La Dacia russa tra tradizione culinaria e altro

Il fine settimana estivo dei russi

Dopo un lungo inverno, che dura sulla maggior parte della Russia per ben sei mesi (da ottobre ad aprile) e ai russi arriva una grande voglia di stare tra la natura e partire per la propria Dacia.

La Dacia per la maggior parte della popolazione russa è il luogo preferito per le vacanze in famiglia ma soprattutto è il luogo dove trascorrere il fine settimana (выходные).

La Dacia è la casa di campagna per residenti urbani, di norma non utilizzata per residenza permanente, ma lo diventa solo per il periodo estivo.

In Russia sono chiamate Dacie sia il più semplice edificio in legno di pochi metri quadri, senza alcun comfort, ma con un minimo di almeno 100 metri quadrati di terra, sia edifici in muratura che arrivano a diverse centinaia di mq., come una villa su una vasta area con un ettaro di terra o di più.

Dacia (in russo Да́ча) è una parola che significa qualcosa di dato e il verbo dare in russo è davat.

Dacia fine ‘800

La tradizione delle dacie come case di campagna in Russia comincia nel XVIII° secolo sul territorio di San Pietroburgo durante il regno di Pietro il Grande, dove prima l’aristocrazia e poi la borghesia iniziarono a costruire piccole residenze estive per allontanarsi dalla città metropolitana.

Il primo decreto imperiale, in cui la parola “Dacia” è usata in senso moderno, fu firmato dallo zar Nicola I nel 1844 con il decreto “Sulla distribuzione di terreni suburbani per la costruzione di case estive e la coltivazione di giardini“.

Nei primi anni della Rivoluzione Russa le dacie non persero la funzione di luogo di riposo e di svago per la nuova nomenclatura, ma lo spirito rimase essenzialmente lo stesso godere del risveglio della natura e riposarsi coltivando il piccolo orto.

I governi dell’Unione sovietica hanno sempre avuto attenzione a questo fenomeno, cercando di agevolare i permessi per l’uso di terreni demaniali ai lavoratori, alle cooperative e ai club.

Interno

Gli anni settanta e ottanta videro il boom delle dacie, quando praticamente ogni famiglia del paese voleva avere una dacia di sua proprietà o al meno passare il fine settimana e le vacanze nelle dacie di amici.

Oggi la Russia è la nazione che ha il più alto numero di c.d. case di campagna o seconde case: le dacie.

Per passare il fine settimana la classica famiglia russa si prepara per partire la sera del venerdì, quando, purtroppo la maggiore parte degli abitanti delle città russe si mettono in macchina o sul treno per raggiungere le loro dacie, perciò se un vostro amico russo vi invita il venerdì a partire per la dacia sapete che cosa andate incontro.

Samovar

La giornata del sabato è quella clou, si inizia con una colazione a base di un buon e i prodotti di latte, ricotta, panna acida comprate nel villaggio che si trova vicino, i russi seguono ancora la bella tradizione centenaria, preparando una vera cerimonia del tè, perché rappresenta lo stare insieme di tutta la famiglia o prendere il tè con gli amici.

I grandi scrittori russi: Ciechov, Pusckin, Dostoevskij , Tolstòj hanno ben rappresentato questa momento nella loro opere.

Nelle dacie il  Samovar rappresenta lo status symbol della famiglia, oggi nelle casa in città si usano elettrodomestici elettrici, ma d’estate in campagna alla Dacia si preferisce il samovar, quello vero dove si riscalda l’acqua introducendo minuzzoli di legno di vari tipi nel cilindro al centro, che è la caldaia e che secondo  i russi il fumo conferisce all’acqua un particolare sapore.

Si chiama tè “con il fumo“, ed è una tradizione russa tramandata in famiglia tanto che il samovar passa dai nonni ai nipoti.

Di solito, se il tempo è bello, si mangia fuori dalla Dacia sulla tavola in giardino o sulla terrazza aperta.

Dopo la colazione tutta la famiglia, anche gli amici se sono venuti, si va a fare una passeggiata nel bosco per cercare i funghi e frutti di bosco, ma se la Dacia si trova vicino a un fiume, gli uomini appassionati della pesca vanno a pescare.

I russi preferiscono il così detto “riposo attivo”, tanti di loro coltivarono il gioiello della dacia: l’orto per avere tutti i tipi di verdure per mangiarle appena raccolte, non come quelle del negozio della città.

Coltivarsi le proprie derrate, è una tradizione che ricorda a molti quando i loro nonni, le producevano per superare la fame.

Oggi questa occupazione è più un divertimento che un bisogno, tanto che gli orti stanno dando spazio alla coltivazione dei fiori e i russi sono sempre più appassionati di questo hobby  e le loro dacie sono circondate e immerse nei vari colori dei fiori.

Preparazione stufati in contenitori di ghisa

Al pranzo si preparano le famose zuppe dalla cucina russa come : il borsch (борщ), schi (щи), ycha (уха), la zuppa con i funghi del bosco ( грибной суп), utilizzando le verdure del orto e quello che gli regala la natura.

Il pranzo si cucina fuori direttamente sul fuoco aperto oppure per chi ha uno spazio chiuso nella stufa russa, presente in parecchie case di campagna, infatti è una tradizione avere una stufa in casa e anche nelle nuove costruzioni c’è, perché è sempre utile avere un riscaldamento, le giornate molto fredde o umide arrivano anche nel periodo estivo, ma è utile anche per preparare uno stufato nel forno della stufa  perchè è la cottura lenta che dà  un particolare sapore al piatto.

Un’altra tradizione che i russi tramandano da secoli è il bagno russo ( banja) che nella loro dacie, si presenta con una piccola capanna di legno attaccata a fianco della casa o separata .

Banja russa

Quando si va alla banja è un vero e proprio rito, infatti non è solo un modo di dare piacere al proprio corpo è dai tempi dell’antica Rus’ che i russi dicono : “Lavarsi in banja è come rinascere” e si continua l’usanza di frustarsi con una venik (scopa) di rametti di betulla, quercia, eucalipto e abete bianco, menta, ribes a seconda del beneficio che si ricerca.

Per i russi, la temperatura della banja deve oscillare tra i 55 e i 70 gradi, se siete ospiti graditi vi sarà fornito un berretto di peltro e sarete invitati a tirarvi addosso un mastello d’ acqua quasi ghiacciata, non vi preoccupate, se non soffrite di cuore questa azione fa molto bene per la salute, la banja del fine settimana aiuta i russi a rimanere sani nel periodo invernale.

Pesce affumicato

Dopo la banja si esce con la voglia di mangiare e bere qualcosa, per i russi ogni occasione è per bere un thè, una kvas, un mors o una birra accompagnato da qualcosa da mangiare come stuzzichino, questo momento e come l’aperitivo per gli italiani.

Alla sera è arrivato il tempo di preparare gli shashlik (шашлык) un piatto che arriva da paesi caucasici ex sovietici, ma che è diventato un piatto della tradizione russa, si tratta di carne marinata per almeno due ore e poi cotta sulla brace.

La ricetta originale consiste grossi pezzi di carne di montone o pecora infilati su lunghi spiedi di ferro “schampur“, però i russi preferiscano usare la carne di manzo oppure di maiale o di polo/tacchino.

Shashlik

Si prepara in una griglia che si chiama mangal (una versione russa di barbecue), usando la brace di legna, vengono appoggiati gli spiedini, preparati alternando i vari pezzi di carne con le verdure che si preferisce e come contorno si mangiano le verdure fresche dell’orto (pomodori, cetrioli, cipollotto, peperoni, aneto), ma il contorno più amato dai russi sono le patate lesse condite con il burro e aneto tritato e come salsa per lo shashlik si usa ketchup, senape o maionese.

Tra i piatti non può mancare il pesce affumicato, anche se per questo piatto ci vuole più di tempo (l’affumicatura in un recipiente apposito), però vale la pena di aspettarlo perché il gusto è gradevolissimo.

Si bevono alcolici, vino rosso/bianco, soprattutto la vodka, oggi va di moda la birra.

Attenzione il pranzo tra una portata e l’altra, tra un coro e un ballo può durare sino a sera e se gli uomini preferiscono continuare la serata con la vodka, le donne scelgono una tazza di tè accompagnata dai dolci portati dalla città o se ce una babuska (nonna) quelli preparati da lei.

La domenica mattina è già tempo di partenza per chi ha molti chilometri da fare (anche 200 o di più) per tornare a casa, quelli più vicini partiranno dopo il pranzo.

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