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La mostra “Da Tiepolo a Canaletto a Guardi” a Mosca

La mostra “Da Tiepolo a Canaletto a Guardi” a Mosca (От Тьеполо до Каналетто  и Гварди)   Da molti anni il Museo d’Arte Figurative “Pushkin” di Mosca collabora con i musei d’Italia, tenendo regolarmente mostre di arte italiana, oggi grazie alla collaborazione con il Museo di Vicenza e con la collaborazione della Banca Intesa Sanpaolo, viene allestita una raccolta delle opere di capolavori di pittori veneziani del XVIII secolo dal titolo “Da Tiepolo a Canaletto a Guardi” che si svolge dal 24 luglio con termine il 14ottobre 2018. E’ un’occasione importante per i cittadini russi, amanti della cultura italiana, ma anche un’occasione per i cittadini italiani che hanno programmato una vacanza in Russia. I visitatori potranno così conoscere la pittura veneziana dei secoli XVII-XVIII, opere che indagano i contrasti coloristici del Rococò, come la pittura del Tiepolo, passando per la pittura mitologica di Gianbattista Pittoni e la scena sacra di Giovanni Battista Piazzetta, arrivando alla pittura del paesaggio con le opere insuperabili del Canaletto, del Bellotto e dell’altro pittore veneziano Guardi, un percorso in grado di soddisfare, in tutta la sua completezza la varietà di generi. Nell’esposizione i dipinti di numerosi maestri italiani, provenienti dalle collezioni del Museo civico di Vicenza (23) faranno spicco la presenza di altre dipinti di artisti veneziani del XVIII secolo provenienti da collezione russe come quella del Museo “Pushkin” (25) ricca di paesaggi del Canaletto, del Belotto,  del Marieschi e Guardi. A fine ottobre la mostra sarà allestita a Vicenza con il nome “Il Trionfo del colore, da Tiepolo a Canaletto a Guardi” realizzado una vera e propria partnership culturale che fa parte del Festival delle “Stagioni Russe” in Italia.  

Ricetta russa: Lingua con salsa di rafano

  Lingua con salsa di rafano – язык отварной с соусом хрен – (yazik otvarnoj s sousom khren)   Ingredienti per 4 persone: Lingua di manzo – 1, Cipolla – 2, Carota- 1, Sedano gamba – 1 o un ciuffo di prezzemolo, Foglio di alloro – 2, Pepe nero – 3 pz. Sale – q.b.   Per la salsa dì rafano: Panna 30% – 200 ml, Rafano macinato – 4 cucchiai, Zucchero- 1 cucchiaino, Aceto di vino- 2 cucchiaini, Mostarda/senape – 1/2 di cucchiaino, Sale q.b.   Preparazione per la salsa di rafano: Preparate la salsa che vi può servire non solo per questo piatto ma anche come il migliore supplemento ai piatti di pesce freddi o caldi. Il rafano pulito e lavato va tenuto nell’acqua fredda per circa un’ora. Tritate il rafano con una grattugia. Con una frusta montate la panna con zucchero, poi aggiungete, mescolando lentamente la mostarda/senape aceto e . Versate il rafano grattugiato con la massa della panna lavorata e mescolate tutto bene, aggiungendo il sale. Ora la salsa di rafano è pronta, va tenuta in frigorifero prima di portarla al tavolo .   Preparazione per la lingua: La lingua di manzo richiede una presentazione ed una cottura accurata! Per lessare la lingua, immergetela in acqua fredda e salata, aggiungete le verdure sbucciate, il sale e le spezie. Cuocete almeno 2 ore, togliendo la schiuma. Lasciate raffreddare la lingua nel suo brodo e dopo scolata dal brodo, incidete la pelle dura che la ricopre e toglietela,  affettate la lingua e sistemate le fette sul piatto, decorando con le verdure bollite o con quelle fresche. Servitela portando a tavola la salsa di rafano. È un antipasto squisito!   Buon appetito!! Приятного аппетита!!  (Priiatnogo appietita) !!  

Mosca: Il primo festival internazionale della “cucina russa”

Il primo festival internazionale “cucina russa” si terrà a Mosca   Dal 16 giugno al 15 luglio 2018 per i turisti italiani che saranno a Mosca per il Campionato Mondiale di Calcio potranno cogliere l’occasione per gustare la cucina russa al Primo Festival Internazionale di “Cucina russa”. L’evento è stato organizzato dall’ Associazione Culinaria di Mosca nel “Complesso Culturale Cremlino di Izmailovo”, con la collaborazione del Consiglio per lo Sviluppo dell’Etnoturismo, dall’Assemblea dei Popoli dell’Eurasia, dall’Unione dei giovani professionisti (Worldskills Russia). Per i visitatori del festival saranno organizzate mostre per fare conoscenza con una varietà di piatti della cucina tradizionale e moderna russa, così come la cucina dei popoli della Federazione Russa, della pasticceria e la possibilità di assistere alla preparazione della bevanda nazionale come la Sbiten. Nel programma dei giorni della mostra ci saranno giorni dedicati a: L’alta cucina (tendenze moderne dagli chef dei ristoranti russi); La cucina letteraria (piatti preparati secondo le ricette presenti nelle opere dei classici della letteratura russa: Tolstoj, Dostoevskij, Puschin e l’altri; Cucina della tradizione russa (delle vere casalinghe prepareranno un pranzo per gli ospiti, con i loro migliori piatti); Cucina storica (ricercatori e storici delle ricette preparano piatti rari e antichi della cucina russa); Cucina delle regioni e dei popoli della Russia (i piatti della autentica cucina delle Regioni russe) rappresenteranno la ricchezza e le varietà e diversità della cucina russa. Il programma prevede anche eventi musicali e di animazione che soddisferanno gli ospiti del festival con esibizioni di artisti di vari generi musicali e la vendita di numerosi souvenir realizzati da maestri artigiani russi.   Entrata libera

Il cristallo d’arte della città di Gus Khrustalnij.

Gus Khrustalny è un’importante cittadina della Regione di Vladimir che risale al primo medioevo e dove furono ritrovati i primi reperti archeologici di vetro. La produzione del cristallo , come fiorente attività commerciale organizzata, iniziò a svilupparsi nel XVIII secolo, infatti nel 1756  fu costruita la prima fabbrica che produsse cristalli di qualità da un ricco  mercante.   Il posto scelto per la fabbrica non è stato casuale, fu scelto perché il territorio ero ricco di foreste (necessarie per riscaldare con legna da ardere i forni), accanto alla cittadina scorreva un fiume chiamato Gus, dove c’erano grandi depositi di sabbia purissima, che è la principale materia prima per questa produzione.   Nel corso del tempo, la produzione è cresciuta e la qualità del cristallo prodotto si è migliorata sempre di più, tanto che la fabbrica di Maltsov divenne la più importante della Russia con molti clienti anche nel resto dell’Europa e del mondo. La fabbrica era l’unico fornitore della Corte Imperiale dello Zar e grazie a questo prestigio divenne fornitore anche di Re e principi europei e asiatici. Nel 1841 la fabbrica di Maltsov lavorò quattro mesi esclusivamente all’ordine dell’imperatore Nicola I che aveva richiesto un completo di cristallo per 700 persone. Altro suo cliente abituale fu lo stilista Carl Faberge che comprò gli oggetti artistici più importanti.     Dal 1865 le lavorazioni di cristallo di Gus iniziano a vincere, ogni anno le medaglia d’oro alle esposizioni nazionali ed avere successo anche all’estero dove prende una medaglia di bronzo al Salone Mondiale di Parigi del 1900. Nel 1918, con un decreto speciale dal nuovo potere sovietico, la fabbrica fu nazionalizzata e divenne proprietà statale, la produzione continuò, ma con un prodotto fatto per la massa senza la stessa qualità di prima.   Solo negli anni ’60 la scultrice russa Vera Mukhina autrice del famoso monumento “Operaio e Contadina” a Mosca, suggerì a diversi suoi studenti e ad artisti di recarsi presso del reparto artistico della fabbrica per dare un nuovo sviluppo all’arte del cristallo, sono di quel periodo i nuovi prodotti che propongono nel disegno degli oggetti di cristallo, nuove concezioni artistiche, che pur corrispondendo alle tendenze del periodo sovietico videro uscire nuovi capolavori d’arte.   I maestri artigiani di oggi  lavorano i prodotti con due tipi di cristallo: quello incolore e quello colorato, utilizzando, comunque la tecnica tradizionale, mentre per le decorazioni è la fantasia e l’esperienza dei maestri artigianali che lavorando con il diamante, creano incisioni e disegni unici che tramandano la tradizionale di Gus-Khrustalnij, caratterizzata dai famosi motivi “invernali” che sul vetro “giacciato” ricordano l’inverno russo.   Sulla bellezza e l’originalità de cristallo lavorato  incidono:  la composizione, la trama che lo caratterizza, infatti lo studio dei dettagli del disegno e dell’ornamento circostante testimonia l’abilità dell’artista e dell’incisore che fanno nascere un gioiello, conferendo un’elevata espressività artistica, utilizzando sapientemente sia il colore che la forma utili a farli divenire oggetti d’arte per l’arredamento.   Gli artisti usano un disegno preso a prestito dalle sculture popolari, gli artigiani cercano di enfatizzare la bellezza naturale del vetro per farlo brillare come le sfaccettature di un diamante.     L’opera degli artisti e soffiatori di vetro della regione di Vladimir, esaltano le peculiarità del materiale e i loro manufatti, sono unici e ampiamente conosciuti non solo in Russia, ma anche all’estero, come le migliori opere prodotte nei vari secoli dei maestri artigiani possono essere ammirate nel Hermitage e nel “Museo di cristallo” nella città di Gus-Chrustalnij.  

Scultura (intaglio) in osso di Tobolsk

La lavorazione delle ossa è una delle prime occupazioni umane ed ha una presenza costante lungo un percorso storico delle popolazioni che si affacciano sui mari dove ci sono grandi animali marini, facendo crescere un artigianato tradizionale dell’intaglio delle ossa che si è sviluppato nel corso dei secoli.. Il nord della Russia è da tanto tempo famoso per le opere di maestri artigiani dell’intaglio dell’osso. La città  di Tobolsk  è una interessante località della Siberia e famosa in tutta la Russia, fondata nel 1587, si trova nella regione di Tyumen nella confluenza dei fiumi Tobol e Irtysh, lontana 1860 km da Mosca, il Centro Tobolsky  è noto sin dal XVII secolo, per la particolare lavorazione delle ossa di un particolare animale: il Mammut. Quest’arte prese piede a Tobolsk grazie all’abbondanza di ossa di mammut fossili, numerosi in tutta la Siberia, dando vita ad un artigianato d’arte di intagliatori di ossa. L’artigianato  dell’ intaglio di Tobolsk  risale alla fine del XIX secolo, quando nel 1874 si aprì il primo laboratorio di produzione di piccoli  articoli:  portasigarette, spille, orecchini, gemelli, bottoni. Il più talentuoso dei maestri di quel periodo era Porfirij Terentyev e fu proprio lui che gettò le basi di questo genere d’arte, le sculture in miniatura contrassegnate dalla precisione di raffigurare le caratteristiche sociali e le realtà nazionali di quel tempo. All’inizio del XX secolo a causa della crisi della pesca avviene una crisi di questo artigianato che si risolleva solo dopo l’insediamento del potere Sovietico. Alla fine del 1920 il nuovo governo affidò il compito di recuperare questo tipo di artigianato artistico , creando una cooperativa, che riuniva i maestri della scultura ( intaglio) in osso, rinnovando contestualmente la produzione con soggetti nuovi richiesti soprattutto da clientele estere. Il Soviet locale affidò ai nuovi maestri il compito non solo di far rivivere attraverso quest’arte la pesca nella sua quotidianità, ma più importante era mostrare i cambiamenti avvenuti nella vita dei popoli della Siberia con l’arrivo del potere sovietico. Gli artigiani di Tobolsk  sono diventati famosi in tutto il mondo per la capacità di creare delle zanne di mammut, dalle zanne dei trichechi, dalle corna di cervo indimenticabili scene di vita del nord sovietico, che colpiscono per la loro stupendo lavoro d’intaglio che raggiunge  l’eccellenza quando lavorano la filigrana. Così è stato formato lo stile artistico di quest’arte e la sua caratteristica principale è il lavoro del dettaglio  di figurine con la loro rotondità delle forme. Nella  fabbrica d’arte attualmente lavorano 60 maestri e oggi com’era prima ogni oggetto viene eseguita esclusivamente a mano. Qui producono una vasta gamma di oggetti , soprattutto souvenir, oggi al posto delle ossa di mammut sono usati nuovi materiali più prosaici, ma anche dal essi i maestri della fabbrica cercano di creare magnifici prodotti, mantenendo lo stile individuale e il valore delle mani di un vero maestro. Il valore di una scultura in gran parte dipende dal materiale che è stato utilizzato per la sua creazione e le ossa,  di tutti i tipi di animali, devono essere ben preparate, sgrassate, sbiancate, tagliate in pezzi della dimensione giusta e desiderata. La conoscenza delle caratteristiche delle ossa permette di vedere le loro varie tonalità naturali che permettono  ai maestri artigiani di usarli con il massimo benefico per la creazione del prodotto. Il materiale è funzionale al bello, ma è difficile da lavorare, l’esperienza della procedura guida l’enorme responsabilità del maestro artigiano un materiale viziato è un pezzo senza ritorno o limita il beneficio di usarlo, per la creazione del prodotto. I prodotti creati, molto spesso si pongono sullo stesso gradino dei prodotti fatti con metalli preziosi, sia per la qualità del lavoro simile a quella dei gioielli e il costo del materiale. La statuetta che sembra più naturale grazie alla lavorazione dei suoi piccoli dettagli è più preziosa e Ia produzione dei maestri di Tobolsk ha reso famosa la capitale siberiana in tutto il mondo. Le loro opere dei maestri artigiani sono state presentate in numerose mostre: a Parigi nel 1900 e a Bruxelles nel 1958 e furono premiate con le medaglie d’oro, molte opere uniche degli artigiani di Tobolsk sono esposte  nei principali musei della Russia come: il museo dell’Ermitage, il museo Russo ed altri. Nella città di Tobolsk presso la fabbrica viene custodita l’unicità della collezione delle prime opere dei tempi della nascita che rappresentano scene di pesca fatte di mastodontiche ossa, mentre con i denti di capodoglio, zanna di tricheco si fanno: cofanetti lavorate al filigrana , scacchi, cancelleria.

Attenzione ai divieti quando fotografate in Russia

Al tuo arrivo in Russia, puoi iniziare a scattare foto appena vedi una cosa che ti piace. Anche sull’aereo,che ti porta in Russia non c’è problema, le compagnie aeree hanno confermato questo permesso, ma ricordati che non puoi fotografare i dipendenti dell’aeroporto, la reception, i checkpoint. Nessun problema per scattare foto in metropolitana, c’erano dei dubbi sulla legalità di scattare foto negli impianti ferroviari, alla fine di maggio le “Ferrovie della Russia”, in questa occasione hanno comunicato “il permesso di fotografare” per un evento speciale come i Mondiali di calcio è stato dato un  titolo eloquente e nelle stazioni ferroviarie di Mosca segneranno anche i luoghi più opportuni per essere autosufficienti. Esistono attualmente delle limitazioni: ad esempio, è vietato fotografare: oggetti di importanza strategica, installazioni militari, quelle che si riferiscono ai Ministeri, così come non possono essere fatte fotografie nei tribunali senza il permesso del giudice, fare riprese nelle chiese, nei musei, negli edifici delle ambasciate senza l’autorizzazione dell’amministrazione.   È importante sapere! Un tentativo da parte di un agente di polizia di rimuovere con la forza il filmato che hai fatto, o anche di rimuovere una chiavetta USB, sottrarre una macchina fotografica o un film è una violazione della proprietà privata, tutelata dalla legge russa.

Gus Khrustalnij, la Città di Murano russa nella Regione di Vladimir

A 70 chilometri a sud della capoluogo della regione di Vladivir, fra i vasti boschi sul fiume Gus ( tr. l’oca) si trova la città di Gus Khrustalnij un famoso centro della produzione di vetri artistici e di cristallo. Il centro storico risale al XVII secolo, ed è stato un antico centro, importante dell’industria vetraria (nel 1756, fu costruito il primo importante stabilimento per la fabbricazione del cristallo), le lavorazioni del cristallo di Gus iniziano dal 1865 e negli anni successivi lo stabilimento prende diverse medaglie d’oro alle esposizioni nazionali e una medaglia di bronzo al Salone Mondiale di Parigi nel 1900. Lo stabilimento prende il nome di Gus’-Mal’cevskij, dal nome della famiglia proprietaria dello stabilimento e venne rinominato con il presente nome Gus Khrustalnij (il cristallo, in russo è  chrustal), nel 1926, quando il Soviet diede lo status di Azienda di Stato diventando una delle più grandi della Russia e assurse ad importanza mondiale.   Per i russi, l’arte del vetro soffiato è sinonimo di Gus-Khrustalnij, come per gli italiani lo sono i vetri di Murano. I Successi conseguiti esportarono la produzione  in molti paesi del mondo e Carl Faberge era un loro cliente abituale che acquistò i pezzi pregiati delle loro collezioni, la fabbrica era l’unico fornitore per la corte imperiale.       Nella città si può visitare il “Museo del cristallo“, interamente dedicato a quest’arte, si trova nel edificio dell’ex Cattedrale Georgievskij costruita nel periodo 1892-1903, ed è un capolavoro dello “stile della architettura  russa“. Nel museo si possono ammirare le migliori opere di grandi maestri e artisti del cristallo, lungo un periodo che va dalla seconda metà del XVIII secolo fino di oggi, con una collezione che vanta più di 2 mila oggetti esposti.   Il viaggio nella cittadina di Gus Khrustalnij vi permetterà di godere di un centro di storia della cultura popolare russa all’aria aperta, dove si potranno vedere le vere case  russe in legno, con le antiche stufe, i pozzi per l’acqua e altri oggetti di vita popolare del XIX-XX secolo. Da non dimenticare, il Parco nazionale “Meshchora”, che attrae ogni anno migliaia di turisti, dove vengono offerti spettacoli di folclore nazionali.

L’arte della lavorazione con le pietre semi-preziose degli Urali

La scultura in pietra dura o gemma è una delle specialità dell’artigianato artistico tradizionale dell’arte popolare russa, presente nella Regione delle montagne  degli Urali sin dal XVII° secolo. La fonte per lo sviluppo di questo importante artigianato è stata la straordinaria ricchezza delle sue risorse minerarie. Le prime pietre colorate semi-preziose come: il topazio, la tormalina, lo smeraldo, l’ametista, il cristallo di rocca, l’agata, il calcedonio, la malachite e diversi. Questi giacimenti sono stati scoperti nel XVII secolo, ma il vero fiorire di mestieri risalgono al 1720, quando Lo Zar Peter I  impegnò diversi ingegneri minerari  a predisporre una ricerca scientifica dei minerali. Nel 1738, nella città di Ekaterinburg, capitale degli Urali  fu fondata la prima officina di taglio e di lavorazioni delle pietre semi-preziose e per organizzare la produzione furono chiamati dei maestri italiani di Firenze i fratelli Jean-Baptiste e Valérie Tortora.   La produzione iniziò con prodotti che venivano inserti su altri oggetti come: nelle impugnature dei coltelli, di spade o bottoni per impreziosire gli abiti, poi queste prime produzioni si trasformarono in una vera e propria arte, creando capolavori unici, arrivando sino alla decorazione dei Palazzi delle famiglie regnanti.   Nel XVIII secolo furono scoperti negli Urali grandi depositi di malachite (una pietra di grande valore) che diede un nuovo sviluppo all’artigianato artistico locale, infatti le decorazione in malachite ha avuto un grande successo in quello periodo grazie alla famiglia reale russa, ma anche per la diffusione che ebbe tra la nobiltà europea. L’imperatrice Elisabetta Petrovna nella prima metà del XVIII secolo portò in Russia il mosaico fiorentino e gli artigiani russi lo apprezzarono e acquisirono quella tecnica di lavorazione.   A differenza dei maestri italiani che lavorano in questa tecnica e utilizzano principalmente diversi tipi di marmo, il materiale principale degli scalpellini degli Urali sono pietre semi-preziosi dalle montagne Urali, Yamal, Timan, Baschiria e dai giacimenti della Penisola di Kola, Yakutia, Sayan e altri depositi. Un esempio del lavoro dei maestri è Il salotto di malachite del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo, che faceva parte delle camere personali della moglie di Nikolai I, Alexandra (1838-1839) e le “Camere di agate” nel Palazzo di Caterina II nel Palazzo di Tsarskoe Selo (1780). Così nasce  la storia del mosaico russo.  Una tecnica nel arte del mosaico che utilizza la pietra dura la malachite, la tecnica del “mosaico russo” consente di mettere in risalto la bellezza della pietra. La scuola dei maestri scalpellini degli Urali si è sempre contraddistinta per l’ amore profuso dagli artigiani per la pietra, la capacità di vedere la sua bellezza naturale e di non violarla nel taglio, ma  lavorarla solo al meglio possibile per enfatizzarla e farne un capolavoro unico. Nel 1851 la Russia per la prima volta portò le opere artigianali  all’Esposizione Universale di Londra e da allora, il lavoro dell’intaglio su pietre semi-preziose degli Urali furono conosciuti  in tutto il mondo. E nel 1958 proseguì la sua fama con la medaglia d’oro all’Esposizione mondiale di Bruxelles.   Alla fine di XX secolo la scuola di artigianato artistico su pietre semi-preziosi degli Urali, ha ancora una sua vitalità grazie a maestri come  V. Kovalenko e I.Borovikov. I lavori degli scalpellini degli Urali si presentano con un biglietto da visita significativo: sculture realizzate con la tecnica del cosiddetto mosaico volumetrico, dove la composizione di figurine vede nei vari dettagli la lavorazione di diversi tipi di pietre di vari minerali. Anche il grande orafo Carl Faberge si cimentò con tali miniature con pietre semi-preziose. La preparazione  e le fasi di lavoro di una scultura sono operazioni di grande precisione e di grande creatività, un lavoro faticoso. I maestri con grande precisione riproducono anche piccoli dettagli nella composizione: dalle asole dei caffettani e delle uniformi, alle spalline tanto da sembrare essere un ricamo dorato, ricavato dalla pietra di occhio di tigre dorato. Perfino le parti che sembrano metalliche per le armi come: elmi, conchiglie, corazze e armature, catene, sono faticosamente tagliate dalla pirite e dall’ematite. I dettagli Minori: occhi, sopracciglia, baffi, fazzoletti, mani, stivali è creato da gemme e poi delicatamente incollati insieme. La tecnica di creazione del mosaico non è cambiata dal suo inizio, dopo un’attenta selezione delle singole parti, il cui numero raggiunge talvolta 10 mila pezzi, questi vengono incollati insieme. La meticolosità dei dettagli e la fantasia della creazione di questi capolavori, nella tecnica ricordano altri maestri artigiani di fama mondiale come i maestri italiani che creano i presepi. Pertanto, non sono le grandi composizioni a rendere meravigliosi i lavori, ma la complessità delle prestazioni, quanto le caratteristiche uniche della pietra naturale sono rappresentate dalle miniature un’opera unica. Le gloriose tradizioni dei maestri antichi e quelle della ditta “Faberge” sono proseguite nella città di Ekaterinburg  dai nuove cooperative  che riuniscono i creativi maestri degli Urali come “Svyatogor” e lo “Studio” di Alexey Antonov, dove in un gruppo di artisti intagliatori lavorano la pietra per gioiellieri, scultori e stilisti. Attualmente i maestri interpretano varie correnti artistiche : dai classici, alle avanguardie moderne, ma tutte le opere degli artisti degli Urali si distinguono per la purezza dello stile, il carattere nazionale, pronunciato, le loro opere sono ammirabili per semplicità delle forme e dalla mano impeccabile del maestro. Spesso per le loro opere gli artisti scelgono i dipinti ricavati dalle belle arti classiche e il loro compito principale è come affrontare e trasformare l’immagine in pietra.   Le loro opere sono note non solo al di fuori della Repubblica Russa, ma anche in Canada, Finlandia, Norvegia, Sudafrica, Germania, Cina.   Nella città di Ekaterinburg c’è un museo il “Museo della storia della scultura e gioielleria d’arte in pietra” è l’unico museo statale in Russia, che rappresenta una esposizione così completa della storia e delle tradizioni della lavorazione della pietra colorata di Urali. Le opere dei maestri di Ural sono presenti in un gran numero nei musei russi di Mosca, San Pietroburgo e di altre importanti capitali di Regioni.       Le fotografie sono state gentilmente messe a disposizioni dalle botteghe dei Maestri artigiani locali.    

Turismo inTatarstan

  Oggi si affacciano nuove realtà turistiche in Russia, non solo quelle ormai famose dei percorsi piene di storia, di tesori, monumenti e paesaggi incontaminati, ma anche i così detti tour gastronomici, dove oltre a godere le bellezza del luogo, è possibile scoprire nuovi gusti: quelli della vera cucina nazionale russa. La Regione del Tatarstan ha elaborato un programma interessante che rivelerà tutta la storia della cucina tartara, attraverso un percorso di visite ai siti storici più importanti della Repubblica del Tatarstan. Potrete scoprire i gusti e i prodotti tipici locali e anche come si preparano i piatti tradizionali tartari e portare a casa qualche buona ricetta! Il popolo tartaro per i secoli ha riunito  una vasta varietà di gastronomia, grazie alla loro creatività, alla tradizione delle proprie ricette originali, ma anche assimilando le migliori tradizioni culinarie dei loro vicini. La varietà dei piatti della cucina tartara è facilitata dal fatto che la popolazione del Tatarstan è composta da diverse nazionalità e religioni e per questo grazie alle fonti qui si può godere di pasti per tutti i gusti! Nel territorio del Tatarstan c’è un gran numero di città storiche non solo la capitale Kazan. Nella antica città Elabuga (Елабуга) a 180 km da Kazan, fondata nel X-XI secolo dove morì in circostanze misteriose la poetessa russa Marina Cvetaeva. In città si può gustare un grande calzone ripieno lo  ” Zuhr -Belish” (Зур-бэлиш), che si prepara per gli ospiti speciali! Lo Zuhr-Belish va preparato in una padella rotonda e  profonda, perché deve tenere bene il suo segreto principale – cioè il brodo di carne, che viene versato attraverso un apposito foro al centro del calzone fatto con un impasto di panna acida e patate, carne e cipolle è un piato unico, perché dopo questo c’è poco spazio per altro.     Lungo la riva sinistra del fiume Volga si trova la città di Bolgar (Болгар) a  90 km da Kazan, fondata nel Х secolo e quasi distrutta nel ХV sec. dopo invasione di Tamerlan. Il suo nome è direttamente connesso all’insediamento di tribù bulgare che per prime arrivarono risalendo il Volga, di quel periodo è rimasta in buon condizioni un mausoleo  che risale al XIV secolo e la moschea e il casale del Khan, la loro presenza ha introdotto l’uso di prodotti gastronomici del coloni che erano basate sull’uso del miglio e della carne di cavallo, che anche oggi si usa parecchio nella cucina tradizionale. Il “Museo di storia e architettura” della città di Bolgar permette di vedere molti oggetti  della cultura e della vita degli antichi popoli della tribù Bulgaria sul Volga. La natura intorno alla città è meravigliosa e si può gustare  uno dei piatti più popolari della cucina tartara: l’arrosto di carne e verdure al forno, con sapori che superano ogni altro piatto. Non si può lasciare la città e senza vedere la bellissima moschea  Ak- Mechet , la moschea bianca costruita nel 2012. La capitale del Tatarstan è la città di Kazan con la sua storia millenaria, con tantissimi collegamenti con la cultura europea e con quella asiatica  che sono molto percepibile nella città  dove costumi, architetture, monumenti antichi  si mescolano con il moderno, in modo affascinante dove la cultura tartara si unisce a quella dell’arte russa. Il Cremlino (la fortezza) di Kazan costruito dal Principe bulgaro Hasan inizia la sua storia nel 1370 ed è un sito turistico da non perdere, è diventato in un posto unico dove sono allocati in una armonia assoluta le moschee musulmane quella di Kul Sharif e le chiese ortodosse la Cattedrale dell’Annunciazione, la Chiesa della Torre Spasskaya, la Chiesa San  Nicola e la Cattedrale della Trasfigurazione, tanto da meritarsi di entrare nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO e Patrimonio culturale della Federazione russa. La città  vi accoglierà con un elenco di menù pieno di piatti tradizionali della cucina ortodossa e musulmana, che nel corso della storia del Tatarstan ha creato una cucina nazionale originale, con caratteristiche distintive. Un posto speciale nella cucina tartara vede la tradizione del consumo di tè, “Il rito del tè è l’anima della famiglia tartara”, come la gente ama dire qui e a Kazan ci sono tantissimi posti dove si può prendere i vari tipi di tè’ e assaggiare buonissimi dolci come: il Baursak (Баурсак) una pasta lievitata, dalla forma rotonda o di pezzi lunghi, fritta nel olio vegetale e servita calda cosparsa di zucchero a velo o innaffiato con lo sciroppo, il Talkysh keleve (Талкыш келеве), una  misteriosa piramide bianca, l’halva fibrosa al gusto di panna e miele, lo Chak-Chak ( Чак-Чак), il vero biglietto da visita della cucina Tatartara nel mondo dei dolci, rappresentati da piccolissimi pezzetti di pasta fritta molto croccante ricoperta da un sottile strato di miele, che conquista il cuore anche quelli che sono solitamente indifferenti ai dolci!  

MAMAEV KURGAN: “La Madre Russia chiama” – Volgograd

  Mamaev Kurgan è un nome che rende onore ai russi, è un nome che rende orgogliosi i russi, un nome che è di monito per tutti. Mamaev Kurgan è un luogo simbolo e molto sacro nella Russia. Mamaev Kurgan è il simbolo della città si Stalingrado, che oggi chiamiamo Volgograd e secondo un detto nazionale, è il punto “più alto della Russia”, anche se la collina di Mamaev è alta appena 102 m. Durante la battaglia di Stalingrado per il 100 giorni i combattenti sovietici combatterono a lungo per non perdere questa ridotta contro le truppe naziste di invasione. La battaglia per Mamaev Kurgan è durata 135 giorni, mentre  la battaglia di Stalingrado in tutto è durata 200 giorni e per ben otto volte la collina  passò nelle mani del nemico, ma fu sempre ripresa fino a quando eroicamente il nemico fu respinto. Il monumento dedicato agli eroi della  grande battaglia di resistenza si chiama Memorial “Eroi della battaglia di Stalingrado” una struttura unica, con una lunghezza totale dalla base alla cima di 820 metri. La superficie totale del complesso 177.758 metri quadrati. Il punto centrale è collocata la scultura “La Madre Russia chiama”, situata nel punto ove fu accanitissima la resistenza sovietica. Alta ben 87 metri, con un peso della statua di 8 mila tonnellate, mentre la sola spada della Madre Patria pesa 14 tonnellate. Un’ altezza che vuole rappresentare la potenza e la forza della Patria russa, unica nelle sue dimensioni è riconosciuta come una delle sette meraviglie della Russia. Per poter arrivare alla statua della Grande Madre Russia, bisogna percorre una scalinata lunga circa 2 km con 200 scalini (ogni scalino rappresenta un giorno della battaglia) e lungo  i bordi del sentiero (costantemente in salita!) sono allocate statue e murales raffiguranti i difensori di Stalingrado con le scene salienti della battaglia. Poco prima di arrivare alla statua si entra all’interno dell’imponente sacrario dei caduti e all’interno, si è accolti dalla musica delle canzoni dei militari sovietici e alzando gli occhi al cielo, il visitatore può leggere uno ad uno i nomi dei militari russi morti negli scontri: migliaia di nomi, ma tragicamente assai inferiori al totale dei caduti, per la maggioranzasenza nome.      

Uglich, città natale di Agatha Christie?

Uglich, città natale di Agatha Christie? Casette coi gerani sui davanzali abitate da dolci nonnine, finestre decorate da cornici di legno intagliate e sanguinose storie sullo sterminio di dinastie principesche: tutti gli ingredienti per un viaggio “thriller” Uglich è l’unica città al mondo sul cui stemma è raffigurato un ragazzo con un pugnale in mano. E non è un caso: se ci si addentra nella storia di Uglich, viene da pensare che Agatha Christie in realtà sia nata qui. I principi locali, con una sorprendente regolarità, morivano tutti pochi anni dopo la loro incoronazione e senza lasciare eredi: scomparivano improvvisamente e senza traccia dalle pagine degli annali, impazzivano, finivano in prigione, i loro parenti venivano costretti a farsi monaci, venivano accecati o semplicemente annegati nel fiume. Probabilmente, il triste destino del principe ereditario Dmitri, ultimo discendente di Ivan il Terribile, era prestabilito fin dal momento in cui fece il suo ingresso in città. È proprio lo zarevich il ragazzo raffigurato sullo stemma di Uglich con in mano un sinistro pugnale. Lo zarevich Dmitri visse solo otto anni, ma la crisi politica che si protrasse per i ventidue anni successivi alla sua morte e che gli storici chiamano il Periodo dei Torbidi viene messa in stretta correlazione con la sua morte misteriosa. Benché Dmitri fosse nato dalla sesta moglie di suo padre, e la chiesa ortodossa non lo riconoscesse come figlio legittimo, dopo la morte di Ivan il Terribile rimase l’unico rappresentante del ramo moscovita della casata dei Rjurikidi. Secondo i racconti dei testimoni, lo zarevich Dmitri morì durante un gioco chiamato “tychka”. Il gioco, le cui regole sono ancora oggi immutate, consiste nel lanciare un coltello oltre una linea tracciata sul terreno, cercando di farlo conficcare in terra il più lontano possibile. Vince chi effettua il lancio più lungo. Mentre giocava, lo zarevich ebbe un attacco di epilessia, e per via delle convulsioni si ferì involontariamente con un paletto alla gola. Nel 1606, a quindici anni dalla sua morte, Dmitri venne canonizzato. Intorno alla sepoltura dello zarevich e alla cappella costruita su di essa in seguito sorse un cimitero per bambini. Ancora oggi, il 28 maggio di ogni anno a Uglich si celebra la giornata del ricordo dello zarevich Dmitri. Lo zarevich è considerato il santo protettore dei bambini. In questo giorno a Uglich, nella chiesa “fondata sul sangue” dello zarevich Dmitri, si celebra una messa solenne e si svolge una processione con il sudario in cui furono avvolte le sacre reliquie dello zarevich quando vennero trasferite da Uglich a Mosca. La campana che suonando a martello avvertì gli abitanti di Uglich della morte dello zarevich, suscitando disordini popolari, venne “punita” privandola del batacchio e fu mandata in esilio in Siberia, a Tobolsk. Nel luogo di pena vi fu incisa sopra la scritta: “Il primo esule inanimato da Uglich”, ma 300 anni dopo la campana fu riportata nella città di origine e oggi è esposta al Museo Statale d’Arte e dell’archivio storico di Uglich. Dopo la morte dello zarevich, Uglich attraversò i difficili avvenimenti dell’epoca dei Torbidi, venne distrutta e saccheggiata, ma il principale evento drammatico era ormai superato. Il paesaggio e l’atmosfera dalla fine del XVII—inizio del XIX secolo ad oggi sono cambiati ben poco, il che rende la città ancor più pittoresca ai giorni nostri. Le principali innovazioni del periodo sovietico sono il bacino idrico artificiale, la diga e la centrale idroelettrica costruite con il lavoro dei detenuti negli anni dal 1935 al 1955. Le nuove strutture si inserirono nel paesaggio cittadino e oggi ne completano l’immagine a prima vista idilliaca, ma piena di una segreta tragicità. In generale, la storia dei principi di Uglich era stata assai tragica anche prima della morte dello zarevich Dmitri. I figli di Vladimir, primo principe della città, erano morti senza lasciare eredi. Il principato vacante fu conquistato dal figlio del principe di Yaroslavl Fedor Chernyj, Aleksandr, poi misteriosamente scomparso. Dopo di lui sul trono di Uglich venne messo il figlio del principe di Rostov, anch’egli di nome Aleksandr, ma anche lui scompare. Dopo qualche tempo, morì senza lasciare eredi anche il suo unico figlio Yuri, di soli vent’anni. Del principato di Uglich si impossessò il Gran principe moscovita Ivan Kalita. Il figlio di Dmitri Donskoj, Konstantin, morì senza avere figli cinque anni dopo aver ottenuto il potere sulla città. Il successivo principe di Uglich, Andrei Bolshoj, nacque in questa città all’epoca in cui suo padre Vasilij II, accecato dai sostenitori di Dmitri Schemjaka, vi si trovava in esilio. Andrei divenne inviso a suo fratello, il Gran principe Ivan III, e finì in prigione dove morì in circostanze oscure. I suoi figli, dopo una lunga prigionia, finirono i loro giorni in un monastero. Il fratello di Ivan il Terribile, Yuri, che era stato principe di Uglich, impazzì; il suo unico figlio visse meno di un anno, e sua moglie si fece monaca nel monastero della Resurrezione di Goritsy. Ben presto, per ordine dello zar, la donna venne annegata in segreto nel fiume Sheksna. L’ampio specchio del bacino, nelle cui acque si riflette il Cremlino; i monasteri, le piccole case con il mezzanino, le chiese, le ville dei mercanti e dei nobili, la torre di avvistamento degli incendi, tuttora in uso, in una via del centro cittadino: una Russia che sembra uscita dai quadri dei suoi paesaggisti. Un’importante fonte di benessere economico per la città sono naturalmente i turisti, che raggiungono Uglich navigando sul Volga. Pertanto, qui di alberghi, caffè e musei di ogni genere, sia statali che privati, se ne trovano in abbondanza. I musei trovano facilmente spunto nel lugubre passato storico della città. Per gli amanti del romanticismo c’è il museo dei miti e delle credenze popolari russe, che ricorda un po’ un museo delle cere. Il pezzo più interessante è la “ricostruzione dello scheletro di un vampiro”. Per i visitatori più temerari c’è poi un museo privato dell’arte nelle carceri; peccato solo che la collezione non sia allestita nell’antico edificio della fortezza-prigione di Uglich, che ancora oggi ospita il convitto

Uglich: la nuova entrée nel percorso turistico del “Anello d’Oro”

  Per i turisti che vorranno andare nel 2018 in Russia e seguire le tappe dell’”Anello d’oro” li aspetta una piacevole sorpresa, infatti è stata ufficialmente inclusa, nelle città da visitare, anche la città di Uglich nella Regione di Jaroslavl. Jaroslavl, lo ricordiamo non è solo il capoluogo della Regione omonima, ma anche la capitale ufficiale di questo percorso turistico, che si presenta con altre due antiche città: Rostov, Pereslavl-Zalesskij. Ora si aggiunge la città di Uglich! Senza dubbio, una città con una ricca storia, che inizia nell’anno 937 sul fiume Volga dove principi e commercianti l’abbelliscono con bellissimi monumenti storici e architettonici. Oggi la città si propone con importanti musei e eventi culturali, in grado di renderla uno dei luoghi più interessanti del percorso tutistico e in grado di soddisfare tutti i requisiti necessari per un soggiorno confortevole e sicuro per i turisti stranieri. Ricordiamo che il percorso dell’”Anello d’oro” comprende otto città in quattro regioni: Sergiev Posad, Pereslavl’-Zalesskij, Rostov, Yaroslavl, Ivanovo, Suzdal e Vladimir e Uglich è diventata la  nona tappa.