi i numeri viene effettuato in base alla tariffa dell’operatore con cui si ha il contratto.  

Le scatole in lacca di Fedoskino

C’è un luogo a circa 40 km da Mosca famoso in Russia, ma anche in tutto il mondo per la produzione di capolavori artistici in lacca di cartapesta, con dipinti di paesaggi, personaggi di vecchie fiabe e folclore russi è il villaggio di Fedoskino, con circa 300 abitanti, tutti impegnati in questo artigianato di nicchia. Le scatole di Fedoskino sono uno dei prodotti di artigianato russo più rinomati, con una storia artistica di oltre 200 anni, che ha dato l’inizio a una nuova particolare scuola artistica di artigianato tradizionale che vede città come: Palekh, Mstera, Kholuy, famose anch’esse per i lavori in lacca che hanno glorificato l’artigianato artistico russo. La storia ha inizio nel 1795, quando il commerciante moscovita Piotr Korobov fece sorgere una fabbrica per la produzione della cartapesta, necessaria ai copricapo militari, infatti  forniva i dettagli in lacca per esercito dello Zar Pavel I. Durante un viaggio in Germania fu colpito della bellezza delle tabacchiere laccate li prodotte e decise di introdurle in Russia, per questo portò in Russia a Fedoskino degli artigiani tedeschi, i quali insegnarono agli uomini e donne della sua fabbrica la tecnica di lavorazione e si passò alla produzione. All’inizio si seguì la tecnica tedesca, cioè’ gli oggetti: tabacchiere, portafogli o scatole, avevano dei disegni stampati precedentemente e incollati sul coperchio o i fianchi dell’oggetto e poi venivano laccati. Dopo la morte del fondatore Piotr Korobov  un suo discendente, della famiglia Lukutin  nel 1814, elaborò per la prima volta un nuovo procedimento, gli oggetti furono decorati con disegni dipinti manualmente e con colori ad olio, inizia così una nuova storia artistica delle miniature laccate russe. I Maestri artigiani, veri artisti, adottarono una tecnica più sofisticata rifacendosi ai pittori del periodo del Rinascimento: la precisione dei dettagli. Dalla prima metà del’ 800 i maestri artigiani di Fedoskino svilupparono una propria forma artistica  le “lacche di Lukutin” che applicate sui vari oggetti come: tabacchiere, porta sigarette, porta gioielli e altri tipi di scatole e oggetti piccoli, divennero celebri in tutta la Russia e anche in ambito europeo. Oggi quella tecnica e quello stile continuano questa bella storia dell’artigianato artistico russo, le scatole di lacca originali di ”Fedoskino”  sono eguali a quelle di 200 anni fa, fatti con gli stessi materiali e anche oggi l’artista ha piena libertà nell’interpretazione artistica, ma la composizione, i dettagli molto realistici continua nella tradizione unica e nell’uso di materiali unici necessari a produrre l’oggetto, con il risultato finale che permette di ammirare un dipinto sulla scatola con bellissimi effetti traslucidi. I soggetti di questi piccoli capolavori, comprendono scene di vita quotidiana, riproduzioni di quadri di pittori famosi, personaggi delle fiabe russe, scene storiche, paesaggi russi, chiese, però l’immagine che racchiude la bellezza di questi oggetti è la Troyika trascinata da tre cavalli che è rimasta per sempre il biglietto da visita per le lacche tradizionali di Fedoskino. Le lacche della fabbrica di Lukutin sono state più volte presentate in mostre e fiere russe e straniere, dove hanno sempre conquistato le medaglie d’oro. La produzione della fabbrica di Lukutin durò fino al 1904, quando gli eredi di Lukutin la chiusero, ma nel 1910 con l’aiuto del filantropo Savva Morozov, la produzione delle lacche fu ripresa e preservata grazie, anche agli artigiani che si unirono in una cooperativa. Dopo la rivoluzione del 1917, l’artel (cooperativa degli artigiani) incontrò grandi difficoltà, causate non solo da un forte calo della richiesta per i suoi particolari e costosi prodotti, anche dall’atteggiamento negativo delle nuove autorità, che impose una tassa insopportabile per gli artigiani e persino ripetuti tentativi di chiudere le officine d’artigianati. Tutto cambiò nel 1923, quando i prodotti dei pochi artigiani rimasti, presentati in una mostra a Mosca ebbero un grande successo e poi mandati in altre esposizioni in tutta l’Europa, ricevettero grande attenzione, ottenendo numerosi diplomi e medaglie d’oro. Le lacche di Fedoskino incominciarono ad essere uno status symbol per i dirigenti dell’epoca sovietica, tanto da rimanere sotto la speciale attenzione dello Stato, infatti durante la seconda guerra mondiale, i maestri artigiani non furono chiamati per il servizio militare. Negli anni ’70, il governo sovietico ha contribuito allo sviluppo del settore costruendo una nuova grande fabbrica a Fedoskino e una scuola per formare i giovani a questo particolare artigianato. Come avviene la produzione di una scatola in lacca? E’ un processo lungo e complicato, fatto tutto a mano e può durare da quattro ai sei mesi, solo per creare  la scatola di cartapesta occorre più di un mese. La produzione, anche di una piccola scatola è un lavoro di un’intera squadra di specialisti dove tutto inizia con la produzione di un cartone pressato che è l’unico materiale con cui dopo vengono realizzati tutti i prodotti. Le strisce di cartone già tagliati secondo la misura necessaria, viene spalmata con pasta di amido e messe a strati sovrapposti tra loro (da 8 o più), dopo si mettono su una forma di legno che sotto una pressatrice da venti tonnellate, conferisce la forma dell’oggetto che si vuole realizzare, poi si immerge il tutto nella una miscela d’olio di lino e cherosene e dopo viene fatta asciugare per due settimane. Dopo l’essiccazione, la cartapesta acquisisce un caratteristico di colore marrone scuro e la consistenza del legno. Prima di eseguire il disegno gli artisti di Fedoskino preparano lo sfondo coprendo la superficie della scatola con polvere metallica: alluminio, bronzo, ma anche argento e oro, oppure con un materiale che imita la madreperla oppure inserendo sottili lamine di vera madreperla e l’effetto che si ricava è veramente sorprendente come se l’oggetto emanasse una luce. Il disegno poi viene eseguito realizzando tre/quattro mani di colore ad olio, e per ogni mano di colore il dipinto viene sempre più dettagliato ed ognuna di queste fasi i dipinti vengono coperti di lacca (fino a 24 strati), ogni strato deve asciugarsi prima di passare all’altro e l’ultimo viene lucidato a specchio. Questa tecnica permette di ottenere l’effetto di profondità e volume, tanto che i ritratti delle persone sono molto realistici: come vivi e i paesaggi

Artigianato russo: i Samovar di Tula

Samovar di Tula Il Samovàr è un contenitore metallico tradizionalmente usato per bollire l’acqua e preparare il tè. C’è una leggenda, secondo la quale, il samovar fu introdotto in Russia dallo Zar Pietro I° dall’Olanda, ma in realtà i samovar apparvero solo mezzo secolo dopo la sua morte, infatti non esisteva prima della metà del XVIII° secolo. Iil samovar è menzionato in quasi tutte le opere significative degli scrittori russi dell’epoca, comunque è diventato la caratteristica costante della vita in casa dall’800 agli anni ’60 del XX° secolo, soprattutto in campagna. La parola samovar è di origine russa e significa “cuoce da solo“, per scaldare l’acqua i primi samovar  avevano al centro un tubo che attraversava il serbatoio d’acqua e arrivava alla zona dove bruciavano i diversi tipi di combustibile come: carbone, carbonella, pigne, cono di cedro e vari tipi di trucioli di legno. La prima notizia di samovar risale ad alcuni documenti del 1740, relativi a una teiera in rame stagnata di 16 libbre prodotta nella città di Suksun, negli Urali – cuore dell’industria della produzione di rame e ottone russa, dove gli artigiani locali producevano fino a 60.000 samovar all’anno. Nel 1778, un armaiolo russo, Fedor Lisitsin, aprì una piccola officina a Tula, una città a 180 km da Mosca, con una tradizione artigianale della lavorazione di ottone molto significativa. Lisitsyn e i suoi due figli, lavorarono ad un progetto: come costruire in serie il samovar, un oggetto finora realizzato singolarmente dagli artigiani. L’officina di Lisitsin fu la prima a produrre industrialmente i samovar, ed ebbero un grande successo, tanto che Tula, negli anni intorno al 1830, divenne la capitale Russa della fabbricazione dei samovar. Nel 1840, arrivò la moda dei samovar in stile “rococò“, caratterizzati da ricchi ornamenti lussureggianti, molto richiesti dai ceti medi della popolazione urbana come: la borghesia, la burocrazia statale, le famiglie nobili, un vero e proprio boom industriale che portò la città di Tula ad avere 714 tra piccole e grandi fabbriche di samovar. I samovar dei maestri di Tula ricevettero ripetutamente medaglie alle Esposizioni mondiali di Parigi (1889), Chicago (1893), Londra (1909), Mosca (1882) e Nizhny Novgorod (1896). Nel 1918, dopo la Rivoluzione d’Ottobre furono unificate le tre più importanti fabbriche di samovar che integrarono 8 piccoli laboratori e 27 maestri privati facendo nascere una vera industria metalmeccanica statale promovendo una società chiamata Shtamp “sfornare” e purtroppo la quantità divenne più importante della qualità, per tanti anni la fabbrica produsse i samovar per l’intero territorio sovietico. Per fortuna i veri maestri artigiani sono rimasti e hanno salvato quell’arte e sono riusciti a trasferire le loro conoscenze e abilità alle generazioni più giovani che sono arrivate sino ai nostri giorni. Un nuovo successo ha riportato al centro dell’attenzione degli stranieri il samovar, grazie ai giochi olimpici nel 1980, il samovar è stato il souvenir più richiesto dopo la matrioska! Ora nella produzione dei samovar di Tula sono impegnati ormai solo due società: l’antica fabbrica “Shtamp” e “La casa di commercio delle cartucce” famosa fabbrica sin dai tempi della Russia zarista. Si avete letto bene! La fabbrica prima dei samovar fabbricava cartucce, poiché in entrambe le produzioni si usa lo stesso metallo: l’ottone. In entrambe fabbriche c’è una sezione in cui i discendenti dei maestri artigiani ripropongono, secondo la tradizione iniziata nell’officina di Lisitsin. La tecnologia di produzione non è cambiata ed è mantenuta nella massima riservatezza. Tutti i samovar sono fatti di ottone e nasce esclusivamente per i singoli ordini, infatti gli artigiani creano un design unico con incisioni artistiche, utilizzando, anche metalli e legni preziose, che arricchisce e rende ancora più esclusivo il samovar Il maestro artigiano impiega una settimana per creare ciascuno di questi samovar, poichè tutte le parti del samovar sono tagliate a mano e saldate al corpo con perni speciali. Le migliori opere vengono realizzati in due copie: una viene data al cliente e l’altra viene conservata nel museo della fabbrica. Nel 1990, a Tula, vicino alle mura dell’antico Cremlino della città, è stato aperto il museo “Samovar di Tula” Nel museo si possono vedere samovar di forme e dimensioni diverse: da un’enorme samovar da 70 litri a un micro samovar per tre gocce d’acqua. I più preziosi samovar sono esposti anche nei musei statali di Mosca e San Pietroburgo.

La Madonna di Botticelli in tour attraverso la Russia

La Madonna Della Loggia, eseguito da Sandro Botticelli nella fase giovanile (1445-1510), proveniente dalle Gallerie degli Uffizi, sarà esposta per la prima volta in Russia.  Due le tappe e quattro eventi: La prima tappa si svolgerà nella città di Vladivostok, la più orientale delle città russe sull’Oceano Pacifico. 1.         In occasione dello svolgimento a Vladivostok del “V° Eastern economic forum” (4-5 settembre), l’Italia per la prima volta è stata chiamata a partecipare a questo  importante Forum economico orientale e si presenta con questo biglietto da visita; 2.         Il secondo evento che vedrà esposta la Madonna di Botticelli sarà presso la Galleria Nazionale Primorye (9 settembre – 6 novembre) – Qui il capolavoro la «Madonna Della Loggia» sarà esposta per la prima volta in Russia e farà il viaggio più lungo della sua storia, compiendo un suggestivo percorso ideale lungo tutto il territorio della Federazione Russa (più di 10 mila chilometri) e per una città e una Regione così distante dai centri culturali di Mosca e San Pietroburgo è un evento culturale straordinario. Dopo Vladivostok la seconda tappa si svolgerà a San Pietroburgo in occasione del “VIII Forum internazionale della cultura”. 1.         Il quadro di Sandro Botticelli diventerà l’attrazione del “Forum internazionale della cultura” di San Pietroburgo (14-16 novembre), che si terrà nell’Hermitage; 2.         La “Madonna della Loggia” sarà esposta all’Hermitage di San Pietroburgo nella sala di Leonardo da Vinci in assenza della Madonna Litta del Museo Statale Ermitage in Italia per la ricorrenza delle celebrazioni di Leonardo Da Vinci, infatti l’Ermitage ha prestato ai musei italiani per delle mostre temporanee, entrambi i capolavori di Leonardo la “Madonna Benois” e la “Madonna Litta”.   La madonna di Botticelli rifacendosi all’antica iconografia bizantina nota come Glikophilousa,  non a caso è stata scelta come rappresentazione più intensamente ed intima della Madre di Dio che ricorda l’iconografia delle Icone russe. La “Madonna della Loggia” con l’immagine del Bambino sdraiato sulla guancia della Vergine, attraverso un nuovo linguaggio pittorico riproduce il canone bizantino dell’immagine di Nostra Signora della Tenerezza, che è molto apprezzata e amata in Russia ed è una delle immagini più venerate, riprodotta e secondo questa iconografia è stata l’icona La Madre di Dio della città di Vladimir ne è stato il prototipo. Insieme all’opera originale sarà esposta una copia tattile del quadro, con un’autoguida per le persone non vedenti e ipovedenti grazie ad un progetto creato da specialisti di Bilbao e delle Gallerie degli Uffizi. Le mostre sono patrocinate e sostenute dall’ambasciata d’Italia a Mosca e organizzate dalle Gallerie degli Uffizi, dalla Galleria Nazionale Primorye di Vladivostok e dal museo statale Ermitage di San Pietroburgo.

Metropolitana di Mosca: storie interessanti

L’iconografia sovietica nella Metropolitana di Mosca La storia della creazione della Metropolitana di Mosca, piaccia o no, è indissolubilmente legata a Stalin. La storia della metropolitana moscovita è iniziata alla fine di novembre del 1931, quando una prima bozza del progetto delle sue prime linee fu presentata nel comitato del partito di Mosca e approvata personalmente da Stalin. Il 10 dicembre 1931, nel cortile della casa n. 13A di via Rusakovskaya, che si trova nel distretto di Sokolniki, la zona orientale di Mosca, sette operai iniziarono i rilievi necessari agli scavi della futura metropolitana, che oggi stupisce per la sua grandezza e bellezza. Quattro anni dopo, il 15 maggio 1935, la Metropolitana di Mosca era aperta ai passeggeri per un percorso che comprendeva 11,6 km di binari ferroviari, 13 stazioni ed era servita da 14 treni. La storia della metropolitana di Mosca ha un percorso pieno di leggende con storie non lontane dalla verità, che d’altronde derivano dalla storia che riguarda il periodo di Stalin. La leggenda più popolare della Metropolitana di Mosca associata al nome di Stalin, riguarda i colori con cui sono indicate le prime tre linee della metropolitana sulla mappa: marrone per la linea Kolzevaya, rosso per la linea Sokolniceskaya e blu per la Arbatsko-Pokrovskaya. Il colore marrone non è tra i colori più diffusi nella storia della Russia sovietica, ma secondo la leggenda, quando fu presentato il progetto per indicare la posizione della prima linea principale della futura metropolitana, accadde che Stalin mise un bicchiere di caffè al centro del foglio del progetto per chiedere il suo punto di vista, ma alla fine della riunione rimase la traccia del caffè versato casualmente e fu “accettata per l’esecuzione” il colore marrone che fu usato per designare la linea Kolzevaya sulla mappa della metropolitana. Anche per i colori delle altre due linee successive, la leggenda dice che quando Iosif Stalin discusse il progetto con gli ingegneri, usò una matita rosso-blu (molto comune a quel tempo) e dopo aver disegnato la seconda linea con la matita rossa, la matita si spuntò e per disegnare la terza, lui utilizzò la matita blu e nessuno osò cambiare i colori. Stalin usò la metropolitana solo una volta, ciò accadde il 6 novembre 1941, quando scese la scala mobile della metropolitana della stazione Belorusskaya e arrivò con la metropolitana alla stazione Mayakovskaya, dove quel giorno si teneva una solenne manifestazione in onore della ricorrenza della rivoluzione del 1917. In quel periodo era consuetudine inserire l’immagine di Stalin o quella Stalin e Lenin nella decorazioni delle sale delle stazioni a prescindere dal tema dedicato a quella Stazione. Non sappiamo, perché non c’è documentazione, se Stalin intervenisse per dare ordini ai progettisti o agli architetti per fare questi inserimento, ma c’è la certezza che gli architetti che presentavano  il progetto di tutte le prime stazioni, l’inserimento delle immagini dei due protagonisti della Rivoluzione d’Ottobre  era la chiave per fare accettare il progetto. Dopo il XX° Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) che si tenne presso il Gran Palazzo del Cremlino di Mosca dal 14 al 26 febbraio 1956 e passato alla storia per l’intervento dell’allora Primo segretario del partito comunista Nikita Krusciov, in cui denunciò il culto della personalità del suo predecessore, Iosif Stalin, aprendo così al processo di destalinizzazione in 15 stazioni della Metropolitana di Mosca furono modificati o completamente rimossi sculture, bassorilievi, pannelli e mosaici, iscrizioni legate al nome e alle immagini di Stalin. L’ordine di distruggere opere storicamente significative create da importanti architetti, artisti, scultori del periodo sovietico, fu una vera damnatio memoriae, la pena che i Romani attuavano contro gli imperatori, consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante quella persona, come se essa non fosse mai esistita. Nikita Krusciov applicò puntigliosamente la delibera del XX° Congresso visitando personalmente le stazioni della metropolitana dando istruzioni per cambiare o smantellare completamente le opere che rappresentassero il culto della personalità di Stalin.   Gli interventi più significativi furono fatte sulle seguenti Stazione della metropolitana di Mosca: 1.    Stazione Novoslobodskaya Le modifiche apportate sono quelle relative alla sala centrale dove è visibile un grande pannello di mosaico in smalto “Pace in tutto il mondo” del pittore P. Korin che oggi appare secondo i canoni relativi alle icone religiose che raffigurano la Madre di Dio. Sul panello l’artista ha raffigurato una madre felice con un bambino in braccio, che protende le mani  verso i sole, ma il pannello originale degli anni 50 al posto del sole c’era il ritratto di Stalin. Questo mosaico per gli ordini di Krusciov doveva essere completamente demolito, tuttavia, gli autori del progetto della stazione Novoslobodskaya hanno rischiato prendendo la decisione di salvare il lavoro di Korin dalla distruzione, soprapponendo al pannello un finto muro di marmo. Solo dopo la fine del potere di Krusciov è stato possibile ottenere il permesso di ripristinare il mosaico all’interno della stazione sostituendo il ritratto di Stalin disegnando un nuovo e parziale mosaico con la parola “Pace” e il mosaico fu titolato “Pace in tutto il mondo” con delle colombe bianche.     2.    Stazione Belorusskaya Tra i 12 pannelli realizzati con la tecnica del mosaico fiorentino secondo gli schizzi dell’artista G. Oprishko, collocati sul soffitto della sala  della stazione, ce n’era uno in cui erano raffigurate le ragazze che ricamavano un ritratto di Stalin. Anche qui, il ritratto fu sostituito con la rappresentazione di una bandiera l’Ordine dello Stendardo Rosso del Lavoro, circondato da spighette di grano e sul nuovo mosaico sono ancora visibili i diversi raggi, che nel passato venivano emanati da una stella rossa a cinque punte con sopra la testa di Stalin.     3.    Stazione Komsomolskaya – Linea marrone Nell’era “del disgelo” furono rifatti  tre mosaici del soffitto della  sala della stazione che   raffiguravano  Stalin. Il primo mosaico “Presentazione dello stendardo delle guardie” (artista P. Korin) raffigurava Stalin mentre porge la bandiera  a un soldato in presenza di membri del governo e sullo sfondo si intravedeva il Mausoleo di Lenin. L’opera è stata rifatta proponendo il “Discorso di Lenin

La Dacia russa tra tradizione culinaria e altro

Il fine settimana estivo dei russi Dopo un lungo inverno, che dura sulla maggior parte della Russia per ben sei mesi (da ottobre ad aprile) e ai russi arriva una grande voglia di stare tra la natura e partire per la propria Dacia. La Dacia per la maggior parte della popolazione russa è il luogo preferito per le vacanze in famiglia ma soprattutto è il luogo dove trascorrere il fine settimana (выходные). La Dacia è la casa di campagna per residenti urbani, di norma non utilizzata per residenza permanente, ma lo diventa solo per il periodo estivo. In Russia sono chiamate Dacie sia il più semplice edificio in legno di pochi metri quadri, senza alcun comfort, ma con un minimo di almeno 100 metri quadrati di terra, sia edifici in muratura che arrivano a diverse centinaia di mq., come una villa su una vasta area con un ettaro di terra o di più. Dacia (in russo Да́ча) è una parola che significa qualcosa di dato e il verbo dare in russo è davat. La tradizione delle dacie come case di campagna in Russia comincia nel XVIII° secolo sul territorio di San Pietroburgo durante il regno di Pietro il Grande, dove prima l’aristocrazia e poi la borghesia iniziarono a costruire piccole residenze estive per allontanarsi dalla città metropolitana. Il primo decreto imperiale, in cui la parola “Dacia” è usata in senso moderno, fu firmato dallo zar Nicola I nel 1844 con il decreto “Sulla distribuzione di terreni suburbani per la costruzione di case estive e la coltivazione di giardini“. Nei primi anni della Rivoluzione Russa le dacie non persero la funzione di luogo di riposo e di svago per la nuova nomenclatura, ma lo spirito rimase essenzialmente lo stesso godere del risveglio della natura e riposarsi coltivando il piccolo orto. I governi dell’Unione sovietica hanno sempre avuto attenzione a questo fenomeno, cercando di agevolare i permessi per l’uso di terreni demaniali ai lavoratori, alle cooperative e ai club. Gli anni settanta e ottanta videro il boom delle dacie, quando praticamente ogni famiglia del paese voleva avere una dacia di sua proprietà o al meno passare il fine settimana e le vacanze nelle dacie di amici. Oggi la Russia è la nazione che ha il più alto numero di c.d. case di campagna o seconde case: le dacie. Per passare il fine settimana la classica famiglia russa si prepara per partire la sera del venerdì, quando, purtroppo la maggiore parte degli abitanti delle città russe si mettono in macchina o sul treno per raggiungere le loro dacie, perciò se un vostro amico russo vi invita il venerdì a partire per la dacia sapete che cosa andate incontro. La giornata del sabato è quella clou, si inizia con una colazione a base di un buon tè e i prodotti di latte, ricotta, panna acida comprate nel villaggio che si trova vicino, i russi seguono ancora la bella tradizione centenaria, preparando una vera cerimonia del tè, perché rappresenta lo stare insieme di tutta la famiglia o prendere il tè con gli amici. I grandi scrittori russi: Ciechov, Pusckin, Dostoevskij , Tolstòj hanno ben rappresentato questa momento nella loro opere. Nelle dacie il  Samovar rappresenta lo status symbol della famiglia, oggi nelle casa in città si usano elettrodomestici elettrici, ma d’estate in campagna alla Dacia si preferisce il samovar, quello vero dove si riscalda l’acqua introducendo minuzzoli di legno di vari tipi nel cilindro al centro, che è la caldaia e che secondo  i russi il fumo conferisce all’acqua un particolare sapore. Si chiama tè “con il fumo“, ed è una tradizione russa tramandata in famiglia tanto che il samovar passa dai nonni ai nipoti. Di solito, se il tempo è bello, si mangia fuori dalla Dacia sulla tavola in giardino o sulla terrazza aperta. Dopo la colazione tutta la famiglia, anche gli amici se sono venuti, si va a fare una passeggiata nel bosco per cercare i funghi e frutti di bosco, ma se la Dacia si trova vicino a un fiume, gli uomini appassionati della pesca vanno a pescare. I russi preferiscono il così detto “riposo attivo”, tanti di loro coltivarono il gioiello della dacia: l’orto per avere tutti i tipi di verdure per mangiarle appena raccolte, non come quelle del negozio della città. Coltivarsi le proprie derrate, è una tradizione che ricorda a molti quando i loro nonni, le producevano per superare la fame. Oggi questa occupazione è più un divertimento che un bisogno, tanto che gli orti stanno dando spazio alla coltivazione dei fiori e i russi sono sempre più appassionati di questo hobby  e le loro dacie sono circondate e immerse nei vari colori dei fiori. Al pranzo si preparano le famose zuppe dalla cucina russa come : il borsch (борщ), schi (щи), ycha (уха), la zuppa con i funghi del bosco ( грибной суп), utilizzando le verdure del orto e quello che gli regala la natura. Il pranzo si cucina fuori direttamente sul fuoco aperto oppure per chi ha uno spazio chiuso nella stufa russa, presente in parecchie case di campagna, infatti è una tradizione avere una stufa in casa e anche nelle nuove costruzioni c’è, perché è sempre utile avere un riscaldamento, le giornate molto fredde o umide arrivano anche nel periodo estivo, ma è utile anche per preparare uno stufato nel forno della stufa  perchè è la cottura lenta che dà  un particolare sapore al piatto. Un’altra tradizione che i russi tramandano da secoli è il bagno russo ( banja) che nella loro dacie, si presenta con una piccola capanna di legno attaccata a fianco della casa o separata . Quando si va alla banja è un vero e proprio rito, infatti non è solo un modo di dare piacere al proprio corpo è dai tempi dell’antica Rus’ che i russi dicono : “Lavarsi in banja è come rinascere” e si continua l’usanza di frustarsi con una venik (scopa) di rametti di betulla, quercia, eucalipto e abete bianco, menta, ribes a seconda del beneficio che si ricerca. Per

Metropolitana di Mosca: guida alle stazioni più belle

La Metropolitana “V. I. Lenin” di Mosca (Московский метрополитен имени В. И. Ленина) si è conquistata la fama di avere le stazioni più belle, perché caratterizzate da moltissimi tipi di architettura dal liberty al moderno con opere di molti artisti russi e internazionali, che dal 1935 in poi hanno contribuito ad abbellirle, tanto da farle diventare mini musei. La Metropolitana di Mosca nella classifica mondiale è al quinto posto in termini di intensità di utilizzo, dopo quelle di Pechino, di Tokyo, di Seoul e Shanghai ed è segnalata come una delle metropolitane più belle del mondo. La Metro di Mosca è stato inaugurato il 15 maggio, 1935. La metropolitana di Mosca ha 13 linee con 203 stazioni, il prezzo di entrata del biglietto elettronico costa meno di un euro. C’è possibilità del acquisto di un biglietto secondo il numero di viaggi che si vuole fare, oppure acquistare un biglietto, valido tutto il giorno, senza restrizioni di viaggio. Purtroppo le informazioni sono solo in russo, ma dentro il vagone gli annunci vengono fatti in russo e inglese, ci sono informazioni scorrevoli su monitor per ogni stazione anche in lingua inglese, nella metropolitana funziona una connessione wi fi gratuita con iscrizione per ricevere il codice. Per facilitare la vostra visita abbiamo selezionato le stazioni per le specifiche linee, che ricordiamo sulle mappe della Metro presenti nelle varie stazioni sono di diverso colore. Per ognuna delle stazioni segnalate vi rappresentiamo una breve guida per godere di più la visita. BUON VIAGGIO!! STAZIONI DELLA LINEA NUMERO 5 “KOLZEVAYA” – MARRONE ATTENZIONE LE STAZIONI SONO INSERITE NELL’ORDINE CRONOLOGICO PREVISTO DALLA METROPOLITANA DI MOSCA,  QUANDO ENTRATE IN UNA DELLE STAZIONI VERIFICATE SE ANDATE VERSO LA STAZIONE SUCCESSIVA DESIDERATA   La stazione Kievskaya La stazione  Kievskaya è una delle stazioni di smistamento, per questo il turista deve fare attenzione da quale linea entra. Se vi trovate sulla linea Kolzevaya, la numero 5 di colore marrone, della metropolitana di Mosca, la stazione è situata alla profondità di 53 metri e ha accesso/uscita nella stazione ferroviaria  Kievskaya di Mosca. Se vi trovate sulla linea ARBATSKO-POKROVSKAYA, la numero 3 di colore blu dovrete percorrere il corridoio che unisce le due linee e vi assicuro che vale la pena vederle tutte due. Aperte negli anni 1953-1954 su espresso volere di Nikita Krusciov, che nel 1953 assunse la carica di Primo Segretario dal PCUS e tra i suoi primi atti ci fu la costruzione di questa stazione dedicata al popolo ucraino, suoi connazionali. L’abbellimento della Stazione Kievskaya è stato realizzato con i 18 mosaici decorati di smalto, sul tema della storia dell’Ucraina e l’amicizia tra il popolo ucraino e russo, tutti i mosaici hanno un proprio tema e titolo. Nei disegni originali erano presenti sette immagini di Joseph Stalin, che dopo il XX° Congresso del PCUS – quello che accusò Stalin di culto della personalità – le sue immagini furono rimosse dai mosaici.   ——————- La Stazione “Il Parco della cultura” – Park kul’tury A questa stazione si può arrivare con due linee la 1 o la 5. La stazione “Il parco della cultura” Park kul’tury  si trova sulla linea Sokolnischnaya, numero 1 di colore rosso  della metropolitana ed è alla la profondità di 10,5 m. La stazione è stata aperta il 15 gennaio, 1935 come parte della prima sezione della metropolitana di Mosca ed è opera degli architetti G. Krutikov e V.Popov, decorata con un grande pannello di mosaico che ritrae il famoso scrittore russo Maksim Gorkij. Il suo nome deriva dal Parco Centrale della Cultura che si trova vicino al relax di Gorkij. La stazione ha il collegamento con l’altra Stazione, sempre, con lo stesso nome, ma sulla linea Kolzevaya, la numero 5 di colore marrone che è stata inaugurata il 1 gennaio, 1950, è alla profondità di 40 m (l’architetto I.Rogozhin). I massicci piloni sono rivestiti di marmo grigio e decorati con 26 bassorilievi di marmo bianco con una cornice d’oro disegnati dall’Arc. I. Rabinovich che raffigurano scene ricreative e sportive della gioventù sovietica come: pattinare, giocare a calcio e tennis, ballare e persino aeromodellismo. Il pavimento è ricoperto da lastre di granito di colori grigio e nero che compongono l’ornamento come un tappeto.   ——————- Stazione Dobrininskaya La stazione Dobrininskaya si trova alla linea Kolzevaya, la numero 5 di colore marrone della metropolitana, è alla la profondità di 35,5 m. È stata inaugurata il 1 gennaio,1950, su disegno degli architetti M.Zelenin, L. Lavrov, M. Ilyin. L’idea di progettazione architettonica è presa da monumenti monumentali dell’antica architettura russa. Il tema della decorazione della stazione è  il lavoro del popolo sovietico. I piloni della stazione sono rivestiti in marmo grigio, le nicchie dei piloni della sala centrale sono decorate con bassorilievi in marmo, opere di E. Yanson-Manizer, e raffigurano lavori dei contadini dell’URSS, che sono impegnati quotidianamente. Il pavimento è fatto in granito nero e rosso e la stazione è illuminata da lampade dal design originale, con un allestimento a zig-zag. Alla fine della sala centrale si trova un pannello smaltato “Mattina dell’era spaziale” (1967, artista S. Pavlovsky) che raffigura una madre e un bambino sullo sfondo dello spazio.   ——————- La Stazione Taganskaya La stazione Taganskaya si trova sulla linea numero 5 Kolzevaya, di colore marrone della metropolitana, alla la profondità di 53 m e ha la sua entrata/uscita direttamente alla Chiesa di San Nicola (1697-1712) monumento del Patrimonio culturale russo. La stazione è stata aperta il 1 gennaio, 1950 ed è opera degli architetti K. Rizhkov e A. Medvedev. La piattaforma della stazione è molto bella e ha qualche somiglianza con un edificio medievale grazie ai suoi archi bassi e massicci. Le decorazioni rappresentano un tema militare: la Vittoria della guerra patriottica contro i tedeschi (Seconda guerra mondiale – 1941-1945). I piloni della sala sono decorati con i pannelli in maiolica con immagini di eroi della guerra delle diverse armi, in totale 32 pannelli, ciascuno ripetuto quattro volte. I pannelli nella sala centrale hanno uno sfondo blu, mentre sulla banchina dei binari sono in bianco, tutta la scena in maiolica ha una cornice