Artigianato

Artigianato russo: il ricamo in oro di Torzhok

Torzhok è una piccola città della Regione di Tverskaja a 60 km dal capoluogo Tver e a 240 Km. a nordovest di Mosca e raggiungibile con il treno ad alta velocità Sapsan, con un’ora di viaggio. Il ricamo in oro è uno dei più antichi e importanti mestieri artigianali russi, la sua origine risale al X° secolo, lo stesso periodo dall’adozione del cristianesimo in Russia. La Russia antica è stata a lungo associata a Bisanzio con trattati diplomatici e commerciali ed è da questi rapporti che si attiva una tradizione che ha fa dela cucitura con i fili d’oro e d’argento un’origine antica, accuratamente preservata ed oggi un prezioso patrimonio culturale e artistico. I primi fili d’oro furono portati sul territorio russo dai mercanti bizantini ed erano non solo preziosi, ma anche costosi, tanto che un pezzo di pelle ricamato d’oro, poteva essere usato come moneta per un pagamento. Il ricamo in oro nella città di Torzhok risale al XII° secolo, come la testimonianza di un ritrovamento fatto nel 2010, quando un tesoro unico di frammenti di vestiti ricamati con fili d’argento e d’oro risalenti al 1238. Un tesoro nascosto dai proprietari per sfuggire alle orde mongole di Batu Khand, che invasero la città di Torzhok nel febbraio del 1238, come racconta la spedizione archeologica, che ha non solo ha riportato alla luce un prezioso tesoro, ma ha dissipato il mito sulla connessione della cultura russa della lavorazioni dell’oro con le tradizioni mongolo-tatare. Le prime artigiane furono le monache dei monasteri locali, poiché la maggior richiesta era sempre proveniente dalle Chiese, poiché il clero dava molto importanza agli arredi sacri, come oggi, dove i massimi vertici dell’ortodossia russa indossano abiti ricamati dalle ricamatrici di Torzhok. Queste ricamavano con fili di vero oro, finissimo, torto assieme con i fili di seta (più sottile del capello umano) su stoffe di velluto, raso, seta, lana, pelle, così che gli oggetti lavorati ottenevano una lucentezza dorata, che dava una visione di grandissima ricchezza. Più tardi i principali consumatori di ricami in oro di Torzhok furono gli Zar con loro familiari e i nobili di corte, per le loro incoronazioni e per gli eventi significativi, hanno sempre voluto abiti ricamati in oro degli artigiani di Torzhok come: gli abiti e decorazioni per l’incoronazione dello Zar Alessandro II nel 1856, realizzati da 30 delle migliori artigiane di Torzhok e nel 1865 con ricami di fili d’argento furano creati l’abito e le scarpe per l’imperatrice Maria Alexandrovna . I ricami ornavano non solo i vestiti, ma anche i troni reali con i monogrammi dei loro nomi, ma anche effige di ordini e insegne per gli ufficiali militari e i ministri di Stato dell’Impero russo. La magnificenza del ricamo in oro è ben visibile nel Cremlino di Mosca, nel Palazzo Konstantinovskij a Sant Pietroburgo, nel monastero della Trinità di San Sergio nella città di Sergiev Posad,  nel Monastero di Novodevichij a Mosca e in altri monasteri russi. Fino al 1894 il mestiere rimaneva ancora come una forma di artigianato monacale e ancora più ristretto in ambiti familiari, tramandato di madre in figlia per generazioni, poi grazie a Dmitrij Romanov, un imprenditore  del luogo, aprì a Torzhok il primo laboratorio di ricamo in oro e all’inizio del XIX° e del XX° secolo, l’arte ricamo in oro delle sarte di Torzhok ha avuto alti riconoscimenti nelle più importanti mostre internazionali da Parigi a Londra a Torino, diplomi e medaglie diedero fama mondiale alle zolotoshvei (zoloto=oro/shvei=cucitrice ), le cucitrici della piccola città di Torzhok . Dopo la rivoluzione d’Ottobre la domanda di lavorazioni in oro crollo, ma riuscì a non scomparire. In epoca sovietica, le artigiane si specializzarono nei ricami di bandiere, gagliardetti e insegne militari, regali prestigiosi per politici di rango, mentre importanti società le utilizzarono per decorare uffici con l’ immagine del realismo comunista: le stelle, la falce e il martello. Nel 1942, l’edificio della fabbrica fu danneggiato da un bombardamento aereo e diversi bozzetti di vecchi disegni e strumenti andarono perduti. Dopo la guerra la fabbrica fu ricostruita e attualmente Torzhok è l’unico centro che conserva con cura le tradizioni di un vero ” prezioso mestiere ” con le artigiane di Torzhok che ricamano, ancora con fili che contengono i metalli preziosi. Oggi i materiali principali per la produzione di opere moderne sono: il velluto di alta qualità, la pelle e la pelle scamosciata, il filo di rame finissimo con placcatura in oro, ma sono le ricamatrici che con l’invariabile abilità ci mettano il cuore nel loro lavoro e il calore delle loro mani, tanto che i riescono a produrre circa 100 tipi di impunture dei fili e numerosi modi per ricamare con diversi motivi i disegni che la tradizione dei maestri artigiani di Torzhok rappresentano con fiori e uccelli. L’artista disegna uno schema di ricamo futuro su carta pergamena, puoi il disegno viene trasferito successivamente sul materiale che si vorrà lavorare con piccoli fori per il ricamo d’oro. Le maestre (tradizione e lavoro sempre femminile)  insegnano l’uso del vecchio metodo “in attaccamento” dove il filo metallico non viene fatto passare attraverso il tessuto, ma viene attaccato alla superficie del tessuto è fissato con fili di nylon trasparente che è invisibile nella parte interiore e da l’impressione nella parte esterna di una superficie d’oro massiccio compatta. Le maestre realizzano opere meravigliose, quelle più esperte producono un ricamo in oro perfetto, ma bisogna sapere che per realizzare una sola immagine, anche la migliore ricamatrice di Torzhok ha bisogno di lavorarci per circa un anno se non addirittura di più! Le opere di queste artiste sono state esposte più volte nelle mostre nazionali e internazionali, tra le quali le più significative sono: Nizhny Novgorod, Philadelphia, Torino, Mosca, Parigi, Milano, New York, Bruxelles, Osaka e altre. La fabbrica del ricamo della città di Torzhok oggi produce anche tantissimi oggetti di massa, prodotte con uso delle macchine: borse, portafogli, foulard, guanti, astucci per occhiali e custodie per gli smartphone, così qualsiasi viaggiatore può comprare e portare a casa questo manufatto, che comunque rimane

L’artigianato artistico russo con la betulla di Carelia

Artigianato artistico di betulla della Carelia   L’artigianato artistico della lavorazione della  betulla in Carelia è una delle eccellenze e simbolo della Repubblica di Carelia, una tra le tante sue bellezze senza dubbio un tesoro del nord russo e orgoglio come l’isola di Kizhi. Per il suo bell’aspetto e la sua lunga durata il legno resistente della betulla della Carelia è stata apprezzata sin dal XIII ° secolo, ci sono noti reperti archeologici che dimostrano l’utilizzo fatto dalle tribù careliane per pagare le tasse alla pari con pellicce e sale. La prima informazione sulla betulla della Carelia, come un legno da utilizzare perchè “simile al marmo” per la sua resistenza e il gioco di varietà di colori e venature presenti, risale al 1766 quando fu portata a Caterina II dal suo responsabile della spedizione nelle terre settentrionali. I campioni di legno piacquero tanto alla Regina che lei ordinò di creare un set di mobili per sé e da quel momento iniziò la grande produzione di mobili e oggetti decorativi per i palazzi imperiali e le case nobiliari e grazie agli ebanisti russi di quel periodo furono create tantissimi opere. Dal momento che il legno di betulla della Carelia è adatto all’uso, solo all’età di 30-40 anni, il consumo dissennato di quel periodo fece correre il rischio di essere quasi completamente estinto dalla Carelia. Nel periodo sovietico, nel 1939 il Consiglio dei Commissari del popolo della Repubblica della Carelia emise un decreto speciale in cui dichiarava la betulla careliana una specie particolarmente protetta per questo si passò alla registrazione delle piante, l’abbattimento fu vietato e nacque il suo inventario,  in seguito, furono attivate delle riforestazioni e oggi ogni albero viene tagliato con il permesso del capo della Repubblica di Carelia e le botteghe che lavorano con la betulla della Carelia sono limitati e autorizzati.   Il legno è valutato così bene che a differenza di altre specie arboree, si vende a peso  in kg. e non in metri cubi. La betulla della Carelia per la bellezza del disegno e la varietà delle sfumature del colore del legno, è chiamata “albero reale” e spesso viene confrontata con il marmo e  ogni albero in questo senso è unico come le impronte digitali umane trovare due colori o due venature identiche è semplicemente impossibile. Il legno viene utilizzato come materiale ornamentale per la produzione di cofanetti, portasigarette, cornici per quadri, gioielli, souvenir, in casi speciali per la produzione di mobili. Il famoso uovo-gioiello di Peter Carl Fabergé in legno, che faceva la parte della collezione  “Uova imperiali” creato nel 1917 per ordine di Nicola II per la zarina madre Dagmar di Danimarca in occasione della Pasqua, il gioielliere la creò proprio con la betulla della Carelia e decorato con oro. Sul primo rompighiaccio atomico al mondo “Lenin” c’è un pianoforte unico, fatto di betulla della Carelia e non ha mai lasciato la nave fin dall’inizio della sua attività che risale al 1957. La betulla della Carelia è un albero con una struttura in legno particolare, molto bella, dura e resistente, mentre è facilmente lavorabile con utensili da taglio per levigarla e lucidala. I moderni artigiani della Carelia continuano le antiche tradizioni della scultura in legno, riproponendo i tradizionali motivi della Carelia che è il modo migliore per esaltare la bellezza naturale del legno. A causa dell’elevato costo del materiale, il legno massiccio viene utilizzato con molta attenzione,  per primo, vengono tagliati oggetti di grandi dimensioni, ad esempio set di casse per scacchi, cornice per icone e per quadri, mentre i piccoli pezzi vengono usati per  fare portachiavi, bigiotteria, mosaici. Oggi per rendere i prodotti più economici, i maestri usano l’impiallacciatura di betulla careliana e questo non diminuisce l’effetto impressionante della bellezza dell’opere, infatti i bellissimi prodotti originali della betulla della Carelia sono realizzati da veri artisti ed artigiani, che per le loro opere utilizzano tutto del legno, anche i vari pezzetti di legno, tanto che alcuni oggetti di betulla assomigliano molto alle opere realizzate con la tecnica dei mosaici fiorentini: entrambe utilizzano la varietà di sfumature di colore e la struttura delle materie prime che sono di legno naturale. C’è un altro tipo di lavorazione artistica usata dai maestri di Carelia per creare dei veri quadri. Questo procedimento permette di predisporre un dipinto su un anello di betulla usando il metodo  pirografico. La lavorazione del legno viene eseguita solo alla parte segata, invece  il lato anteriore rimane il integro così come la natura lo ha creato, dopo di che il maestro artigiano fa il primo disegno con una matita sulla superficie, per trovare la maggiore armonia con la struttura naturale del legno, dopo con un saldatore finissimo si ripassa sopra il disegno. Un lavoro molto delicato che non permette sbagli, l’ultima lavorazione è quella di coprire l’opera con più strati di lacca, infatti tutte le opere, più importanti, fatte con la betulla di Carelia sono protette con la lacca è così che i disegni realizzati si salvano per i secoli. I mobili e gli oggetti decorativi  per la casa creati dai famosi ebanisti russi del XIX° secolo in materiale di betulla di Carelia possono essere ammirati nell’Ermitage (San Pietroburgo) e nel Palazzo di Caterina (Tsarskoye Selo) e nel Museo Statale Russo di Pushkin (Mosca).

Il cristallo d’arte della città di Gus Khrustalnij.

Gus Khrustalny è un’importante cittadina della Regione di Vladimir che risale al primo medioevo e dove furono ritrovati i primi reperti archeologici di vetro. La produzione del cristallo , come fiorente attività commerciale organizzata, iniziò a svilupparsi nel XVIII secolo, infatti nel 1756  fu costruita la prima fabbrica che produsse cristalli di qualità da un ricco  mercante.   Il posto scelto per la fabbrica non è stato casuale, fu scelto perché il territorio ero ricco di foreste (necessarie per riscaldare con legna da ardere i forni), accanto alla cittadina scorreva un fiume chiamato Gus, dove c’erano grandi depositi di sabbia purissima, che è la principale materia prima per questa produzione.   Nel corso del tempo, la produzione è cresciuta e la qualità del cristallo prodotto si è migliorata sempre di più, tanto che la fabbrica di Maltsov divenne la più importante della Russia con molti clienti anche nel resto dell’Europa e del mondo. La fabbrica era l’unico fornitore della Corte Imperiale dello Zar e grazie a questo prestigio divenne fornitore anche di Re e principi europei e asiatici. Nel 1841 la fabbrica di Maltsov lavorò quattro mesi esclusivamente all’ordine dell’imperatore Nicola I che aveva richiesto un completo di cristallo per 700 persone. Altro suo cliente abituale fu lo stilista Carl Faberge che comprò gli oggetti artistici più importanti.     Dal 1865 le lavorazioni di cristallo di Gus iniziano a vincere, ogni anno le medaglia d’oro alle esposizioni nazionali ed avere successo anche all’estero dove prende una medaglia di bronzo al Salone Mondiale di Parigi del 1900. Nel 1918, con un decreto speciale dal nuovo potere sovietico, la fabbrica fu nazionalizzata e divenne proprietà statale, la produzione continuò, ma con un prodotto fatto per la massa senza la stessa qualità di prima.   Solo negli anni ’60 la scultrice russa Vera Mukhina autrice del famoso monumento “Operaio e Contadina” a Mosca, suggerì a diversi suoi studenti e ad artisti di recarsi presso del reparto artistico della fabbrica per dare un nuovo sviluppo all’arte del cristallo, sono di quel periodo i nuovi prodotti che propongono nel disegno degli oggetti di cristallo, nuove concezioni artistiche, che pur corrispondendo alle tendenze del periodo sovietico videro uscire nuovi capolavori d’arte.   I maestri artigiani di oggi  lavorano i prodotti con due tipi di cristallo: quello incolore e quello colorato, utilizzando, comunque la tecnica tradizionale, mentre per le decorazioni è la fantasia e l’esperienza dei maestri artigianali che lavorando con il diamante, creano incisioni e disegni unici che tramandano la tradizionale di Gus-Khrustalnij, caratterizzata dai famosi motivi “invernali” che sul vetro “giacciato” ricordano l’inverno russo.   Sulla bellezza e l’originalità de cristallo lavorato  incidono:  la composizione, la trama che lo caratterizza, infatti lo studio dei dettagli del disegno e dell’ornamento circostante testimonia l’abilità dell’artista e dell’incisore che fanno nascere un gioiello, conferendo un’elevata espressività artistica, utilizzando sapientemente sia il colore che la forma utili a farli divenire oggetti d’arte per l’arredamento.   Gli artisti usano un disegno preso a prestito dalle sculture popolari, gli artigiani cercano di enfatizzare la bellezza naturale del vetro per farlo brillare come le sfaccettature di un diamante.     L’opera degli artisti e soffiatori di vetro della regione di Vladimir, esaltano le peculiarità del materiale e i loro manufatti, sono unici e ampiamente conosciuti non solo in Russia, ma anche all’estero, come le migliori opere prodotte nei vari secoli dei maestri artigiani possono essere ammirate nel Hermitage e nel “Museo di cristallo” nella città di Gus-Chrustalnij.  

Scultura (intaglio) in osso di Tobolsk

La lavorazione in osso è una delle prime occupazioni umane ed ha una presenza costante lungo un percorso storico delle popolazioni che si affacciano sui mari dove ci sono grandi animali marini, facendo crescere un artigianato tradizionale dell’intaglio delle ossa che si è sviluppato nel corso dei secoli.. Il nord della Russia è da tanto tempo famoso per le opere di maestri artigiani dell’intaglio dell’osso. La città  di Tobolsk  è una interessante località della Siberia e famosa in tutta la Russia, fondata nel 1587, si trova nella regione di Tyumen nella confluenza dei fiumi Tobol e Irtysh, lontana 1860 km da Mosca, il Centro Tobolsky  è noto sin dal XVII secolo, per la particolare lavorazione delle ossa di un particolare animale: il Mammut. Quest’arte prese piede a Tobolsk grazie all’abbondanza di ossa di mammut fossili, numerosi in tutta la Siberia, dando vita ad un artigianato d’arte di intagliatori di ossa. L’artigianato  dell’ intaglio di Tobolsk  risale alla fine del XIX secolo, quando nel 1874 si aprì il primo laboratorio di produzione di piccoli  articoli:  portasigarette, spille, orecchini, gemelli, bottoni. Il più talentuoso dei maestri di quel periodo era Porfirij Terentyev e fu proprio lui che gettò le basi di questo genere d’arte, le sculture in miniatura contrassegnate dalla precisione di raffigurare le caratteristiche sociali e le realtà nazionali di quel tempo. All’inizio del XX secolo a causa della crisi della pesca avviene una crisi di questo artigianato che si risolleva solo dopo l’insediamento del potere Sovietico. Alla fine del 1920 il nuovo governo affidò il compito di recuperare questo tipo di artigianato artistico , creando una cooperativa, che riuniva i maestri della scultura ( intaglio) in osso, rinnovando contestualmente la produzione con soggetti nuovi richiesti soprattutto da clientele estere. Il Soviet locale affidò ai nuovi maestri il compito non solo di far rivivere attraverso quest’arte la pesca nella sua quotidianità, ma più importante era mostrare i cambiamenti avvenuti nella vita dei popoli della Siberia con l’arrivo del potere sovietico. Gli artigiani di Tobolsk  sono diventati famosi in tutto il mondo per la capacità di creare delle zanne di mammut, dalle zanne dei trichechi, dalle corna di cervo indimenticabili scene di vita del nord sovietico, che colpiscono per la loro stupendo lavoro d’intaglio che raggiunge  l’eccellenza quando lavorano la filigrana. Così è stato formato lo stile artistico di quest’arte e la sua caratteristica principale è il lavoro del dettaglio  di figurine con la loro rotondità delle forme. Nella  fabbrica d’arte attualmente lavorano 60 maestri e oggi com’era prima ogni oggetto viene eseguita esclusivamente a mano. Qui producono una vasta gamma di oggetti , soprattutto souvenir, oggi al posto delle ossa di mammut sono usati nuovi materiali più prosaici, ma anche dal essi i maestri della fabbrica cercano di creare magnifici prodotti, mantenendo lo stile individuale e il valore delle mani di un vero maestro. Il valore di una scultura in gran parte dipende dal materiale che è stato utilizzato per la sua creazione e le ossa,  di tutti i tipi di animali, devono essere ben preparate, sgrassate, sbiancate, tagliate in pezzi della dimensione giusta e desiderata. La conoscenza delle caratteristiche delle ossa permette di vedere le loro varie tonalità naturali che permettono  ai maestri artigiani di usarli con il massimo benefico per la creazione del prodotto. Il materiale è funzionale al bello, ma è difficile da lavorare, l’esperienza della procedura guida l’enorme responsabilità del maestro artigiano un materiale viziato è un pezzo senza ritorno o limita il beneficio di usarlo, per la creazione del prodotto. I prodotti creati, molto spesso si pongono sullo stesso gradino dei prodotti fatti con metalli preziosi, sia per la qualità del lavoro simile a quella dei gioielli e il costo del materiale. La statuetta che sembra più naturale grazie alla lavorazione dei suoi piccoli dettagli è più preziosa e Ia produzione dei maestri di Tobolsk ha reso famosa la capitale siberiana in tutto il mondo. Le loro opere dei maestri artigiani sono state presentate in numerose mostre: a Parigi nel 1900 e a Bruxelles nel 1958 e furono premiate con le medaglie d’oro, molte opere uniche degli artigiani di Tobolsk sono esposte  nei principali musei della Russia come: il museo dell’Ermitage, il museo Russo ed altri. Nella città di Tobolsk presso la fabbrica viene custodita l’unicità della collezione delle prime opere dei tempi della nascita che rappresentano scene di pesca fatte di mastodontiche ossa, mentre con i denti di capodoglio, zanna di tricheco si fanno: cofanetti lavorate al filigrana , scacchi, cancelleria.

L’arte della lavorazione con le pietre semi-preziose degli Urali

La scultura in pietra dura o gemma è una delle specialità dell’artigianato artistico tradizionale dell’arte popolare russa, presente nella Regione delle montagne  degli Urali sin dal XVII° secolo. La fonte per lo sviluppo di questo importante artigianato è stata la straordinaria ricchezza delle sue risorse minerarie. Le prime pietre colorate semi-preziose come: il topazio, la tormalina, lo smeraldo, l’ametista, il cristallo di rocca, l’agata, il calcedonio, la malachite e diversi. Questi giacimenti sono stati scoperti nel XVII secolo, ma il vero fiorire di mestieri risalgono al 1720, quando Lo Zar Peter I  impegnò diversi ingegneri minerari  a predisporre una ricerca scientifica dei minerali. Nel 1738, nella città di Ekaterinburg, capitale degli Urali  fu fondata la prima officina di taglio e di lavorazioni delle pietre semi-preziose e per organizzare la produzione furono chiamati dei maestri italiani di Firenze i fratelli Jean-Baptiste e Valérie Tortora.   La produzione iniziò con prodotti che venivano inserti su altri oggetti come: nelle impugnature dei coltelli, di spade o bottoni per impreziosire gli abiti, poi queste prime produzioni si trasformarono in una vera e propria arte, creando capolavori unici, arrivando sino alla decorazione dei Palazzi delle famiglie regnanti.   Nel XVIII secolo furono scoperti negli Urali grandi depositi di malachite (una pietra di grande valore) che diede un nuovo sviluppo all’artigianato artistico locale, infatti le decorazione in malachite ha avuto un grande successo in quello periodo grazie alla famiglia reale russa, ma anche per la diffusione che ebbe tra la nobiltà europea. L’imperatrice Elisabetta Petrovna nella prima metà del XVIII secolo portò in Russia il mosaico fiorentino e gli artigiani russi lo apprezzarono e acquisirono quella tecnica di lavorazione.   A differenza dei maestri italiani che lavorano in questa tecnica e utilizzano principalmente diversi tipi di marmo, il materiale principale degli scalpellini degli Urali sono pietre semi-preziosi dalle montagne Urali, Yamal, Timan, Baschiria e dai giacimenti della Penisola di Kola, Yakutia, Sayan e altri depositi. Un esempio del lavoro dei maestri è Il salotto di malachite del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo, che faceva parte delle camere personali della moglie di Nikolai I, Alexandra (1838-1839) e le “Camere di agate” nel Palazzo di Caterina II nel Palazzo di Tsarskoe Selo (1780). Così nasce  la storia del mosaico russo.  Una tecnica nel arte del mosaico che utilizza la pietra dura la malachite, la tecnica del “mosaico russo” consente di mettere in risalto la bellezza della pietra. La scuola dei maestri scalpellini degli Urali si è sempre contraddistinta per l’ amore profuso dagli artigiani per la pietra, la capacità di vedere la sua bellezza naturale e di non violarla nel taglio, ma  lavorarla solo al meglio possibile per enfatizzarla e farne un capolavoro unico. Nel 1851 la Russia per la prima volta portò le opere artigianali  all’Esposizione Universale di Londra e da allora, il lavoro dell’intaglio su pietre semi-preziose degli Urali furono conosciuti  in tutto il mondo. E nel 1958 proseguì la sua fama con la medaglia d’oro all’Esposizione mondiale di Bruxelles.   Alla fine di XX secolo la scuola di artigianato artistico su pietre semi-preziosi degli Urali, ha ancora una sua vitalità grazie a maestri come  V. Kovalenko e I.Borovikov. I lavori degli scalpellini degli Urali si presentano con un biglietto da visita significativo: sculture realizzate con la tecnica del cosiddetto mosaico volumetrico, dove la composizione di figurine vede nei vari dettagli la lavorazione di diversi tipi di pietre di vari minerali. Anche il grande orafo Carl Faberge si cimentò con tali miniature con pietre semi-preziose. La preparazione  e le fasi di lavoro di una scultura sono operazioni di grande precisione e di grande creatività, un lavoro faticoso. I maestri con grande precisione riproducono anche piccoli dettagli nella composizione: dalle asole dei caffettani e delle uniformi, alle spalline tanto da sembrare essere un ricamo dorato, ricavato dalla pietra di occhio di tigre dorato. Perfino le parti che sembrano metalliche per le armi come: elmi, conchiglie, corazze e armature, catene, sono faticosamente tagliate dalla pirite e dall’ematite. I dettagli Minori: occhi, sopracciglia, baffi, fazzoletti, mani, stivali è creato da gemme e poi delicatamente incollati insieme. La tecnica di creazione del mosaico non è cambiata dal suo inizio, dopo un’attenta selezione delle singole parti, il cui numero raggiunge talvolta 10 mila pezzi, questi vengono incollati insieme. La meticolosità dei dettagli e la fantasia della creazione di questi capolavori, nella tecnica ricordano altri maestri artigiani di fama mondiale come i maestri italiani che creano i presepi. Pertanto, non sono le grandi composizioni a rendere meravigliosi i lavori, ma la complessità delle prestazioni, quanto le caratteristiche uniche della pietra naturale sono rappresentate dalle miniature un’opera unica. Le gloriose tradizioni dei maestri antichi e quelle della ditta “Faberge” sono proseguite nella città di Ekaterinburg  dai nuove cooperative  che riuniscono i creativi maestri degli Urali come “Svyatogor” e lo “Studio” di Alexey Antonov, dove in un gruppo di artisti intagliatori lavorano la pietra per gioiellieri, scultori e stilisti. Attualmente i maestri interpretano varie correnti artistiche : dai classici, alle avanguardie moderne, ma tutte le opere degli artisti degli Urali si distinguono per la purezza dello stile, il carattere nazionale, pronunciato, le loro opere sono ammirabili per semplicità delle forme e dalla mano impeccabile del maestro. Spesso per le loro opere gli artisti scelgono i dipinti ricavati dalle belle arti classiche e il loro compito principale è come affrontare e trasformare l’immagine in pietra.   Le loro opere sono note non solo al di fuori della Repubblica Russa, ma anche in Canada, Finlandia, Norvegia, Sudafrica, Germania, Cina.   Nella città di Ekaterinburg c’è un museo il “Museo della storia della scultura e gioielleria d’arte in pietra” è l’unico museo statale in Russia, che rappresenta una esposizione così completa della storia e delle tradizioni della lavorazione della pietra colorata di Urali. Le opere dei maestri di Ural sono presenti in un gran numero nei musei russi di Mosca, San Pietroburgo e di altre importanti capitali di Regioni.       Le fotografie sono state gentilmente messe a disposizioni dalle botteghe dei Maestri artigiani locali.    

Gli Scialli di lana di Orenburg

Le lavorazioni artigianali con la lana da sempre sono svolte nelle città russe delle zone più fredde, perché ripararsi dal freddo è vitale, ma solo a Orenburg si raggiunse quella sintesi di maestria manuale e creatività che ha trasformati lo “Scialle di Orenberg” in uno dei simboli della Russia. Orenburg è il capoluogo della regione di Orenburjskya, situata in prossimità della catena montuosa degli Urali meridionali a circa 1230 km da Mosca, vicino al confine con il Kazakistan e la regione è famosa per un tipico prodotto dell’artigianato tessile russo: la produzione di scialli creati con la lana di capre, che pascolando nelle steppe degli Urali e utilizzando esclusivamente i fili di qualità eccellente, quelli più sottili unici al mondo, lavorati a merletto, e oggi patrimonio della tradizione culturale della Russia. I primi a indossare gli scialli furono nel XV secolo i Dzhigit, i cavalieri dell’orda dei kirghizi che l’utilizzavano per proteggersi dal gelo inclemente dei monti Urali. La lavorazione artigianale degli scialli di Orenburg risale a circa 250 anni fa, quando le donne cosacche (questo tipo di artigianato tradizionalmente è femminile) esperte nell’arte della maglia e del ricamo, crearono degli scialli con i peli di capra filata in fili sottilissimi tanto da essere chiamate “ragnatele”. Questi scialli erano indossati indifferentemente sia dagli uomini che dalle donne, in quanto garantivano il caldo nei gelidi e ventosi inverni russi. In ogni villaggio c’erano brave magliaie molto abili che si tramandavano da madre in figlia non solo la tecnica di lavorazione, ma ereditavano gli scialli dalle rispettive madri come un vero cimelio e patrimonio di famiglia. Ogni famiglia aveva il proprio disegno di maglia (infatti ci sono più di 100 variazioni di trame!) una tradizione artigianale che si è diffusa per tutta la regione sino ad assumere una dimensione industriale dopo che fu scoperta una proprietà medica della lana di capra supportate da ricerche scientifiche. L’etnografo Petr Rychkov, aveva osservato le proprietà curative dei filati di lana di capra e propose nel 1776 di avviare proprio a Orenburg una fabbrica artigianale di maglieria. La fama mondiale capitò a Parigi nella metà del XIX secolo(nel 1857) è poi a Londra all’Esposizione internazionale del 1862 quando la cosacca Maria Uskova presentò dei suoi prodotti artigianali: sei scialli di lana di capra che pesavano non è più di 40/50 grammi e entravano dentro a un uovo d’anatra vincendo una medaglia d’oro e grazie al successo di pubblico che riteneva di aver assistito ad una magia. Dopo la rivoluzione russa, la produzione di scialli e sciarpe non si fermò e nel 1936 si ingrandì la fabbrica di Orenburg superando la produzione manuale per passare all’utilizzo delle macchine speciali, capaci di mantenere la qualità dei prodotti. Già in Unione Sovietica gli scialli di Orenburg fatti a mano erano una rarità da museo, acquistare uno scialle fatto a mano era pressoché impossibile, infatti sino al 1985 le artigiane, produttrici di scialli, erano registrate e il loro lavoro veniva riservato solo per essere esportato all’estero. Ora a Orenburg si può trovare scialli fatti a mano, a macchina e le sciarpe lavorate a macchina hanno i modelli standard e il loro prezzo non è molto costoso, infatti si possono trovare in negozi specializzati nella vendita di questo prodotto e direttamente negli spacci delle fabbriche con un proprio marchio che certifica la produzione. Ma il vero artigianato delle scialle è quello fatto a mano che rimane essere un modello unico e per fortuna questo artigianato è ancora vivo e presente, infatti lo scialle si fa nello stesso modo, come nei tempi antichi di due secoli fa. La lavorazione di una scialle è abbastanza lunga e laboriosa, perché l’artigiana parte dalla cardatura della lana per poi passare alla filatura e infine alla lavorazione con i ferri. Un ciclo di non meno venti giorni: questo è il tempo necessario per produrre il suo capolavoro. Vi sembra tanto? Eccoli i passaggi per fare gli sciacalli di Orenburg: Prima di tutto è necessario raccogliere una quantità di lana sufficiente per lo scialle sapendo che da una capra se ne ricavano 350 gr (la lana più sottile in assoluto è quella ricavata dalle capre che pascolano nelle steppe montuose degli Urali che hanno il clima rigido). Il migliore raccolto (la lana non viene tosata, ma pettinata direttamente dalla capra) viene fatto a primavera, perché la lana è particolarmente più ricca e più morbida. Il passo successivo vede la lana venire lavata ed asciugata (almeno 12 ore), quindi il primo vello di lanugine viene cardato la prima volta (almeno 20 ore), seguito dalla seconda (10 ore), poi si arriva al ciclo della filatura. Il filo di lana va soggetta a torsione con aggiunto di un filo di seta (20 ore). Il filo ha una finezza di 20-25 micron 2-3 volte inferiori allo spessore di un capello), segue la torcitura del filo in modo che il filo di lana tenuto con la mano destra e il filo di seta tenuto con la sinistra si amalgamano nella torsione ( 6-8 ore). E’ questo il segreto della resistenza e durevolezza degli sciacalli!. L’ultima azione, il filo va arrotolato in un rocchetto da 200-250 gr (la quantità sufficiente per uno scialle). Quando il filo è pronto l’artigiana prende due ferri tradizionali e inizia a fare la trama dello scialle. Si parte dalla parte centrale, poi separatamente si fanno le orlature che collegate allo scialle per essere uniti finiscono l’opera (almeno 100 ore). Le artigiane di Orenburg sono così abili sul loro lavoro che non si vedono le giunture dei fili. Lo scialle ha come caratteristiche di non avere differenza tra il lato superiore (dritto) e quello inferiore (rovescio), mentre i colori sono esclusivamente due e naturali: bianco o grigio. Lo scialle sarà così leggero che una folata di vento creerà un effetto ondulatorio come le graminacee della steppa di Orenburg che sospinte dal vento sembrano onde del mare! Gli scialli fatti a mano si possono trovare presso i mercati regionali e nella città di Orenburg, però se cercate un prodotto caratteristico

La “Pietra del sole” l’ambra di Kaliningrad

L’Ambra di Kaliningrad La regione di Kaliningrad con capoluogo l’omonima città si trova nell’enclave russo della costa baltica tra la Polonia e la Lituania a 830 km da San Petersburg ed è il centro mondiale dell’ambra scavata nelle miniere e per le numerose aziende di trasformazione, a cui sono legate le fortune del lavoro artigianale e di questa città. La lavorazione dell’ambra, per produrre oggetti preziosi risale all’antichità, i primi manufatti risalgono al periodo paleolitico, ma sono stati trovati reperti anche nelle tombe dei faraoni, in Grecia e nell’antica Roma. I giacimenti più importanti sono distribuiti soprattutto nelle regioni del Mar Baltico, dalla Svezia alla Russia. La rarità dell’ambra ha fatto si che su questa resina che si mineralizza nei millenni e si trasforma in oggetto prezioso e anche curativo, secondo storie tramandate per secoli. In Russi l’ambra è sempre stata tra gli oggetti che ogni famiglia voleva possedere, così che molti artigiani russi hanno prodotto nei secoli: tazze, calamai, montature per occhiali, manici per coltelli, piccoli souvenir e molto altro ancora. Un episodio storico può mettere in evidenza il valore dell’ambra, nel XVIII secolo, precisamente nel 1701 Pietro I il Grande ricevette in dono dal re prussiano Friedrich Wilhelm I una quantità importante di ambra, sei tonnellate per allestire una stanza di circa 55 metri quadrati le cui pareti furono completamente rivestite da pannelli decorati con l’ambra, oltre a foglie d’oro e specchi e per la sua singolare bellezza è stata spesso definita l’ottava “Meraviglia del Mondo”. Durante la II Guerra mondiale la “Camera d’ambra” fu completamente saccheggiata dai soldati del III Reich, recuperate successivamente dall’Armata Rossa nel 1945, ma in minima parte. La fine della Seconda guerra mondiale, dopo la Conferenza di Potsdam l’Unione Sovietica entrò in possesso dei territori di una parte della Prussia orientale, e precisamente il territorio di cui il era situato la Comune di Palmniken, che i russi diedero il nuovo nome di Yantarniy che significa Ambra. Il piccolo paese oggi è conosciuto in tutto il mondo, ma la sua fama la deve al fatto che furono trovati enormi giacimenti di “Pietra del sole”, che rappresentano circa il 90% della produzione mondiale di ambra e dove si trova la maggiore presenza di impianti industriali per l’estrazione e la lavorazione. L’anno 1976 rappresenta un record di produzione, la maggiore fabbrica produsse ben 2 milioni di oggetti esportati in più di 20 Paesi: Giappone, Germania e Repubblica Ceca, Italia. Simbolo di quel successo è la spilla “Spider” e per l’anniversario dei 50 anni della lavorazione sono stati riprodotti più di un milione di esemplari. La lavorazione dell’ambra è facile poiché quando si lavora questa si ammorbidisce ed è facile da tagliare, levigare, lucidare, fino a dargli la forma voluta dall’artista artigiano. I maestri di oggi hanno conservano le tradizioni di qualità della lavorazione dell’ambra ampliando la già vasta gamma di gioielli classici con nuovi design aggiornati ai gusti di nuove clientele. I locali della fabbrica dove si infilano le perle d’ambra sono sempre con le finestre chiuse e con le lampade di luce artificiale sempre accese, poiché la qualità dell’ambra si vede meglio sotto la luce artificiale, così nascono le collane, realizzate dai maestri di Kaliningrad famose nel mondo. Gli artigiani di Kaliningrad non sono famosi solo per le collane, artisti e artigiani sono stati in grado di creare oggetti preziosi che vedono l’ambra unirsi con l’argento, l’oro, l’avorio, l’ebano, lo smalto e anche altre pietre preziose, in queste opere il metallo prezioso mette ancora più in risalto la bellezza dell’ambra. Particolarmente belli e preziosi sono le composizioni elaborate a mosaico come gli oggetti d’arte del mosaico fiorentino, i maestri russi creano i loro capolavori, usando abilmente la trasparenza, i colori e luce naturale della la struttura dell’ambra, infatti all’artigiano basta uno sguardo per capire quale sarà il miglior disegno che la pietra gli suggerisce per ricavare la trama più bella del suo lavoro. Purtroppo, le opere di ambra non hanno un timbro personale, per questo nei musei non ci sono i nomi dei loro creatori ma rimane intatto nel tempo il riconoscimento artistico del lavoro.   Le fabbriche e gli artigiani di Kaliningrad hanno partecipato alla restaurazione della “Camera d’Ambra” nel Palazzo di Caterina – Tsarskoye Selo a Pushkin, dove è possibile vedere la copia precisa donata a Pietro I, ricostruita con enormi finanziamenti del Governo russo e di quello tedesco, riaperta al pubblico soltanto nel 2003 ed è oggi la più famosa attrattiva del palazzo. Nella parte centrale di Kaliningrad si trova “Museo di Ambra” che era aperto nel 1979, dove si ospita una collezione unica di articoli di ambra provenienti da diverse epoche e vari scuole superiori del mondo.    

Gli scialli di Pavlovo-Posad

L’antica città russa di Pavlovo-Posad nella regione di Mosca si trova sulla riva del fiume Kliazma a 78 km da capoluogo è quì che potrete trovare una delle poche fabbriche rimaste, ma con alle spalle una storia di più di due secoli di vita, che produce i più famosi gli scialli della Russia. Fondata nel 1795 da Ivan Labzin, un contadino del villaggio di Pavlovo divenuto ricco che volle attivare una piccola produzione di scialli di seta, ma solo nel 1860 la fabbrica assunse le dimensioni produttive attuali, grazie a Yakov Labzin, il nipote di Ivan, che con il socio Vasily Gryaznov, avviò la produzione di scialli non solo di seta, ma anche in lana con disegni stampati. Fino alla Rivoluzione di Ottobre i proprietari la porteranno a diventare all’inizio del ‘900 la più grande industria di scialli di lana e di seta di tutta la Russia, ma dopo la Rivoluzione la fabbrica venne nazionalizzata e durante la Seconda Guerra Mondiale fu ridotta la produzione degli scialli a favore della produzione di stoffe per le uniformi dell’Armata Rossa. Nel 1937, la fabbrica degli gli sciaalli di Pavlovo-Posad partecipò all’Esposizione Universale di Parigi e da quel momento ricevette una fama mondiale e nel 1958 all’Esposizione Mondiale di Bruxelles le sciarpe e gli scialli della fabbrica hanno avuto la Gran Medaglia d’Oro, così che la fabbrica riprende la produzione degli scialli con i disegni originali stampati come due secoli fa. Da allora gli scialli in lana e i foulard in seta non hanno mai perso la loro fama tanto da essere parte del patrimonio culturale russo. Lungo la sua storia bicentenaria gli artisti hanno lasciato le loro impronte artistiche sui disegni, ma alla fine è rimasto il motivo tradizionale degli scialli di Pavlovo-Posad che sonoi fiori, le foglie, ma soprattutto le rose e le dalie. Le procedure sono rimaste invariate si comincia dal lavoro di un artista prepara il disegno dell’immagine floreale dello scialle e alcune volte per dipingere l’opera e metterla a disposizione occorrono due mesi di lavoro. La seconda fase vede preparare le forme in legno per la stampa, con procedure precise, infatti per preparare tutte le forme che compongono il disegno: i suoi “fiori” e i loro colori, gli artigiani devono mettere, una alla volta, gli stampi in legno dei vari colori che saranno impressi sul tessuto. Solo alla fine di questo processo esce una scialle con i bellissimi fiori colorati. Ai vecchi tempi per la creazione di scialli bisognava di fare circa 400 sovrapposizioni. Quando il disegno a colori è impresso sul tessuto, questo deve essere messo in una camera speciale, con un’ alta umidità per ammorbidire il tessuto, poi lo scialle viene lavato con prodotti speciali per fissare il colore e infine avviene l’asciugatura. L’ultimo passo è decoralo con una frangia. Procedura fatta sempre a mano. Oggi per le stampe del tessuto dello scialle vengono usate procedure diverse grazie alle nuove tecnologie delle macchine, ma , l’artista come prima, ha sempre la fase più importante, infatti viene fatto ancora a mano e per creare il disegno completo di uno scialle, il maestro può usare numerosi sagome e colori, a volte arriva a 50 passaggi. Nella città di Pavlovo-Posad è aperto un Museo di storia dello scialle dov’è esposta una grande collezione di più di 400 pezzi che vanno dall’XVIII al XX secolo dove ci sono pezzi solo di manifattura locale, ma anche di altre fabbriche concorrenti e disposti secondo una sequenza che rispecchia l’evoluzione storica e tecnologica. Nel museo funziona un laboratorio dove ogni visitatore può creare il proprio foulard o scialle, utilizzando le tavole intagliate, il Museo dispone di un negozio ove si potranno acquistare i capolavori dei maestri artigiani della fabbrica di Pavlovo-Posad a prezzi speciali.

La MATRIOSKA di Semionov.

Il souvenir più famoso e conosciuto nel mondo simbolo dell’arte popolare russa è la  Matrioska” che in origine si  chiamava Matrena (dal latino mater, “madre/matrona”). In Russia una matrioska è  un simbolo della famiglia forte, reciproco sostegno e vicinanza spirituale. Le origini della matrioska come la conosciamo oggi, potrebbero essere legate alla tradizione artigianale giapponese, quale derivazione delle bambole di legno Kokeshi, in seguito importata in Russia del collezionista d’arte Savva Mamontov che fondò un circolo artistico nel villaggio  Abramcevo (60 km da Mosca) dove,  grazie alla moglie fu inventata la prima matrioska russa creata alla fine dell’Ottocento con un abbozzo della bambola di legno costruita dal maestro Vasilij Zvëzdočkin e colorata dall’illustratore di libri per l’infanzia Sergej Vasil’evič Maljutin, membri di quel circolo. In Russia ci sono varie  località  famose per la produzione di matrioske come: Sergiev-Posad, Viytka, Polhovkij Maidan, Kutets e Semionov. La matrioska quella più amata dai Russi è quella prodotta nella piccola città di Semionov, a 70 km da Nizhny Novgorod. Sin dall’inizio gli artigiani di questa cittadina hanno mantenuto la tradizione originale grazie al fatto che il loro prodotto di artigianato d’arte prendeva il primo posto nella produzione delle matrioske. La prima matrioska di Semionov è nata grazie all’abile tornitore di legno Averyan Vagin sul modello importato dal Circolo artistico di Savva Mamontov del villaggio  Abramcevo. Le prime bambole sono state fatte per i figli dei contadini, il disegno si dipingeva con l’aiuto di affilate piuma d’oca e poi usando i colori rosso, blu, verde e viola,  sopra la vernice  si applicava un strato di cera o di colla trasparente, più tardi per salvare i colori si iniziò ad utilizzare la lacca. Si trattava di una bambola di legno che conteneva dentro di se’ ulteriori sette bambole identiche alla prima, di dimensioni sempre più piccole e questo giocattolo veniva dipinto come se si trattasse di una bimba vestita con il “sarafan” (abito da donna senza maniche) a cui fu dato il nome di  Matrena poi modificato in“matrioska”. I maestri di Semenov adottarono, da subito l’esperienza nella produzione di bambole degli artigiani di Abramcevo , però con nuove caratteristiche, soprattutto con nuovi colori luminosi che rendevano   riconoscibile la matrioska di loro produzione. Grazie   all’Esposizione mondiale di Parigi del 1900, la matrioska fu premiata come simbolo della tradizione artigianale russa che consenti la diffusione della sua popolarità in tutto il mondo in Russia ma anche all’estero. Già nel 1929, le bambole di stile di Semionov  si riconoscevano per il tipo di verniciatura speciale e i colori forti, ma anche per la loro forma specifica (la figura è più slanciata e allungata) con i disegni che ricordono l’arte antica diffusa sul territorio del Trans-Volga, La sua obesità ricorda gli artefatti dell’arte antica, delle “Veneri paleolitiche” e ad alcuni giocattoli orientali. Il centro di attenzione della bambole era il  grembiule tipico russo con i fiori rossi brillante. Per i tanti  anni non sono cambiati i metodi di produzione delle matrioske, che dall’inizio alla fine si fanno a mano lavorando il legno di betulla e di tiglio. Per prima va lavorata la più piccola delle bambole chiamata “seme” e  può avere  la dimensione di un chicco di riso, sino ad arrivare all’ultima di dimensioni importanti chiamata “madre” che avrà uno spessore di appena 1mm. L’intaglio delle bambole è un lavoro che richiede abilità e attenzione e per diventare un bravo artigiano occorre impegnarsi per diversi anni,  l’artigiano/falegname fa circa 15 operazioni, prima che un pezzo di legno diventi una matrioska. Operazioni finali, ogni  bambola viene coperta con un strato  di olio, dopo viene asciugata e lucidata , quindi l’artista comincia a dipingere il  pezzo a mano e come ai vecchi tempi, sono dipinte a tempera in seguito viene rivestita con un altro strato di lacca. Il disegno può essere simile, però non ce ne sono due uguali! La più grande matrioska è stata  realizzata in Semionov e si compone di 72 bambole e la più grande di queste è un metro di altezza, una coppia di matrioske sono stata persino nello spazio con un astronauta: Andrian Nikolaev.  

La Maiolica di Yaroslavl

La Maiolica di Yaroslavl La tradizione dell’artigianato dello stucco è nato a Jaroslavl grazie alla natura geologica dei suoi terreni che vede grandi quantità di argilla rossa. La produzione di piastrelle di maiolica, vede i primi manufatti risalenti al XV° secolo. Nel 1777 a Yaroslavl funzionavano già 19 fabbriche per la produzione di piastrelle, che rifornivano i cantieri aperti per decorare le pareti delle chiese e gli interni delle case dei ricchi mercanti. Oggi è possibile vedere mirabili esempi di questi lavori in maiolica di quel periodo, perfettamente conservati nella decorazione delle chiese di Yaroslavl come: la chiesa di San Michele Arcangelo del 1657-1682, la Chiesa della Madonna Tichvinskaya del1686), la Chiesa della Natività di Cristo del 1635-1644 e la Chiesa di Elia il Profeta del 1647-1650. Il periodo più fiorente della produzione di maioliche in Russia si è verificato alla fine del XVII inizio XVIII secolo, durante il regno dello zar Pietro I Grande, quando gli architetti invitati dalla  Italia e dall’Olanda hanno portato campioni delle più famose fabbriche di ceramica dei loro paesi di origine. Alla fine del XVIII secolo per la maiolica di Yaroslavl non c’era più interesse e tutta l’esperienza di  artigianato straordinariamente qualificato era praticamente scomparso con la perdita di una memoria artigianale. Nel 1992, il lavoro di artisti appassionati come Eugenio Shepelev e Natalia Pavlova sono riusciti a far rivivere la tecnica dell’antica manifattura, organizzando una cooperativa «Maiolica di Yaroslavl», che risulta essere l’unica in Russia, specializzata in produzione in ceramica in stile antico. Sono ormai 25 anni che il laboratorio fa rivivere l’arte e l’artigianato artistico del passato, continuando a sviluppare e perfezionare le tecniche di produzione con l’utilizzo di nuovi materiali ecocompatibili, caratterizzati da una maggiore resistenza e con un design moderno, ma sempre molto artistico. La lavorazione di un qualsiasi prodotto inizia con uno schizzo fatto dall’artista della «Officina» Natalia Pavlova, infatti è lei stessa a creare l’originale in morbido materiale con l’argilla o la plastilina, con questo modello dopo viene prodotto il modulo per la replica. Per la produzione si applicano stampaggi speciale con scorie di miscela di argilla e dopo due ore di essiccazione il prodotto viene recuperato, lasciano asciugare naturalmente  per circa per una settimana, dopo il prodotto va nei forni di cottura per la ceramica speciale e infine viene applicato uno strato di smalto. La pittura del prodotto ancora sullo smalto grezzo, avviene manualmente ed è facilmente intuibile che  qualsiasi inesattezza potrebbe rovinare il pezzo, per questo le maioliche sono lavorate da veri e propri maestri, tanto da affermare che due figure identiche non esistono, ognuna ha la sua personalità unica, merito del talento dell’artista. Dopo aver dipinto il pezzo, questi viene sottoposto ad una nuova cottura in cui fissano i colori e lo strato superficiale che rende perfettamente liscio e molto lucido l’oggetto artistico. L’intero processo di fabbricazione del prodotto artigianale si prende circa  tre settimane. Tutti i prodotti sono l’originale lavorazione del suo autore che ne caratterizzano la natura originale di un opera dipinta a mano. Lo studio d’arte Pavlova e Shepelev produce diverse opere di maiolica di alto livello artistico come: finiture per accessori, portacandele, decorazioni natalizie, pannelli decorativi, e anche monumentali sculture, ma di particolare popolarità che ha dato fama in tutto il Mondo alla maiolica di Yaroslavl sono la produzione di articoli da regalo stilizzati come le miniature della tradizione popolare russa, infatti dalle mani dei maestri escono le figurine di tutte le forme e dimensioni come: i commercianti russi, i Periodi dell’anno, la Maslenitsa (il Carnevale), la Favola di Pushkin dello zar Saltan. Le ceramiche di Yaroslavl oggi fanno parte di collezioni importanti poichè hanno conquistato il riconoscimento in prestigiose mostre internazionali e fanno parte di collezioni private e di musei. La gamma dei soggetti si presentata in diverse opere uniche per  collezioni importanti sia private che per musei. Il museo di arte russa a Minneapolis (The Museum of Russian Art TMORA), incentrato nelle collezione di arte russa del 20 ° secolo, ha una ricca collezione di opere di maiolica di Yaroslavl. Nella  bottega  c’è un negozio dove è possibile acquistare qualunque cosa al prezzo del produttore. Altrimenti se volete comprare in qualche città  un prodotto di maiolica di Yaroslavl  lavorato proprio della questa fabbrica, controllate bene il timbro nella parte sottostante all’oggetto.    

Intaglio su corteccia di betulla nella città di Velikij Ustug, regione Vologda.

  L’intaglio su corteccia di betulla è uno dei più ricercati mestieri artigianali della tradizione russa e il luogo più noto di questi specialisti è Shemogodskyj, presso la città di Velikij Ustug. Il suo nome deriva dal fiume Shemeksa che scorre attraverso la regione di Vologda e si trova a 750 km a nord di Mosca. Nel XVIII secolo gli abitanti dei villaggi lungo le rive del fiume Shemeksa hanno imparato ad utilizzare la corteccia di betulla – l’albero che rappresenta la Russia -, con l’intaglio e  lo stampaggio. Nel 1882 nei quattordici villaggi della zona di Shemogodskij erano impegnati in questo attività quasi 200 artigiani che producevano articoli per uso domestico come: le scatole per contenere i prodotti alimentari o piccoli oggetti o addirittura fogli per decorare le pareti. I soggetti lavorati dagli artigiani di Shemogodskyj sono sempre stati molto artistici tanto da essere chiamati “il pizzo di betulla”, il lavoro effettuato su uno sfondo scuro o dorato sembrava fosse una prodotto costoso e attraente per gli acquirenti, infatti la richiesta era ed è molto alta. L’artigiano più famoso di questa arte manuale è stato Ivan Veprev, i suoi  prodotti hanno avuto  grande fama e hanno fatto  conoscere nel mondo gli artigiani di Shemogodskij, fu anche un importante maestro che ha avuto  dieci medaglie d’oro e diplomi in varie mostre e fiere nazionali ed estere, tra cui la Medaglia della Esposizione Universale 1900 a Parigi. Dopo la rivoluzione del 1918, gli artigiani si sono riuniti in una cooperativa e hanno continuato a mantenere il filo della tradizione a garanzia del loro lavoro, infatti i prodotti in corteccia scanalata vendevano principalmente all’estero: negli Stati Uniti, Francia e Germania soprattutto i portaoggetti per le sigarette. Gli anni del dopoguerra sono stati un periodo molto difficile per la cooperativa,  nel 1964 la produzione era considerata antieconomica e diverse azienda  sono stata temporaneamente chiuse  e diversi artigiani persero il loro lavoro. Nel 1967, con grande entusiasmo da parte di persone appassionati della tradizione artigianale  Shemogodskyj i prodotti iniziarono ad avere nuove richieste e molti ritornarono al loro mestiere. La tecnica di intaglio su corteccia di betulla non è difficile, ma richiede competenza, pazienza e enorme fantasia, sul foglio di corteccia di betulla si produce un disegno, un profilo di base dell’immagine, usando un punteruolo,  poi con un coltello molto affilato si taglia l’ immagine e la si rimuove dallo sfondo. Generalmente il disegno si compone di uno stelo con foglie allungate e rami attorcigliati con bacche, quadrifogli e altri tipi di fiori, in questo modello possono essere inserite immagini di uccelli o altri animali o disegni geometrici. Gli artigiani ritagliano un soggetto con una semplice procedura operando con un coltello appuntito, i più bravi compongono un lavoro di intarsio senza disegnarlo e successivamente il  foglio di  corteccia lavorata viene incollata su un oggetto fatto di legno morbido (balsa), talvolta con un sfondo colorato. Dal 1981, nella città di Velikij Ustug è operativa una fabbrica che tutt’ora è impegnata a  salvare la tradizione dell’intaglio su corteccia di betulla con gli stessi strumenti di prima: punteruolo smussato, un righello, una corta lama molto affilata, ma ciò che esce dalle mani del maestro cattura l’attenzione di tutti. I prodotti dei maestri della fabbrica hanno ancora grande fascino e sono presenti in mostre in vari città e molti di questi capolavori hanno acquistato fama e sono collocati nei più famosi musei di Mosca, San Pietroburgo, Vologda, Suzdal, Velikij Ustyug.

Le miniature in lacca del Villaggio Palekh

Le miniature in lacca del Villaggio Palekh, nella Regione Ivanovo   Il Villaggio Palekh è situato a 60 km dalla città di Ivanovo, che è inclusa nel famoso itinerario turistico russo dell’”Anello d’oro”. La miniatura in lacca è uno dei più bei tipi di artigianato d’arte della Russia ed è lavorato da più di due secoli. Le prime opere di questa tipica arte sono state le tabacchiere che erano fatte  su imitazione delle famose lacche cinesi, un prodotto che ha avuto successo quando alla Corte Imperiale russa è  arrivata la moda di utilizzare per uso personale il tabacco da fiuto (particolarmente affezionate al tabacco erano l’imperatrice Elisabetta Petrovna e Caterina II la Grande). In Russia, oggi ci sono quattro centri artiginali, che sono attivi e continuano le antiche tradizioni dell’arte russa della pittura in miniatura su lacca: Fedoskino, Palekh, Holuy e Mstera. Prima della rivoluzione nel 1917, tutte le città, tranne Fedoskino, erano conosciuti in Russia, anche come i maggiori centri della pittura di icone. Il centro più antico e il più noto per la lavorazione di questo artigianato artistico è il Villaggio di Palekh nella regione di Ivanovo, qui i pittori per i secoli, perchè hanno dipinto le icone e gli affreschi e i restauri delle più importanti chiese e cattedrali ortodosse, come: la Cattedrale della Trinità-Sergio Laura, il convento di Novodevichy e la famosa Camera sfaccettato del Cremlino di Mosca. Lo stile di questi artisti si formò sotto l’influenza delle famose scuole di pittura di Mosca, Novgorod e Yaroslavl a partire dai secoli XVIII – inizi XIX secolo. Dopo la rivoluzione del 1917 molti artisti di queste città compresi quelli del  Villaggio Palekh rimasero senza lavoro e furono costretti a cercare nuove possibilità per realizzare il loro potenziale creativo e nel 1918, diversi artisti crearono la cooperativa  “Arte decorativa Palekh  ” che iniziò la produzione dai primi  lavori di pittura su legno laccata, ancora a tema religioso, ma i nuovi fatti politici del tempo, li obbligò a cercare nuove possibilità, infatti all’iconografia religiosa si aggiunse quella politica con le rappresentazione di immagini della rivoluzione bolscevica che nell’Esposizione Mondiale di Parigi del 1925 diede fama mondiale alle miniature in lacca di Palekh. Con il patrocinio dello scrittore Maksim Gorkij, a cui piacevano molto i lavori dai maestri del villaggio di Palekh dal 1935 funziona un museo d’arte con un’enorme esposizione di oggetti di questo tipo di arte, provenienti da altre esperienze artistiche più famose sia dalla Russia che dal resto del mondo. Il lavoro di questi oggetti è una manifestazione artistica unica nel suo genere, infatti la produzione dai vari oggetti, ma soprattutto  le scatole fatte di papier maché  sono dipinte finemente con tempera all’uovo e poi coperte con sei strati di lacca. Il materiale di base di questi oggetti è la cartapesta, che viene pressata nella forma desiderata, dopo essere stata spalmata con la colla, bagnata con olio vegetale e poi asciugata, il materiale, così ottenuto, non si rompe ne’ deformare restando completamente inalterato anche per secoli. I soggetti dipinti si rifanno a tradizioni russe antichissime e quelli religiosi trovano l’origine artistica nella pittura russa delle icone, ma oggi possiamo vedere nuovi  motivi ricorrenti che riguardano sempre temi come leggende, favole, battaglie, scene di caccia, danze popolari ,fiori e paesaggi, ma anche  immagini molto belle di troike trascinate da cavalli sulla neve, oppure immagini dell’ Uccello di fuoco presente nella letteratura russa. La pittura di Palekh è caratterizzata da un disegno sottile e liscio su uno sfondo nero, i lavori sono eseguiti con una predominanza del colore oro (per fare il colore si usa l’oro vero sciolto) in una combinazione di tre colori primari – rosso, giallo e verde, questi colori risalgano alle tradizioni delle antiche icone russe. La scuola di pittura di Palekh si distingue per la particolarità delle figure presenti in questi dipinti, per le proporzioni allungate, le pose aggraziate e  sono ombreggiate da una filigrana. Solitamente per la lucidatura del colore oro si utilizza un metodo unico, si usa il dente di un lupo che da all’oro una superficie particolarmente liscia e lucida. La lucidatura finale di tutto il pezzo viene svolta dal  maestro artigiano che lo fa esclusivamente a mano. La superficie viene coperta di grasso di lardo e trattata velocemente, con una mano bagnata con acqua tiepida. Per creare un oggetto d’artigiano artistico occorrono diversi giorni, a volte addirittura mesi, perché le miniature di Palekh sono lavorate dall’ inizio alla fine dalle mani di un maestro, ecco perché ogni oggetto sia una scatola, cassa o tabacchiera , spilla, pannello, oppure  posacenere è un  pezzo unico ed irripetibile, anche se sembra simile, ad un altro e senza dubbio l’oggetto riflette la personalità creativa dell’autore. Ogni pezzo è firmato di propria  mano del maestro  ed è sempre contrassegnato il luogo di provenienza. Ogni opera ha una stampa  Made in Russia, e viene fornito con un certificato che attesta l’autenticità del lavoro. Dal 1928 è attiva nel Villaggio  Palekh  una Scuola d’arte antica, dove si insegna  questa antica tradizione artistica e attualmente sono presenti diversi laboratori che continuano la tradizione dell’Arte Russa insieme ad altri piccoli laboratori privati di singoli artisti. Tutti il lavori prodotti sul territorio di Palekh sono identificabili dal marchio  Artisti di  Palekh rappresentati dal famoso Uccello di fuoco (scelto perché rappresenta il personaggio di una famosa favola russa). Vi suggeriamo di visitare la collezione del museo d’Arte che comprende oltre 10.000 pezzi, tra cui più di 3.000 icone,  capolavori dai maestri della miniatura in lacca  che vanno dal XIV-XVI secolo ad oggi, si potranno vedere anche i lavori dei laboratori che hanno ottenuto importanti premi internazionali nelle varie esposizioni. Il Museo d’Arte dispone di un salone-negozio di souvenir e oggetti selezionati dei vari maestri artiginali.