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L’Italia ospite d’onore al VII° Forum Culturale a San Pietroburgo.

Dal 15 al 17 novembre 2018, a San Pietroburgo si terrà il VII° Forum culturale internazionale  dove parteciperanno non meno di 150 Paesi e una presenza di piu di 30 mila partecipanti. Il Forum è riconosciuto come uno degli eventi culturali più importanti a livello mondiale che attrae ogni anno migliaia di esperti da tutto il mondo: star del teatro, stelle dell’opera e del balletto, direttori, attori di cinema, scrittori, personalità pubbliche e rappresentanti delle Istituzioni. In questo Forum l’Italia si è vista riconoscere come: Stato ospite d’onore. Lo status speciale di “Paese ospite“, introdotto nel 2016, sottolinea le speciali relazioni umanitarie e culturali che intercorrono tra le due nazioni e che contribuiscono al loro sviluppo con progetti e programmi culturali di partenariato ed è un indicatore dello sviluppo delle relazioni e sottolinea l’importanza di una cooperazione positiva. Per questo  il programma del Forum prevede più eventi dedicati all’Italia che iniziano il 15 novembre, nello storico edificio dell’Accademia Russa delle Arti sul Lungofiume della Neva. Nell’ambito del VII° Forum Culturale Internazionale di San Pietroburgo, si terrà una conferenza internazionale sull’educazione artistica con la partecipazione dei Direttori e i professori delle Accademie d’arte italiane: l’Accademia delle Arti di Torino, l’Accademia delle Arti di Venezia, l’Accademia delle Arti di Roma, l’Accademia delle Arti di Urbino, l’Accademia delle Arti di Bologna, l’Accademia delle Arti di Carrara. Sarà visibile l’esposizione dei lavori dei laureati delle Accademie d’arte italiane, organizzata con collaborazione dall’Accademia d’arte “Il’ja Efimovič Repin” con 50 pitture e opere grafiche di giovani artisti provenienti dalle 10 principali accademie d’arte italiane, selezionate appositamente per l’evento di San Pietroburgo. Altro evento significativo proposto dal Forum è la presenza di attori, artisti e protagonisti del mondo della cultura italiana: l’attore e regista Tony Servillo che presenta per la prima volta in Russia un suo spettacolo “Elvira”. La presenza delle personalità italiane saranno guidate dal Dott. Pasquale C. Terraciano  Ambasciatore d’Italia in Russia insieme ad altri numerosi rappresentanti di Istituzioni culturali, da  politici e personaggi pubblici italiani come: Sergio Escobar direttore del Piccolo Teatro di Milano –  dal regista Paolo Genovesi, Marco Ginesi Console Russo della Regione Marche, Pier Luigi Capucci uno dei più grandi esperti di sistemi e linguaggi di comunicazione e nuove forme estetiche in relazioni tra arti, scienze e tecnologie. Al forum parteciperà  il Ministro della Cultura italiana Alberto Bonizoli, che  aprirà la Mostra “Pompei” organizzata in collaborazione con il Museo dell’ Hermitage, dedicata agli ultimi scavi archeologici fatti a Pompei.

Mostra dei capolavori russi ai musei Vaticani

“The Russian Way: Da Dionisio a Malevich” Il 19 novembre 2018 in Vaticano, nel Braccio Carlo Magno verrà inaugurata e sarà aperta al pubblico dal 20 novembre sino al 16 febbrai0 2019,  la mostra “The Russian Way – Da Dionisio a Malevich”  aperta con la collaborazione tra la Galleria Tretjakovskaja e i Musei Vaticani. La mostra farà da riscontro a quella “Roma Aeterna”  della Pinacoteca vaticana, esposta alla Galleria di Tretyakov a Mosca nell’ottobre del 2016 con un grande successo di visitatori: 200 mila in 3 mesi, inaugurata dal Presidente Putin. La mostra di altissimo livello presenta il patrimonio spirituale dell’arte russa con una carrellata sull’arte figurativa russa dal 400 al XX° secolo e alla Santa Sede giungeranno 54 capolavori dell’arte russa: dall’iconografia dei secoli XV°-XVII°, all’arte pittorica della seconda metà del XIX° secolo fino ai primi decenni del XX° secolo e una scultura in legno del XVIII° secolo proveniente da antiche Chiese del Nord della Russia. 47 opere provenienti dalla Galleria Tretjakovskaja Museo statale russo, altre dal Museo centrale della cultura antica e arte di Andrej  Rublev e da altre da vari musei regionali russi. Per la presentazione delle opere è stato deciso di non seguire il principio cronologico, ma di esporre le opere costruendo un dialogo tra due tradizioni:  l’arte antica russa di eccellenza rappresentate dalle icone e la pittura russa del diciannovesimo secolo che non è ancora molto conosciuta all’estero, come ha rappresentato il Nunzio Apostolico a Mosca Celestino Migliore “…le opere,  non solo icone, ma tutte opere hanno un significato spirituale”.     I curatori Arkady Ippolitov e Tatyana Yudenkova, alla conferenza stampa di presentazione, dove hanno preso parte anche Maria Krasnikova, direttore della Fondazione del mecenate Alisher Usmanov “Arte, scienza e sport” e Vladimir Dmitriev, vicepresidente della Camera di commercio e dell’industria russa, copresidente del Forum di dialogo russo-italiano per la società civile hanno sottolineato, che senza il contributo di Usmanov, come mecenate, la mostra e il relativo catalogo non sarebbero state possibili. Per volontà dei Musei Vaticani e della Galleria di Tretyakov si è deciso che l’ingresso alla mostra sarà gratuito.

Le Icone: storia rappresentazione, lettura

“Un’icona è una raffigurazione sacra dipinta su tavola, prodotta nell’ambito della cultura bizantina e slava. Il termine deriva dal russo “икона”, a sua volta derivante greco bizantino “εἰκόνα” (eikóna) e dal greco classico εἰκών -όνος derivanti dall’infinito perfetto eikénai, traducibile in “essere simile”, “apparire”, mentre il termine eikóna può essere tradotto con “immagine“, (Wikipedia). Grazie a Suor Marcia Vinje dell’Universita del Dakota, teologa e studiosa di icone possiamo non solo conoscere la storia delle icone, ma che cosa rappresentano nella fede delle persone e per gli artisti che hanno lavorato su questa particolare arte sacra, cosa rappresentano e come possiamo leggerle per godere di tutta la loro magnificenza artistica.   Le Icone- Storia-rappresentazione-lettura   FONTE: Università del Dakota–Marcia Vinje Libera traduzione di Silvano Sgrevi

Ricetta russa: Borsch nouvelle

Borsch nouvelle (Borsc viesiegnni)  Борщ весенний    Ingredienti per 4/6 persone Carne di manzo 300 gr, carne di maiale 300 gr, cavolo bianco 400 gr, patate 300gr, foglie di  rapa rossa 200 gr, rapa rossa 200 gr, carota 150 gr, cipolla 150gr, pomodoro 100 gr, peperone 100gr, foglie di ortica 200 gr, acqua 3-3,5 litri, burro 20 gr, olio extravergine 20gr, ½ limone, 1 spicchio di aglio, aneto 10gr, erba cipollina 10/15 gr, panna acida(yogurt greco) 100 gr, sale, pepe q.b. Preparazione Per la carne di manzo scegliete la spalla, mentre per il maiale scegliete il lombo. Prendete una pentola  capiente e versate i pezzi del manzo e del maiale, coprite con acqua e  portate ad ebollizione, togliendo  la schiuma durante il bollore di circa 1h per preparare un buon brodo, Lavate e pelate gli ortaggi, affettate minutamente la carota, le fogli di rapa/bietola, la cipolla, il pomodoro, il peperone e mettete il mix in padella con il burro e olio extravergine per una scottatura di pochi minuti. Nella pentola dove è stato preparato il brodo togliete la carne e mettete le patate e il cavolo affettate alla julienne. Lessate le patate e il cavolo per 10 min, aggiungete gli ortaggi  rosolati e bollire ancora  per 10 min, Pelate la rapa rossa (se non trovate al mercato le rape fresche con le foglie, potete usare le confezioni di rape rosse in vendita nei supermercati, mentre potete sostituire le foglie di rapa con quelle di bietola)  e grattugiate finemente, versate il tutto nella pentola, mescolate tutto bene.  NON FATE BOLLIRE A FUOCO FORTE E NON COPRITE LA PENTOLA CON IL  COPERCHIO. Tagliate le foglie di ortica e mettetele nella pentola. Tagliate i pezzi di carne in pezzi più piccoli e rimetteteli nella pentola. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare. Spremete ½ limone su un bicchiere, versate a piccole quantità il succo di limone, assaggiate di volta in volta – il gusto di questa zuppa è che si deve presentare agro-dolce, aggiungete sale e pepe q.b. Vi suggeriamo di servire questa zuppa (borsch) tiepida, ma prima di presentare preparate su un piatto un  mix di erba cipollina, aneto e uno spicchio di aglio tagliati minutamente e mescolati insieme. Portate a tavola la zuppa (borsch) e il mix  per spolverarlo sopra la zuppa, fate aggiungere, se lo gradiscono, ai vostri ospiti la panna acida/yogurt greco nei loro piatti personali.   Приятного аппетита!! (Priiatnogo appietita) Buon appetito!!

La Chiesa dell’Intercessione della Madre di Dio a Kizhi – Carelia

La Chiesa dell’Intercessione della Madre di Dio – (Церковь Покрова Пресвятой Богородицы), Kizhi   La Chiesa dell’Intercessione della Madre di Dio è stata costruita accanto a quella della Trasfigurazione mezzo secolo dopo e integra il paesaggio confrontandosi con quella della Trasfigurazione, che le risponde come un’eco alla sua esclusiva architettura in legno, una soluzione architettonica per superare la solitudine originale in un insieme organico con la moltitudine pittoresca delle cupole della Chiesa della Trasfigurazione. La Chiesa è costruita a forma di rettangolo allungato, con una parte pentaedrica dell’altare a est e rientra nella categoria delle Chiese a “ottagono sul cubo” nota anche come “pianta navale” con le sue dieci cupole tipiche dell’edilizia ecclesiastica ortodossa che si corona con una cupola a padiglione. La prima costruzione risale al 1694, purtroppo distrutta dopo un incendio, è ricostruita nel 1764. L’altezza della chiesa è di 26 m, la lunghezza totale è di 32 m, la larghezza è di 8  e gli architetti progettisti, rimasti sconosciuti, usarono materiali di legno diversi come: il pino, il pioppo tremolo e lo screening della chiesa ha dimostrato che essa fu restaurata diverse volte, probabilmente tre. Nel XIX° secolo entrambe le chiese del Pogost di Kizhi furono ricoperte da sottile assi di legno, mentre le grandi tegole di legno lavorato delle cupole (lemech) furono sostituite con la lamiera di ferro per tetti. I restauri sono stati fatti in modo di riacquistare l’aspetto e la bellezza originaria delle cupole. La Chiesa dell’Intercessione della Madre di Dio è inclusa nella lista  del patrimonio mondiale dell’UNESCO di “Kizhi Pogost” il Parco naturale voluto dal Governo russo, ed è un sito del patrimonio culturale della Federale Russa.

L’artigianato artistico russo con la betulla di Carelia

Artigianato artistico di betulla della Carelia   L’artigianato artistico della lavorazione della  betulla in Carelia è una delle eccellenze e simbolo della Repubblica di Carelia, una tra le tante sue bellezze senza dubbio un tesoro del nord russo e orgoglio come l’isola di Kizhi. Per il suo bell’aspetto e la sua lunga durata il legno resistente della betulla della Carelia è stata apprezzata sin dal XIII ° secolo, ci sono noti reperti archeologici che dimostrano l’utilizzo fatto dalle tribù careliane per pagare le tasse alla pari con pellicce e sale. La prima informazione sulla betulla della Carelia, come un legno da utilizzare perchè “simile al marmo” per la sua resistenza e il gioco di varietà di colori e venature presenti, risale al 1766 quando fu portata a Caterina II dal suo responsabile della spedizione nelle terre settentrionali. I campioni di legno piacquero tanto alla Regina che lei ordinò di creare un set di mobili per sé e da quel momento iniziò la grande produzione di mobili e oggetti decorativi per i palazzi imperiali e le case nobiliari e grazie agli ebanisti russi di quel periodo furono create tantissimi opere. Dal momento che il legno di betulla della Carelia è adatto all’uso, solo all’età di 30-40 anni, il consumo dissennato di quel periodo fece correre il rischio di essere quasi completamente estinto dalla Carelia. Nel periodo sovietico, nel 1939 il Consiglio dei Commissari del popolo della Repubblica della Carelia emise un decreto speciale in cui dichiarava la betulla careliana una specie particolarmente protetta per questo si passò alla registrazione delle piante, l’abbattimento fu vietato e nacque il suo inventario,  in seguito, furono attivate delle riforestazioni e oggi ogni albero viene tagliato con il permesso del capo della Repubblica di Carelia e le botteghe che lavorano con la betulla della Carelia sono limitati e autorizzati.   Il legno è valutato così bene che a differenza di altre specie arboree, si vende a peso  in kg. e non in metri cubi. La betulla della Carelia per la bellezza del disegno e la varietà delle sfumature del colore del legno, è chiamata “albero reale” e spesso viene confrontata con il marmo e  ogni albero in questo senso è unico come le impronte digitali umane trovare due colori o due venature identiche è semplicemente impossibile. Il legno viene utilizzato come materiale ornamentale per la produzione di cofanetti, portasigarette, cornici per quadri, gioielli, souvenir, in casi speciali per la produzione di mobili. Il famoso uovo-gioiello di Peter Carl Fabergé in legno, che faceva la parte della collezione  “Uova imperiali” creato nel 1917 per ordine di Nicola II per la zarina madre Dagmar di Danimarca in occasione della Pasqua, il gioielliere la creò proprio con la betulla della Carelia e decorato con oro. Sul primo rompighiaccio atomico al mondo “Lenin” c’è un pianoforte unico, fatto di betulla della Carelia e non ha mai lasciato la nave fin dall’inizio della sua attività che risale al 1957. La betulla della Carelia è un albero con una struttura in legno particolare, molto bella, dura e resistente, mentre è facilmente lavorabile con utensili da taglio per levigarla e lucidala. I moderni artigiani della Carelia continuano le antiche tradizioni della scultura in legno, riproponendo i tradizionali motivi della Carelia che è il modo migliore per esaltare la bellezza naturale del legno. A causa dell’elevato costo del materiale, il legno massiccio viene utilizzato con molta attenzione,  per primo, vengono tagliati oggetti di grandi dimensioni, ad esempio set di casse per scacchi, cornice per icone e per quadri, mentre i piccoli pezzi vengono usati per  fare portachiavi, bigiotteria, mosaici. Oggi per rendere i prodotti più economici, i maestri usano l’impiallacciatura di betulla careliana e questo non diminuisce l’effetto impressionante della bellezza dell’opere, infatti i bellissimi prodotti originali della betulla della Carelia sono realizzati da veri artisti ed artigiani, che per le loro opere utilizzano tutto del legno, anche i vari pezzetti di legno, tanto che alcuni oggetti di betulla assomigliano molto alle opere realizzate con la tecnica dei mosaici fiorentini: entrambe utilizzano la varietà di sfumature di colore e la struttura delle materie prime che sono di legno naturale. C’è un altro tipo di lavorazione artistica usata dai maestri di Carelia per creare dei veri quadri. Questo procedimento permette di predisporre un dipinto su un anello di betulla usando il metodo  pirografico. La lavorazione del legno viene eseguita solo alla parte segata, invece  il lato anteriore rimane il integro così come la natura lo ha creato, dopo di che il maestro artigiano fa il primo disegno con una matita sulla superficie, per trovare la maggiore armonia con la struttura naturale del legno, dopo con un saldatore finissimo si ripassa sopra il disegno. Un lavoro molto delicato che non permette sbagli, l’ultima lavorazione è quella di coprire l’opera con più strati di lacca, infatti tutte le opere, più importanti, fatte con la betulla di Carelia sono protette con la lacca è così che i disegni realizzati si salvano per i secoli. I mobili e gli oggetti decorativi  per la casa creati dai famosi ebanisti russi del XIX° secolo in materiale di betulla di Carelia possono essere ammirati nell’Ermitage (San Pietroburgo) e nel Palazzo di Caterina (Tsarskoye Selo) e nel Museo Statale Russo di Pushkin (Mosca).

La falegnameria della Carelia tra mestiere e tradizione

Le tradizioni del mestiere di falegnameria in Carelia. Le tradizioni dell’architettura in legno sono una tradizione antica che si tramanda da generazione in generazione, dal padre al figlio, dal maestro all’allievo. Il primo e forse l’unico strumento del falegname era ed è l’ascia, l’ascia è servita per costruire chiese, cappelle, Izbe (le case di legno), mulini, fucine, ponti, granai, bagni ed altro e  sino al XIX secolo la squadra dei falegnami si limitava ad usare solo l’ascia e attenzione avevano, anche gli altri strumenti come: scalpello da falegname, l’ascia retta, il trivellino, la sega, però gli artigini e soprattutto i “mastri” usando l’ascia erano sicuri che una cosa fatta di legno durava per secoli, perché solo così non si rompeva la struttura del legno! Ogni falegname aveva la propria ascia con il manico intagliato sulla sua mano, un antico modello ergometrico. La base di ogni costruzione in legno è la struttura portante: lo srub. Lo srub viene assemblato dalle travi, posti in fila in modo orizzontale, ogni ordine si chiama corona  venec. Nell’elevare lo srub di qualsiasi altezza non venivano usati i chiodi e questa è una caratteristica unica e un’antica tradizione, infatti nel corso di un’esperienza secolare dell’arte di falegnameria, sono state escogitate fino a cinquanta tecniche di congiunzione degli elementi in legno. Il procedimento più diffuso era il taglio “ad bio“, ossia rotondo, in questo modo venivano tagliati degli incavamenti corrispondenti alla trave, questo modo di tagliare la trave lasciava all’estremità delle parti un finale, che nelle chiese e nelle Izbe dava una particolare caratteristica artistica. I falegnami usano, anche un altro tipo della giuntura delle travi, più complesso detto “a spina”, questo procedimento è comodo per eseguire un possibile rivestimento dello srub. Una delle manifestazioni più notevoli di abilità artistica dei  falegnami di Carelia è la decorazione decorativa delle case contadine, come ad esempio gli elementi di decoro delle case ( le figure intagliate delle finestre, le tavole traforate, veri merletti che fanno intravedere il cielo e le sagome del colmo del tetto. L’esperienza pluriennale dei maestri della zona non è stata dimenticata, ma viene tutt’ora tutelata, in queste terre le tradizioni degli artigiani falegnami sono operative anche ai giorni d’oggi. Trasmettendo le loro conoscenze, da persona a persona da maestro ad allievo, da padre in figlio i famosi falegnami di Kizhi hanno conservato per i posteri le miracolose opere in legno e aiutano a salvaguardare quelle antiche e a costruirne di nuove.  

Alla scoperta dell’isola di Kizhi, Repubblica di Carelia

L’isola di Kizhi si trova sul lago Onega ed è un enorme museo a cielo aperto della cultura contadina tradizionale del nord della Russia e rappresenta uno dei simboli più famosi della Russia dopo il Cremlino di Mosca e l’Ermitage  di San Pietroburgo e dal punto di vista turistico entra di diritto nel famoso itinerario sul territorio nordico della Russia il  così detto “Anello d’argento” per distinguerlo dall’altro importante itinerario turistico “Anello d’Oro” e possiamo ben dire che vale la pena di andarlo a vedere!   Dopo la visita di magiche atmosfere di San Pietroburgo, potete prendere il treno (veloce o uno notturno) per la città di Petrozavodsk che si trova a 400 km dal San Pietroburgo. La città di Petrozavodsk è la capitale della Repubblica di Carelia ed è il luogo perfetto per avere un assaggio delle bellezze della regione dove i paesaggi della Carelia, nel Nord-Ovest della Russia, ben evidenziano la natura nordica, maestosa e silenziosa rappresentata dai grandi laghi, le foreste selvagge e incontaminate, i fiumi  e l’affascinante architettura di legno che risale al Settecento.   La città fu costruita nel 1730 da Pietro I il Grande intorno ad una fabbrica di armi utilizzata per rifornire le truppe russe durante la guerra contro la Svezia, da qui il nome della città: Pietrozavodsk, che significa letteralmente “Fabbrica di Pietro”. Oggi la città con due università, vive un’atmosfera giovanile, mentre la vicinanza con il confine finlandese le conferisce un tocco europeo. Il Museo delle Belle Arti della Carelia è uno dei luoghi da visitare, il museo vanta una discreta collezione di icone, a partire dal inizio XVI secolo, tra cui rare icone dei “vecchi credenti” (seguaci di antiche tradizioni ortodosse, che rifiutarono innovazioni teologiche volute da riformatori della Chiesa ortodossa nel XVII° Sec) e alcuni esempi colorati di ricami locali e conocchie dipinte, nonché alcuni capolavori dei migliori pittori russi del XIX secolo. Anche l’arte del periodo sovietico è ben rappresentata, in particolare, dai pittori della “Scuola di Leningrado”. Il Museo mette in risalto, anche la natura e la storia della zona, esponendo i tradizionali sci di legno, ciotole preistoriche o cimeli delle campagne militari di Pietro il Grande. La visita alla Cattedrale di Alksandr Nevskij – un principe medievale, ora santo ortodosso, compare in diverse delle icone scintillanti custodite all’interno, mette il visitatore nell’atmosfera religiosa degli ortodossi, l’edificio in stile neoclassico risale al 1832. Ma la vera occasione del viaggio è arrivare sulla meravigliosa isola di Kizhi dichiarata il Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, che fa parte delle 40 isolette dell’Arcipelago Chardonian che si trova nel Golfo del Lago di Onega. L’aliscafo che parte dal porto dei traghetti della città  di Petrozavodsk , da maggio a settembre in un’ora e mezza arrivano a “Kizhi Pogost“. Kizhi si presente con monumenti architettonici unici, oggetti artistici e per la casa, che ripropongono tre secoli di arte del legno, infatti i villaggi russi, careliani e veppsiani presenti in varie regioni della Carelia, nelle province di Olonets e Arkhangelsk fino al tardo XIX secolo, hanno prima restaurato abitazioni antiche e dopo le hanno riprodotte seguendo schemi, tecniche e materiali antichi e l’isola si mette in mostra con diversi villaggi residenziali, dove molte case sono anche monumenti di architettura in legno. La perla del pogost di Kizhi è l’insieme architettonico delle chiese e tra queste ci sono  le più antiche  chiese in legno sopravvissute nel territorio di Nord della Russia: la Chiesa della Trasfigurazione del Signore e la Chiesa dell’Intercessione della Madre di Dio, la Chiesa della Resurrezione di Lazaro del Monastero di Murom. Le chiese dell’isola sono state costruite nel corso dei secoli con tronchi di pino silvestre, ricoperte con assi di abete rosso e sormontate da una cascata di cupole in pioppo tremulo. Il metodo di costruzione tradizionale non comporta l’uso di chiodi, ma semplicemente l’abile accostamento di tronchi intagliati con precisione. Non perdete il momento a ascoltare la sinfonia delle campane delle chiese di Kizhi,  è un fenomeno acustico unico nel suo genere, si dai tempi antichi c’erano nei villaggi delle cappelle costruite nelle vicinanze delle chiese parrocchiali e il suono delle loro campagne, riflesso dalla superficie dell’acqua si diffondeva lontano, e al suono di una rispondevano i campanili delle altre comunità e dava vita ad un concerto sonoro che è un unicum nell’ambito della musica, una specie di “codice”musicale della provincia di Kizhi. Da non perdere la visita al Museo statale all’aria aperta di architettura in legno di Kizhi, iniziato nel 1951, è un complesso di chiese, casette, mulini a vento e ad acqua, fucine, stalle, torri campanarie e saune russe, inseriti in una splendida cornice naturale. Il turista potrà assaporare alcuni piatti tipici della cucina nordica, infatti la cucina nazionale careliana è una sorta di simbiosi tra la vecchia cucina russa e quella finladese, la Carelia è famosa per i suoi fiumi e i suoi laghi, pertanto aspettatevi di trovare numerosi piatti a base di pesci d’acqua dolce, come la versione locale del piatto più popolare della cucina russa l’Ucha (una zuppa di pesce) che tutti gli ospiti si concedono che ha il nome “Kalaruokka” Il segreto della zuppa di pesce della Carelia prevede: cinque minuti prima che il pesce sia pronto, il brodo di pesce viene passato attraverso uno spesso strato di carboni di betulla. A differenza della zuppa di pesce russa, la “Kalaruokka” è leggermente meno chiara include il pesce fresco e essiccato, uova, muschio islandese, ma anche farina di segale, germogli di betulla. Se la preparazione di questo piatto vi sembra molto esotico potete assaggiare il  tradizionale stufato di pesce bianco che nei menu dei ristoranti si chiama  “Kalakeitto” o pure una zuppa di salmone con la panna, già chiamata “Lohikeitto“.   La cucina nazionale della Carelia è un esempio di cibo sano con molti piatti di verdure e vari cereali, qui non è ancora uso mangiare i dolci, ma ci sono molte varietà di frutti di bosco, bacche selvatiche che vengono consumate in abbondanza (fresche nella stagione della raccolta e essiccate o congelate in inverno). La

Carelia – La Chiesa dellaTrasfigurazione del Signore a Kizhi

La Chiesa dellaTrasfigurazione del Signore (Церковь Преображения Господня), Kizhi    È uno dei capolavori assoluti dell’architettura lignea della Russia, infatti la Chiesa dell’Intercessione con le sue 22 cupole e il suo campanile ottagonale costruito in uno stile architettonico di una volta che è diffuso in tutta la Russia settentrionale e in alcune parti della Scandinavia. La Chiesa della Trasfigurazione è il simbolo dell’isola di Kizhi, che si trova in Carelia, nella parte nord-occidentale a circa 380 chilometri in linea d’aria da San Pietroburgo. Costruita nel periodo dal 1694 al 1714 dai maestri carpentieri del luogo con tronchi di pino silvestre e con il contributo dei credenti, ricoperta con assi di abete rosso e sormontate da una cascata di cupole in pioppo tremulo. La chiesa non ha fondamenta ed è posta su un strato di pietra, rimasto dalla chiesa precedente bruciata dal un fulmine. La Chiesa è stata costruita con il metodo di costruzione tradizionale così detto blockbau, molto diffusa nella Russia settentrionale, tecnica che comporta l’abolizione dell’uso di chiodi, ma l’abile accostamento di tronchi intagliati con precisione. Il corpo centrale della Chiesa è costituito da un ottaedro raccordato ad una croce greca e al di sopra si elevano due prismi ottagonali più piccoli e alla sommità del più alto di essi la più grande delle 22 cupole a bulbo dell’edificio. L’iconostasi è disposta su quattro livelli ed è formata da 102 icone, la datazione della cornice dell’altare è incerta: seconda metà del XVIII secolo – inizio del XIX secolo, due di loro corrispondano dal XVII secolo. La chiesa è alta da 37 metri, lunga a 29, larga 20,6 metri e comprende 442 metri quadri. Alla fine del 1992 l’UNESCO ha inserito la Chiesa della Trasfigurazione nell’elenco delle opere d’arte che necessitano di restaurazione urgente. A partire dal 2014 nella chiesa sono iniziati i lavori di restauro. Questi termineranno con la ricostruzione storica del monumento, dei suoi interni e del l’iconostasi. Lo scopo del restauro è la conservazione del maggior numero di materiali storici possibile, assicurando la stabilità e la solidità degli elementi costruttivi il lavoro di restauro della Chiesa terminerà entro l’anno 2020.

CARELIA: La Chiesa della Resurrezione di Lazaro del Monastero di Murom

La Chiesa della Resurrezione di Lazaro del Monastero di Murom (Церковь Воскрешения Лазаря) La chiesa è il monumento più antico non solo dell’isola Kizhi, ma di tutto il Nord della Russia. Sembra un’architettura in miniatura, tanto sono piccole le sue dimensioni, ma nello stesso tempo affascinano le sue forme armoniche ed eleganti. La sua altezza è di 7,1 m, la lunghezza è di 8,8 m, la superficie totale è di 4,9 m²,  composta da tre strutture di misure differenti con la parte adibita al culto coronata da una piccola cupola con la croce coperta da vomere. La leggenda narra che la chiesa, considerata miracolosa dalla popolazione locale, capace di far guarire da ogni malattia, fu eretta dal monaco Lazaro, fondatore del monastero di Murom, che si trova sulla riva orientale del lago Onega e che visse 105 anni. Nel 1887 sopra la chiesa fu costruita una sorta di Cappella-ossario per conservare i resti del Santo Lazaro e rimase una testimonianza unica nel genere dell’arte dell’edilizia in legno e nel 1960 la chiesa fu trasportata sull’isola di Kizhi e ristrutturata. Nella chiesa si è conservata l’iconostasi originale, composta da 17 icone del XVI – XVIII secoli. Esso rappresenta il tipo più vecchio di iconostasi con due ranghi: quello locale e della (un tema iconografico cristiano di matrice culturale bizantina, molto diffuso nel mondo ortodosso, presente nel registro centrale delle iconostasi).  

Isola Kizhi nella Repubblica di Carelia

L’Isola di Kizhi nella Repubblica di Carelia   La nascita dell’isola ha una storia interessante e risale a circa 10.000 anni fa ala fine del periodo della glaciazione quando la crosta terrestre ha cominciato ad innalzarsi. Nel periodo compreso tra i 7 e i 2 mila anni fa si verificarono nel territorio della Carelia (Карелия) devastanti terremoti che arrivarono ai 12 gradi della scala Richter provocarono l’abbassamento dell’acqua del lago di Onega, dando inizio alla formazione della futura isola di Kizhi. Risale a circa 7-6 mila anni fa la cima del Monte Nar’ina, mentre tra i 4-3 mila anni apparve un insieme di sei piccole isole, mentre stava già nascendo un’altra isola, Volkostov e occorsero ancora  2500 anni affinché queste 6 isolette diventassero un’isola lunga 8 km e larga 1,5 km, facendo nascere uno dei più incantevoli luoghi del Nord della Russia:  Kizhi. L’Isola di Kizhi  è conosciuta  in tutto il mondo per la presenza di un insieme di chiese in legno, cappelle e case che rappresentano dei veri e preziosi gioielli architettonici: unici. Dal 1966 grazie alla costituzione del Museo-riserva “Kizhi”, questa isola è diventata un santuario ecologico e faunistico e un prezioso luogo di memorie artistiche ed etniche. I monumenti in legno presenti a Kizhi sono più di 80 e comprendono case, mulini, saune, fucine, granai e fienili sia di fattura antiche, quelli moderni hanno mantenuto i vincoli di costruzione, i materiali e le tecniche antiche e si possono ammirare tutta le ricchezza multiforme delle antiche costruzioni rurali. Ogni casa ospita al proprio interno oggetti di uso comune, dal vasellame agli strumenti di lavoro, mobili e persino vestiti, tutti risalenti al XIX secolo. Il Museo “Kizhi” è un museo unico nel suo genere, dedicato alla cultura contadina e all’architettura in legno della Russia settentrionale. L’autentico gioiello della collezione museale è rappresentato dal Complesso architettonico del Pogost (insiediamento nella lingua antica russa) di Kizhi, costruito fra il XVIII- XIX secolo dai maestri carpentieri del luogo e rappresenta una concreta testimonianza delle nascita e dell’evuluzione della cultura di carpenteria, unico complesso architettonico in legno, classificato 1990 dall’Unesco: “Patrimonio dell’Umanità”.  

Il Circo russo di Mosca: uno spettacolo da non perdere.

Magari il balletto russo è lo spettacolo più famoso della cultura russa, ma il circo russo non è meno famoso dell’altra attrazione, infatti la fama del Circo russo già da tanto tempo ha attraversato i confini della sua terra natale, grazie al linguaggio universale del circo che è e rimane la più comprensibile di tutte le lingue internazionali. Tutti parlano del circo russo come uno dei migliore del mondo e  gli artisti russi ricevono, sempre premi nei festival internazionali di arte circense partecipando a tantissimi spettacoli circensi nel mondo. In Russia, ci sono più di 40 circhi in tutto il Paese e la loro caratteristica è di essere fissi,  infatti tutte le grandi citta hanno il loro palazzetto del Circo e Mosca ne ha 8! È più famoso tra i Circhi russi è il Grande circo di Mosca, che si trova al centro della città ed è considerato come uno dei più grandi circhi stazionari  del mondo con una possibilità di ospitare ben 3.400 spettatori. Il circo è stato aperto nel 1971 e dopo una importante opera di ristrutturazione nel 1989 ha ben cinque arene che hanno una incredibile capacità di rapidi cambiamenti: sabbia, ghiaccio, acqua e luci sfavillanti e un’arena per le prove e il riscaldamento degli artisti,separata. L’altezza dell’anfiteatro è di 36 metri che da possibilità di creare spettacoli unici grazie alla bravura degli acrobati arei. Il circo è in grado di creare uno spettacolo impressionante grazie al suo folto gruppo di professionisti: i suoi registi, coreografi, musicisti, artisti, attori, maestri giocolieri, clown, addestratori e domatori. Gli attori del circo si esibiscono in tutti i generi conosciuti di spettacolo quali numeri aerei, acrobazia ed equilibrismo al suolo, giocoleria, comicità eccentrica e arte dei clown, addestramento di animali e arte equestre, esibizioni di rischio . Durante la sua esistenza, il circo ha presentato più di cento programmi, e ha girato in tour in più di 20 paesi in tutto il mondo. Dal 2012 il Circo di Mosca dai rappresentanti della quarta generazione circense quella dei  fratelli Askold e Edgard Zapashny, famosi per il loro show il dressage delle tigri di Ussuri. Dal 21 settembre 2018 il Grande Circo di Mosca presenta il nuovo  programma con il nome “Epicentro del Mondo” , una storia che intrattiene, sorprende, unisce e tocca il cuore. Lo spettacolo è di grandi dimensioni, creato dai migliori specialisti del  mestiere e con trucchi incredibili, abiti abbaglianti, scenografie moderne ed effetti speciali e un gran numero che esalta tutti i protagonisti: dagli animali agli attori circensi.